Ho passato una serata con Raphael e mi sono preso bene

di Jacopo Rudebwoy

Più giovane di chi scrive di almeno tre anni, con una voce spettacolare e una personalità carismatica. Se dovessi spendere un unico aggettivo per descrivere Raphael, mi affiderei al termine inglese cool, perchè bisogna ammetterlo, è pure un bell’uomo. Nato a Savona, da padre nigeriano e mamma italiana, inizia la sua carriera musicale con il gruppo Eazy Skankers e dal 2002 prende vita una ricca carriera musicale incentrata sulla musica in levare. Partecipa a festival e contest, da Arezzo Wave al Rototom per spingersi oltre e arrivare in Austria e produrre “Mind vs Heart” con Irie Vibration Records, tutto questo senza mai tralasciare casa con collaborazioni d’eccellenza insieme a Bunna, Madaski, Bizzarri Records e tanti altri. Poi, finalmente, si reca in Giamaica e capisce che ci deve tornare tante altre volte.

Il suo battesimo giamaicano lo consacra come top singer, registrando al mitologico Tuff Gong Studio e intraprendendo un viaggio che lo porterà insieme a Lion D e Jah Sun in America e poi ancora in Giamaica da Triston Palmer.

Perché, sì, Raphael è stato così cool da fare una tune e un video con Triston Palmer. Nel 2016. Ed è proprio a questo punto, in occasione del suo showcase dell’album “Reggae Survival” che lo incontro. Immaginatevi una situazione da Far West. Qualcosa di tarantiniano nell’aria, un po’ come nella scena di Pulp Fiction quando ci sono Travolta e Jakson che sanno perfettamente che ci saranno degli sbattimenti, ma fanno finta di non pensarci. Giki Delay e io lo sappiamo, ci troviamo a Pavia per preparare la data di Raphael presso lo SpazioMusica, in occasione del primo appuntamento della stagione con Reggae Vibes. Per assonanza di toni vocali, direi che possiamo considerare Giki come Samuel L. Jakson mentre io posso fare John Travolta. La prima data di Reggae Vibes segna anche un momento cruciale dell’anno, ovvero quello della fine dell’estate, del ritorno al lavoro e agli studi. Si tratta di un giorno importante e significativo per tutti i progetti che come team abbiamo aperto. Per ReggaeRadio.it, perché sta ripartendo e deve coprire gli eventi il più possibile, per Tuffest Sound, perché avendo lavorato all’impianto e al rifornimento dischi durante l’estate c’è voglia di consolidarsi e per la collaborazione con William e lo Spazio Musica di Pavia al fine di costruire una bella stagione di eventi per gli amanti del reggae. Quindi, per tornare alla situazione Far West, possiamo dire che la giornata è iniziata con l’adrenalina di questa data importante, carichi di tutte le skills che potevamo spenderci. Il conteggio uomini / forza lavoro è già una carneficina. Sostanzialmente a preparare l’evento siamo in tre. Oltre a Giki e il sottoscritto si aggiunge come sempre Martina che supporta e sopporta, anche lei in un contesto tarantiniano a tratti surreale. Inoltre alla strumentazione mancavano, fino alla sera prima, i CDJ per suonare i riddim di Raphael. Arriva il momento di testarli e ci rendiamo conto che un CDJ non funziona e quindi dobbiamo ricorrere al computer. Trovato il computer ci rendiamo conto che il controller e Virtual DJ non vanno d’accordo. Trovare altri CDJ a poche ore dall’evento era impossibile. Trovato l’accordo tecnologico (intanto sono passate più di quattro ore) il CDJ che non andava riprende a funzionare. Nel cielo anche qualche nuvola, qualche segno di perturbazione, giusto così per rompere i coglioni visto che la serata allo Spazio Musica (in grande stile) si apriva con una bella grigliata.

