#3 You understand or you overstand? Significance & use of Rasta talk

Gli articoli che seguono sono organizzati in tre parti e si concentrano sul movimento rasta giamaicano e, in particolar modo, sul cosiddetto “Rasta-Talk”, lingua utilizzata dal gruppo. Gli articoli sono stati scritti da Christin Franke ed ispirati dalla sua tesi di laurea specialistica “You understand or you overstand? – Un’analisi della lingua dei rasta”. La prima parte presenta brevemente le origini e lo sviluppo del movimento in relazione al suo approccio storico e filosofico. La seconda tratta, nello specifico, il rasta-talk e le sue peculiarità. Nell’ultima parte viene invece riassunto l’oggetto dello studio e i risultati della ricerca. Di particolare importanza è la presentazione dell’attuale significato di “Rasta-Talk” e il suo utilizzo nelle diverse correnti presenti all’interno del movimento. (English version below)

Il primo aspetto da sottolineare quando si parla di lingua dei rasta è il suo essere simbolo e veicolo di una lotta contro il sistema occidentale e il precedente sistema di governo coloniale, nel tentativo di decolonizzare la lingua creola giamaicana dai suoi elementi inglesi. Oltre alle caratteristiche specifiche e alle idiosincrasie linguistiche, la tesi tratta anche la questione del valore simbolico e del significato individuale che il Rasta talk ha allo stato delle cose per coloro che lo utilizzano e in che contesti questo venga utilizzato, partendo dal dividere vita privata o di comunità e vita pubblica, ovvero con elementi che non appartengono al gruppo.

Attraverso una serie di interviste e ricerche è stato esaminato il significato attuale di rasta-talk e come questo venga utilizzato all’interno dei vari sottogruppi (mansion) del movimento Rastafari, organizzati ai fini della ricerca in:

– Universal rasta (non appartenenti nello specifico a una mansion)

– Nyabinghi

– Bobo Ashanti

– Twelve Tribes of Israel.

La base dello studio empirico è stato fornito da un ricco corpo di dati che consistono nel risultato di otto interviste raccolte in Giamaica.

La prima e fondamentale conclusione ha definito il rasta-talk come un ritorno simbolico alle radici africane e, allo stesso tempo, con una presa di distanza dal “Queen English”, non accettabile come madrelingua. Per questa ragione primaria è stato creato un vocabolario specifico per il gruppo che funge da strumento della protesta rivoluzionaria. Allo stesso tempo il rasta-talk simbolizza il rifiuto di Babilonia e una ritrovata “nuova” identità. La questione della nuova identità va spiegata nel fatto che i rasta non si riconoscono come giamaicani ma piuttosto come africani, dove il significato di Africa ed essere africani va visto in senso simbolico.

Quello che inoltre è diventato chiaro con l’investigazione è che il rasta-talk ed il suo utilizzo viene considerato fondamentale da alcuni gruppi (Universal Rastafarians, Nyabinghi), mentre viene considerato marginale o addirittura rifiutato dal altri (Bobo Ashanti, Twelve Tribes of Israel) cosa che può essere giustificata dal fatto che questo ultimi attribuiscono un significato più sostanziale ad altri aspetti.

Una questione sottolineata dai membri delle Twelve Tribes of Israel ha portato alla luce che loro preferirebbero utilizzare la lingua parlata da Haile Selassie I, ovvero l’aramaico o il francese. Altre case (Universal Rastafarians, Nyabinghi) hanno invece dichiarato di utilizzare il rasta-talk praticamente sempre, sia nella vita privata che pubblica, considerandolo una componente molto forte della loro identità. In contrasto con questa visione, un rappresentante della comunità dei Bobo Ashanti ha detto di rifiutare il rasta-talk, dicendo che scegliere l’utilizzo dell’inglese è fondamentali per essere capiti all’esterno del gruppo. A metà strada tra queste due posizioni si collocano le Dodici Tribù per i quali il rasta-talk va limitato all’interno del gruppo e della famiglia, in cui quindi diventa uno strumento di identificazione e legame.

Durante l’analisi dei contenuti delle interviste si è palesata una discrepanza tra come gli intervistati hanno presentato le loro abitudini linguistiche nella teoria e come il rasta-talk è stato effettivamente utilizzato in quei momenti con l’intervistatore. Inoltre, siccome i rasta non sono un gruppo omogeneo, e a causa dell’esistenza di diverse definizioni e concezioni di cosa voglia dire essere rasta, l’utilizzo del rasta-talk si afferma in maniera fortemente idiosincratica e relegata alla scelta individuale. Per concludere va anche detto che l’utilizzo di questa lingua unica ha una natura emozionale e legata particolarmente a fattori sociali.

