#1 You understand or you overstand? Facts about Rastafari

Gli articoli che seguono sono organizzati in tre parti e si concentrano sul movimento rasta giamaicano e, in particolar modo, sul cosiddetto “Rasta-Talk”, lingua utilizzata dal gruppo. Gli articoli sono stati scritti da Christin Franke ed ispirati dalla sua tesi di laurea specialistica “You understand or you overstand? – Un’analisi della lingua dei rasta”. La prima parte presenta brevemente le origini e lo sviluppo del movimento in relazione al suo approccio storico e filosofico. La seconda tratta, nello specifico, il rasta-talk e le sue peculiarità. Nell’ultima parte viene invece riassunto l’oggetto dello studio e i risultati della ricerca. Di particolare importanza è la presentazione dell’attuale significato di “Rasta-Talk” e il suo utilizzo nelle diverse correnti presenti all’interno del movimento. (English version below)

King Selassie I – Jah! Rastafari” – Coloro che hanno familiarità con la musica reggae o hanno visitato la Giamaica, hanno sicuramente sentito queste esclamazioni almeno una volta. Il termine “Rastafari” suscita in chi lo sente un ampio bagaglio di stereotipi che vanno dall’idea di “capelli disordinati di fanatici religiosi” fino al cliché dei rasta pigri che fumano marijuana tutto il giorno. Ma cosa si nasconde in realtà dietro a questa esclamazione?

I rasta sono membri di un movimento eterogeneo e internazionalmente rappresentato che, alle sue origini, promuoveva principalmente valori pan-africani fortemente ispirati dal movimento per il ritorno in Africa di Marcus Garvey. I primi rasta in Giamaica possono essere considerati inizialmente come parte di un movimento di protesta impegnato a supportare una visione di indipendenza ed uguaglianza come reazione allo sfruttamento perpetuato dal potere coloniale britannico nei confronti degli schiavi africani condotti sull’isola. Risulta abbastanza difficile determinare con precisione le origini precise del movimento ma, visto il forte impatto che Marcus Garvey ha avuto su questo, si può presupporre che i primi rasta furono contemporanei all’attività del leader politico e ispirati a perseguire un cambiamento dopo secoli di discriminazioni, sfruttamento ed oppressione.

L’incoronazione del principe etiope Ras Tafari Makonnen come imperatore d’Etiopia – Haile Selassie I – nel novembre del 1930, riconosciuto con l’epiteto di “King of Kings”, “Lord of Lords” e “Conquering Lion of the Tribe of Judah”, non solo costituisce un momento fondamentale nella storia del movimento rasta, ma può esserne considerato l’atto di fondazione. In relazione a ciò, Marcus Garvey, che ne previde l’incoronazione, è considerato un profeta dai membri di alcune correnti. Tra questi va menzionato Leonard Howell passato alla storia come “il primo rasta” e altri seguaci del movimento degli albori, i quali erano convinti che Haile Selassie fosse la reincarnazione di Cristo e quindi un essere divino. Questo dogma è ancora oggi molto presente, al punto tale che il culto dell’imperatore d’Etiopia e della sua natura divina è ancora una parte fondamentale della fede rasta. Sebbene Haile Selassie I non abbia mai confermato la sua presunta natura divina, andò incontro ad un gruppo di rasta e concesse loro un pezzo di territorio etiope (Shashamane) per permettere il rimpatrio in Africa.

Uno dei capisaldi della fede rasta è appunto il ritorno alla terra promessa, rappresentata dall’Africa, secondo la credenza di discendere dai figli di Israele deportati a Babilonia. Va detto, però, che molti considerano il ritorno in Africa da un punto di vista simbolico e piuttosto come un riavvicinamento spirituale alle radici e a una vita afrocentrica rispetto alla condizione attuale. Nella visione dei rasta, Babilonia è infatti vista come i luoghi comandati da un’influenza del mondo occidentale dove gli africani vengono considerati inferiori. Babilonia è sinonimo di un sistema economico, politico, sociale e commerciale tipico dell’imperialismo, in cui si considera la lotta per il potere e il denaro come prioritaria rispetto alla dignità degli essere umani. Nel contrastare questo stile di vita, i rasta combattono per un nuovo ordine relazionale e spirituale, criticando soprattutto la tirannia della tecnica e la società dei consumi. L’allontanamento dalla società-Babilonia e far crescere i dreadlock sono stati spesso considerati condizioni essenziali per avvicinarsi al movimento, anche se oggi non è più così.

Come già menzionato, all’interno del movimento sono emerse diverse correnti. La causa di ciò non è solamente teologica, ma deriva anche dalla brutale persecuzione nei confronti dei primi membri che ha portato a una frammentazione geografica del gruppo. Alcuni si sono ritirati sulle montagne, altri si sono insediati nelle città. Oggigiorno ci sono diverse “Mansions” (case) come “Le 12 Tribù di Israele” o “I Bobo Ashanti”. Alcuni considerano il Rastafarianesimo come una religione, per altri, invece, è un modo di vivere (“a way of life”). Lo sviluppo di una lingua specifica è un aspetto piuttosto essenziale e peculiare nel movimento.

