Overjam International Reggae Festival 2016 – Report

A cura di Giki Delay
Tornata in attività da neanche un mese, Reggaeradio.it non si fa certo mancare come presenza ai festival di musica in levare per raccogliere impressioni, vibrazioni e testimonianze direttamente dal palco e non solo. Anche quest’anno, Giki Delay outta Reggae Tales va a colpo sicuro e ci racconta come è stata la sua esperienza al festival, chi ha avuto il piacere di conoscere e intervistare e quali sound ha potuto ascoltare. Rieccoci in terra slovena per la quinta edizione dell’Overjam International Reggae Festival, che si svolge, per il quarto anno consecutivo, sulle sponde del Soĉa River (ovvero il fiume Isonzo), da me ribattezzato “Emerald River” per il suo affascinante color smeraldo
Il racconto di quest’avventura però parte dall’Italia, infatti il viaggio inizia a Pavia in compagnia di Martina, a Mestre si aggrega il primo traveller da festival, Alessandro giunto fin qui direttamente da Roma per partecipare alla kermesse. Con lui ci dirigiamo, dopo le prime tre ore di macchina, verso l’aeroporto di Venezia. Da qui in poi l’atmosfera del festival entra prepotentemente nella nostra reggaecar grazie alla positive ènergie di Asher Selecter, che è host del festival, ma anche protagonista con le sue selezioni sia nel pre-party sia in una delle serate della dub area. Dopo altre due ore di macchina raggiungiamo la nostra destinazione: Tolmin. Il primo incontro, nel piazzale antistante il festival, è con uno degli organizzatori, Fulvio Impellizzeri, che ci da il benvenuto e le prime news. Sistemata la tenda e fatta la card del festival è ora di pre-party sulla spiaggia, Dancehall e Dub Area sono pronte e c’è già voglia di ballare da parte dei visitatori dell’Overjam, infatti davanti alla massive danzante si alternano sul palco FV, Riders Tribe e degli amici milanesi di Serious Thing; a questo punto è ora di festeggiare i dieci anni di attività per il Dub Lab con la partecipazione di Freedom Fighters, DJ Verso, Double Sickz Squad, Asher Selector, Dubzilla, Roll King e Lazy Face che intrattengono la massive fino alla chiusura di questo giorno zero.
Dopo un po’ di pioggia, che ha accompagnato la prima serata, il sole splende sull’Overjam e con naturalezza molti si dirigono verso il Soĉa River per gustarsi un po’ di natura e le good vibes diffuse dai vari sound system e selecter che si alterneranno in questi giorni di festival alla Jamcoast Edition ospitata da Freedom Fighters. L’apertura del main stage di questa quinta edizione spetta al gruppo di casa gli Siti Hlapci capitanati da Tadiman, il palinsesto poi prevede uno dei molti artisti italiani presenti anche in questa quinta edizione, Lion D con il quale Reggaeradio.it ha realizzato una super intervista post concerto nel fantastico backstage del festival. Stay tuned. Sono quasi le dieci ed è ora del pezzo da novanta. Mi trovo vicino al backstage e mi dico subito che è il momento per fare la proposta (prontamente accolta dagli organizzatori) di filmare il concerto. Con la collaborazione dei tecnici di palco piazzo la camera, riscendo in mezzo al pubblico e la voce di Asher annuncia sul palco la regina della reggae music: Marcia Griffiths. Uno show ricco dei grandi classici da Feel Like Jumping a Dreamland, intervallati da alcuni dei pezzi, per citarne uno One Love, che ci riportano ai tempi in cui Marcia era parte delle I-Trees con Judy Mowatt e Rita Marley. Ci auguriamo che le parole di una sua celebre canzone siano profetiche e continui a calcare i palchi cantando: “I Shall Sing As Long As I Live, I Shall Sing”. Per nostra fortuna i tecnici di palco dell’Overjam sono rapidissimi. Compare immediatamente la consolle e lo show di Solo Banton ft. Mungo’s Hi-Fi è pronto. La camera di Reggaeradio.it rimane accesa e ci gustiamo uno show inna digital style con Mungo’s Hi-Fi che tra una traccia e l’altra coglie l’occasione per spingere una delle loro ultime produzioni con alcune tracce dall’album No Wata Down Thing di YT. Si chiude così il primo giorno di main stage e si scende piano piano verso la spiaggia, dove Rockers Dub Master con il loro sound autocostruito da una parte e Ziggi (Dubtafari Sound) dall’altra aprono le danze. Il primo ospite non molto gradito è la pioggia, nel mentre Bizzarri Sound, con la partecipazione straordinaria di Lion D, infiamma il dancehall stage e sull’altro fronte inizia la performance di Dubapest ft. Baby Step & Dubnormal purtroppo interrotta dall’eccessiva perturbazione (tranquilli… i ragazzi si sono rifatti selezionando un paio d’ore durante il terzo giorno). A chiudere degnamente la serata ci pensa Ini Man membro del sound giamaicano Caveman Sound.