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Dopo aver preparato la selezione musicale e porconato un po’, arriviamo al locale e iniziamo a montare tutto. La scaletta prevede grigliata (pioggia permettendo), concerto degli Elements (gruppo emergente di Pavia, molto bravi) e showcase di Raphael. Bicchiere della staffa con Tuffest Sound in versione un po’ più tamarra del solito, tipo che avevamo deciso di suonarci i Bounty Killa, gli Elephant ed altre chicche booty shaking. Verso le 19.30 è ora di andare a prendere Raphael alla stazione. Scopro che con Giki si conoscono da quasi undici anni, dai tempi di Bornasco Reggae Festival e mi piace l’idea che si sposti in treno, senza troppe menate. Si presenta a testa alta, sorridendo, con uno zaino e con lo sguardo da numero 1 alla John Shaft. Quando torniamo al locale, gli Elements hanno finito il check e attacchiamo subito quello di Raphael che si regola in pochi minuti. Solo durante la cena abbiamo avuto modo di parlare bene ed è stato lì che ho capito quanto fosse un figo. Anche in questo caso, una cena in qualche modo pulp, a base di pollo alla brace speziatissimo e vino rosso, dove Raphael ci racconta la sua esperienza sull’isola, il suo capire meglio la musica vivendola direttamente sul luogo dove è nato e tutto il suo rapporto con le persone. Quello che traspare dai suoi discorsi è che il reggae non è una musica, ma un modo di vivere. Non è fare reggae, ma essere reggae. E se questo concetto può sembrare scontato, in fin dei conti non lo è.

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Perché mentre si può essere bravi a fare del reggae, magari per background musicale, per studi specifici, per grandi sessioni di ascolto, è molto difficile essere reggae sul serio. Al giorno d’oggi è molto difficile non essere fanatici, talebani, estremisti. O non essere dei montati, dei paranoici arrivisti, poser, super stars social media man. Al giorno d’oggi è difficile trovare qualcuno che si ricorda per filo e per segno il suo passato, da dove è venuto e le difficoltà che ha incontrato, gli amici che ha conosciuto. Al giorno d’oggi è difficile trovare uno che ascolta di tutto, che riconosce la bravura (quando c’é) di musicisti meno famosi di lui, che è informato sul panorama radio e televisivo globale e che si reca in Giamaica per fare musica con Triston Palmer e non per farsi i selfie. Raphael è così, uno con le idee chiare difficile da trovare. Non si risparmia critiche quando servono e non risparmia neanche entusiasmi quando meritano. Ha un modo di raccontare la musica e di stare con il suo pubblico molto naturale, che risente della cultura sound system. Il suo ultimo lavoro è decisamente interessante e durante il concerto ha modo di renderlo al meglio. A suo agio sul palco, tune dopo tune, porta fuori una voce di grande talento live che infiamma la sala. Biguppa il sound system al suo fianco citandolo nelle canzioni e durante il pull up come da tradizione, parla con il suo pubblico e fa anche il bis. Mentre noi andiamo avanti con la dancehall sparando tune come in un film di Tarantino, lui si gode la serata fino alle quattro del mattino. Noi smontiamo tutto e torniamo a casa.

Il giorno seguente a colazione, ci svegliamo insieme perché Raphael ha una data a Sarzana e deve prendere un treno. La quiete dopo la tempesta, come sempre, con l’adrenalina della serata che ti scende e ripensi piano piano a tutti gli ostacoli che hai superato. Bevendo il caffè lui ci racconta che si è divertito molto e che è stato bene. Ci racconta che ha una serie di date in giro per l’Italia e nuovi progetti che vuole portare avanti senza fermarsi, really international. Abbiamo parlato di bambini, amicizie, situazioni sociali e abbiamo anche riso dicendo un po’ di cazzate intorno al tavolo. E quando poi ci siamo salutati in stazione, ho capito che nonostante tutte le difficoltà, quella data, quella serata con Raphael mi aveva ricaricato positivamente. L’inverno è alle porte, abbiamo un sacco di lavoro da fare e questa estate non ho neanche staccato la spina come avrei voluto, come molti di voi credo. La routine è pronta a farci sclerare e i momenti tipo Reggae Vibes, le serate in giro, gli eventi e la musica sono una delle poche soluzioni certe che ci restano per cercare un po’ di serenità. Aver conosciuto Raphael mi ha ricordato che bisogna aver fiducia in quella concreta passione che, paradossalmente, brucia e si consuma per farti stare bene.

Pics: Zhion from Reggaeradio.it @ Rototom Sunsplash 2016

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Chiara Nacchia

Chiara fa parte della famiglia di Sbeberz ormai da qualche anno. Coordinatrice della redazione, autrice di Island Pop e parte dello staff organizzativo di Reggaeradio, sa tutto quello che succede sull'Isola in tempo quasi reale. Dancehall lover to di bone, pseudo germanista e con background in politologia, può essere rintracciata a spasso per Berlino o mentre legge "Tell Me Pastor" sul Jamaica Star online.

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