Così come viene vissuto oggi, il rasta-talk non ha più un ruolo dominante e può essere definito come una lingua speciale, oramai convenzionale in una certa parte. Detto ciò, non va però dimenticato che si tratta ancora di un pilastro importante della cultura rasta, la quale ha avuto un ruolo fondamentale per la storia dell’isola e per la sua rappresentazione sociale.

#3 SIGNIFICANCE & USE OF RASTA TALK

The articles which follow are organized into three parts and focus firstly on the Jamaican Rasta Movement and specifically with the so called ‘Rasta-Talk’, the language used by Rastas. These articles are written by Christin Franke and inspired by her M.A. thesis ‘You understand or you overstand? – An observation on Rasta language’. The first part presents briefly the Rasta movement in relation to its philosophical and theological approach. The second part focuses mainly on specific features of the Rasta-Talk. In the third and final section, the MA work and result of the research are presented. Of particular importance is the presentation of the current meaning of ‘Rasta-Talk’ and its use in different mansions existing within the Rastafarian movement.

The main characteristic for the Rasta language is that it symbolizes the fight against the western and formerly colonial governmental system, in an attempt to decolonize the Jamaican creole language from English elements. Besides the characteristic features and linguistic idiosyncrasies, in my Masters thesis I also discussed the issue of which symbolic value and individual meaning Rasta-Talk currently has for its speakers and in which sectors, public or private, this special language is used, by which subjects and in which ways. Primarily, I examined the current significance of Rasta-Talk for its speakers as well as the internal style of speech and the use of Rasta-Talk in the subgroupings of the Rastafari movement, which I selected myself :

  • Universal Rastafari (not officially belonging to any mansion)
  • Nyabinghi
  • Bobo Ashanti
  • Twelve Tribes of Israel.

The basis for this empirical study was an extensive corpus of data, which consisted of transcripts from the eight interviews I performed and recorded in Jamaica.

Mainly I found that Rasta-Talk symbolizes the return to African roots and therefore that the “Queens English” cannot be accepted as mother tongue, which is why a group-specific vocabulary has been established within the movement and is considered as a part of the revolutionary protest movement. At the same time Rasta-Talk symbolizes the rejection of the “Babylonian” system as well as the recovered and “new” identities. By means of the “new” identity, Rastafarians indicate that they do not identify themselves as Jamaicans, but rather as Africans, where “Africa” or “African” should be seen symbolically.

Moreover it became clear that Rasta-Talk and the use of this specific language was regarded as fundamental by certain groups within the Rastafari movement (Universal Rastafarians, Nyabinghi), whereas Rasta-Talk has been categorized by other subgroupings (Bobo Ashanti, Twelve Tribes of Israel) as marginal and even rejected, which can be justified by the fact that they attribute to other aspects a more substantial meaning than they do to Rasta-Talk. Furthermore, chiefly the members of the Twelve Tribes of Israel mansion hinted that they would prefer a language which Haile Selassie I himself has spoken, such as Amharic or French.

Some subgroupings (Universal Rastafarians, Nyabinghi) suggested that they are using Rasta-Talk continually – in private and public – and they considered Rasta-Talk effectively as a strong identity component. By contrast, a representative of the Bobo Ashanti Rastafarians rejected Rasta-Talk. He claimed to primarily focus on the use of English in order to be better understood. Between these two positions, for the followers of the Twelve Tribes of Israel-Rastafarians the use of Rasta-Talk is limited to familiar, private circles, whereby the special language can be regarded rather as an internal identifier.

During the discourse analysis it has been found that there is a discrepancy in terms of how the respective interviewees estimate their linguistic habits theoretically, and to what extent Rasta-Talk was indeed used in the interviews. As the Rasta are not regarded as a homogeneous group and because of the existence of numerous different definitions and conceptions of being a Rasta, the very idiosyncratic use of Rasta-Talk can in the end be compared with the individuality of each Rasta. Finally, it must be stated that the usage of Rasta-Talk is emotionally conditioned and particularly related to social factors.

As it turned out, Rasta-Talk nowadays no longer plays a dominant role and can be defined as a partially conventionalized special language. Nevertheless, Rasta-Talk must be seen as an important pillar of the Rastafarian culture, because it has a fundamental role in the story of a country and in its social representation.

Chiara Nacchia

Chiara fa parte della famiglia di Sbeberz ormai da qualche anno. Coordinatrice della redazione, autrice di Island Pop e parte dello staff organizzativo di Reggaeradio, sa tutto quello che succede sull'Isola in tempo quasi reale. Dancehall lover to di bone, pseudo germanista e con background in politologia, può essere rintracciata a spasso per Berlino o mentre legge "Tell Me Pastor" sul Jamaica Star online.

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