Il secondo giorno si apre con una colazione in compagnia di Gabriele, in arte Chef Rubio, che si trova al festival per una dimostrazione culinaria prevista per l’ultimo giorno. Fortunatamente, non ci imbattiamo nel solito divo del piccolo schermo, ma in un simpatico personaggio dalle forti radici romane, incuriosito dal mondo della reggae music, goloso non solo di musica… come ben dimostrerà durante una cena nei giorni successivi. Il tour bus di Tarrus Riley è già parcheggiato in fianco alla press area e si intravede la figura di un Dean Freaser appena sveglio che si fa largo tra i volontari del festival e viene accolto con entusiasmo dallo staff. La giornata scorre tranquilla sulle rive dell’Isonzo, nome italiano del Soĉa, tra le colorate bancarelle si sviluppa una zona interamente dedicata ai bambini, da cui arrivano voci felici che intonano canzoni come La Vecchia Fattoria in a rub-a-dub style, mentre in riva al fiume si possono seguire corsi di percussioni e di ballo che, tra un bagno e una birra, riempono il pomeriggio della massive accorsa a Tolmin. L’ora di cena corrisponde all’inizio dei primi concerti main staga che per questo secondo giorno si tinge di bianco rosso e verde poiché vede in apertura i sardi Misty Morning che hanno meritato la partecipazione all’Ovejam vincendo il Riddim Contest indetto dal festival stesso, seguiti dal dub made in Italy di Michela Grena & Wicked Dub Division e la prima sorpresa positiva di questi giorni: Italian Beat Box Family che con il suo show fa ballare tutta la massive a suon di beatbox. Main event della serata, fa il suo ingresso sulle scene la Black Soil Band capitanata da Dean Freaser, che dopo i classici rithym eseguiti in apertura presenta Alaine giovane cantante giamaicana che ci regala una mezz’ora di new roots condito dal quel pizzico di R&B che non guasta mai.
Dopo esserci rifatti occhi e orecchie è il turno del “Singy Singy” Tarrus Riley il quale, dopo aver rilasciato una breve intervista ai nostri microfoni (stay tuned again!) sale sul palco con la sua consueta energia. Per quanto mi riguarda è il secondo concerto in un mese di quest’artista e della sua band, ma ne vale sempre la pena e, usando le stesse parole che utilizzò dal palco de Filagosto in uno skatch in italiano, dico: “Bravissimo”.
Come ormai di consuetudine la serata prosegue sulle rive del fiume, in questo secondo giorno la dub area ha aperto i battenti all’aperitivo con le selezioni di Sista Julie, Qwerty Dubs e The Wild Citizen, ma i live mi hanno “distratto” parecchio, quindi arrivo giusto per sentire una parte dello show degli italiani Wicked & Bonny e per la chiusura di questo secondo giorno inna roots style con le selezioni del compagnio di viaggio Asher. Dancehall stage ci propone ancora due sound system italiani Degenere Sound da Milano e Pakkia Crew da Roma, curatori delle dubplate session che si tengono durante il festival. A chiudere questa serata in bellezza una delle prime apparizioni nei grandi festival europei di Jamie Rodigan figlio dell’illustre David Rodigan.
Il terzo giorno si apre con la Bebel Rock Crew in formazione completa che, forse annoiata dal fatto di essere arrivati molto in anticipo con il loro tour bus, si diverte facendo impennate in BMX nel lungo rettilineo tra campeggio ed entrata del festival. Anche questa giornata è ricca di artisti di primo livello. Il primo show vede sul palco i fiorentini Earth Beat Movment con la splendida voce di Irene aka MisTilla con cui ho anche scambiato due parole su progetti futuri. Arriva poi Cali P, il talentuoso artista svizzero che purtroppo non riesco a seguire, ma solamente perché ho la fortuna di poter intervistare quelli che saranno gli ultimi due artisti di questa terza serata dell’Overjam: Soom T che si esibirà con John della JSTAR e Kabaka Pyramid che posso senza dubbio definire il miglior concerto dell’intero festival. Una volta fatto il carico di good vibes dal main stage è di nuovo ora di percorrere la discesa che porta alla spiaggia per assistere agli show dei britannici Love Kulture Take Over ft. Kings Hi-Fi e Fleck ft. Parly B che però si sono rivelate essere due session molto simili rivolte in particolare alle sonorità jungle. Siamo arrivati alla giornata conclusiva, gli artisti danno disponibilità per le interviste dopo i rispettivi show. Mi reco quindi in dub area e grazie ai ragazzi di Rockers Dub Master riesco anche a farmi un’ora e mezza di selezione con l’amico Ave di Powa Flowa. Giusto il tempo di riordinare i dischi e si corre a godersi lo show dei leggendari The Congos, incantatori per eccellenza. Le quattro voci armoniose creano quel suono pieno e inconfondibile dal falsetto di Cedric Myton agli incredibili bassi della voce di Watty Burnett. Evergreen me seh!
Il fatto di essermi perso l’esibizione di Stylo G è ricompensato dalla possibilità di poter intervistare questi quattro grandissimi cantanti che a settant’anni si definiscono ancora dei pirati. La fine dell’intervista coincide con l’inizio dello show di Assassin. Agent Sasco mi stupisce in positivo con la sua esibizione passando con disinvoltura dal new roots alla dancehall aggiungendo qualche tune che possiamo definire di bass music. L’ultima serata sulle sponde del Soĉa River vede ancora protagonisti due sound italiani, i veneti Moa Anbessa con le loro produzioni roots and dub ed I-Shence, l’Italian Beretta da Perugia, con la loro valigia piena di dubplate di qualità. La serata non si chiude qui perché nell’area dub deve ancora esibirsi un certo King Earthquake… il suo nome è una promessa. Tutta la yard vibra a suon di dub, sì con la D maiuscola. Veteran me seh! Finisce così anche questa quinta edizione dell’Overjam International Reggae Festival, tra sole e pioggia, tante belle esperienze messe nel bagaglio con cui si torna a casa e voglia di rivederci l’anno prossimo, ringrazio in particolare Fulvio, Andrea e Simona dell’Overjam Staff, Teresa e Iago di Run It Agency che hanno reso ancora più confortevole e piacevole la mia permanenza.
Pics Credits: Overjam International Reggae Festival Photo Crew (Elia Falaschi & Alice Durigatto) // Giki Delay for Reggaeradio

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