I prossimi articoli si concentreranno su questo argomento, ovvero sul “Dread Talk”, “Rasta Talk” o “I-Talk”.

#1 FACTS ABOUT RASTAFARI

The articles which follow are organized into three parts and focus firstly on the Jamaican Rasta Movement and specifically with the so called ‘Rasta-Talk’, the language used by Rastas. These articles are written by Christin Franke and inspired by her M.A. thesis ‘You understand or you overstand? – An observation on Rasta language’. The first part presents briefly the Rasta movement in relation to its philosophical and theological approach. The second part focuses mainly on specific features of the Rasta-Talk. In the third and final section, the MA work and result of the research are presented. Of particular importance is the presentation of the current meaning of ‘Rasta-Talk’ and its use in different mansions existing within the Rastafarian movement.

“King Selassie I – Jah! Rastafari” Those who are familiar with reggae, attended reggae concerts or spent time in Jamaica have heard this statement at least once. The term “Rastafari” probably provides countless stereotypes, from the “fanatical religious shaggy hair” to the “lazy, useless and marijuana smoking Rasta”. But what is really behind this exclamation?

The Rastafarians are followers of a heterogeneous, internationally-represented group that back in the day, mainly promoted Pan-African values, inspired by the Marcus Garvey’s Back-to-Africa movement. As a call for self-empowerment, the early Jamaican Rastas launched a movement which established itself since the beginning as a protest movement. The movement was born as a consequence of exploitation towards displaced African slaves during the British colonial occupation of Jamaica and the continuing struggle of subsequent generations for recognition and equality. It is difficult to determine the exact temporal origins of the Rastafari movement. However, as the movement was inspired by Marcus Garvey, we can say that the early Rastas were contemporary with the political leader and, motivated by their social conditions, pursued such a change in Jamaican society after an era of discrimination, exploitation and oppression.

The coronation of the Ethiopian Prince Ras Tafari Makonnen to the Emperor of Ethiopia – Haile Selassie I – on November 1930, who in addition is known by the monikers “King of Kings”, “Lord of Lords” or “Conquering Lion of the Tribe of Judah”, not only plays a major role in the history of the Rastafari movement, but is considered to be the foundation of this young movement. According to this fact, Marcus Garvey, who foresaw the coronation, is considered a prophet by many Rastafarians. Among those present was Leonard Howell, who entered history as “the first Rasta”, and other followers of the early Rastafarian movement who were convinced that Haile Selassie I was the reincarnation of Jesus and embodied a divine being. This belief is still there for some Mansions of Rastafari nowadays. Thus, the Ethiopian emperor and the belief in his divinity represents a central focus in the Rastafari movement. Even though in public Haile Selassie I never confirmed his supposed holiness, he nevertheless come towards a group of Rastafarians and provided them a piece of land in Ethiopia (Shashamane) to fulfil the Repatriation thoughts.

In the basic philosophy of many Rastafarians the faith is anchored to the fact that they were children of Israel deported to Babylon and therefore aspire to return to the “Promised Land”, which in their case is Africa. However, many followers of the movement consider the return to Africa only from a symbolic point of view. For them, the focus is much more on a spiritual return and the move towards a more Afrocentric life in their current home. According to them, “Babylonia” referred to places all over the world under the influence of the western world and where African people are regarded as being inferior. Babylon is consequently used as a synonym for the entire political, social, economic and commercial system of the western and former imperial world, in which the struggle for power and money is prioritized and in the course of which the dignity and freedom of the people is ignored. Contrary to the lifestyles of western societies, the Rastafarians strive for a new order, in which the spiritual and human relations constitute a higher priority criticizing in particular the “over-technification” and the excessive consumption in “Babylon”. The renunciation of all societies within the “Babylonian” system was symbolized by wearing dreadlocks, although these two things are no longer associated.

Within the movement different trends have emerged. The cause for this is visible in the very brutal persecutions of the early Rastas, which led to the fragmentation of the group and crystallized differences among those groups living in the mountains and those in the city. Thus nowadays, there are various groupings or “mansions”, such as the “Twelve Tribes of Israel”, the “Bobo Ashanti” and many more. Each member has an individual interpretation and conviction of what Rastafari is and means. On the one hand Rastafari is understood as a religion. On the other hand Rastafari constitutes itself much more as “a way of life”.

Quite essential for the Rastafarian movement is the development of a specific language which is known as “Dread-Talk”,“Rasta-Talk” or “I-Talk”. The following article will deal with this topic.

 

Chiara Nacchia

Chiara fa parte della famiglia di Sbeberz ormai da qualche anno. Coordinatrice della redazione, autrice di Island Pop e parte dello staff organizzativo di Reggaeradio, sa tutto quello che succede sull'Isola in tempo quasi reale. Dancehall lover to di bone, pseudo germanista e con background in politologia, può essere rintracciata a spasso per Berlino o mentre legge "Tell Me Pastor" sul Jamaica Star online.

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