Chapter 1: One Love Hi Powa – The Sound of Roma

Carissimi lettori di Reggaeradio.it, mi presento: sono Alessandro e l’articolo che vi state accingendo a leggere è il primo atto di “DUB-IT”, la rubrica che si occuperà di raccontarvi fatti, curiosità ed eventi legati al mondo della sound system culture italiana attraverso articoli, recensioni ed interviste.

Per iniziare questo percorso, ho pensato di contattare un sound che ha fatto, e continua a fare, la storia della cultura sound system in Italia, Europa e non solo: stiamo parlando di One Love Hi-Powa. Ovviamente, chi potevo contattare se non Lampa Dread?

A: Ciao Lampa! Vorrei iniziare chiedendoti, siete il Sound System Italiano n°1 per eccellenza con oltre 20 anni di carriera, ma risaliamo alle origini: quando è nata la crew del One Love Hi Powa e in che contesto? Cosa vi ha portato alla creazione del Sound?

Lampa Dread

 L: Ciao a tutti i lettori di ReggaeRadio.it! Allora , se vogliamo partire delle origini dobbiamo tornare indietro di 30 anni, la posse-crew del “One Love” si aggrega a metà degli anni ‘80 intorno a “Radio Onda Rossa” e a “Onda Rosse Posse”, una crew che faceva rap militante italiano.
Io mi occupavo di un programma che si chiamava “Live and Direct” mentre Silvio e Sego gestivano “Rapper Soul”.

Terminata questa esperienza, accomunati dalla passione per la black music, noi tre formammo una nuova redazione musicale che diede luce a “Daje pure te” (trasmissione che andava in onda il sabato sera seguendo il filone delle posse) e che riscuoteva un grande successo. Ricordo ancora una delle prime reggae-danz per finanziare i giradischi della radio (Technics 1200) organizzate al CSOA Blitz (con Bikey Dread) e al Sisto V (con Pato Banton) nel 1985.

Così si è formato il nucleo del One Love. Il sound invece è stata una conseguenza naturale: dopo che viaggi a Londra, in Giamaica e vedi i Carnival con decine di Sound System che suonano dischi a tutta potenza…poi torni a Roma e quei bassi non ci sono più….senti che ti manca qualcosa.
Lo stimolo era venuto vedendo i vari sound system come Youthman Promotion, King Jammys, Stone Love, Rodigan, Saxon… da lì nulla è stato più come prima, volevamo creare un Sound System non fine a se stesso ma che facesse parte di un progetto più ampio, tanto è vero che con lo scorrere degli anni abbiamo formato associazioni culturali, etichette, negozi di vendita di dischi tutti sotto il segno della “One Love Family”.

A: Come ritieni che sia cambiata la scena qui in Italia? Mi spiego meglio: hai detto che la vostra crew è nata in un contesto dove la costruzione del sound vi ha dato la possibilità di avere degli strumenti per diffondere la musica irreperibili fino a quel momento. Oggi questo problema non c’è più visto il gran numero di sound: ritieni che sia cambiata la dinamica che porta una crew a sentire l’esigenza di dar vita ad un impianto auto-costruito?

L: Certo che le dinamiche sono cambiate, intanto c’è da dire che per noi il sound system era l’unico mezzo che avevamo per poter esprimere le cose che non ci andavano bene e per farci sentire: non a caso siamo nati nei centri sociali.
Prima dei centri sociali si suonava nei locali o discoteche, però il CSO era cruciale in quanto ci sentivamo come a casa, veniva tutto molto più semplice soprattutto il riproporre la realtà della street-danz e della cultura giamaicana.

Non è che i locali fanno schifo, ci mancherebbe altro, però la situazione è diversa. E poi, al giorno d’oggi, avere un sound system è diventata una prerogativa di chi propone dub music o roots music.

A: Ti ricordi quali sono state le difficoltà che avete incontrato quando avete costruito il sound system? Pensi che adesso le cose siano più semplici? Quali consigli hai da dare a chi vuole affacciarsi per la prima volta alla progettazione di un sound system auto-costruito?

L: Adesso sicuramente c’è più possibilità. Pensa che quando io ho iniziato a cercare progetti ho fatto tutto a occhio! Comprai alcuni libri, andai a Londra a studiare i sound e ad un’amica architetto gli ho detto “mi devi fà una cassa così così e così”, ma ti giuro, tutto a occhio, infatti il suono non è così pulito e forse è anche quella una delle sue caratteristiche.
Oggi è tutto più alla portata di click: su internet trovi tutti i tutorial per farti le casse tant’è vero che la maggior parte dei sound system attuali suonano molto bene. Un consiglio a chi si vuole sbattere per fare un sound? Non ho consigli pratici ma mi viene da dire che la cosa importante non è tanto costruire il sound in se ma suonarlo, spingerlo e trovare spazi.

E ancora più fondamentale: non partite dal sound, partite da chi verrà a seguirvi, circondatevi di persone che credono in voi, fatele sentire parte del vostro progetto, così da avere una serie di amici che vi seguono ovunque voi andiate.

A: Adesso però Lampa devi togliermi una curiosità, come fate (dopo oltre 20 anni) ad avere la stessa voglia di fare serate, cortei e street di quando eravate ragazzini? Che cos’è che ti fa andare avanti con questa carica infinita??

L: Il trucco è fare le cose con passione e non per passione. Quando fai le cose per passione finisce che lo prendi come un hobby, lo fai per divertirti dopo che hai lavorato tutta una settimana. Se invece vuoi farlo diventare parte della tua vita lo devi fare con passione, metterci tutto te stesso in ogni cosa che fai e che promuovi, così da invogliare le persone che ti guardano a informarsi e a caricarsi. È  solo questo che mi fa andare avanti, la passione che ho in questa musica e che metto in tutto quello che faccio.

 

 

Logo One Love

 

A: Tornando a parlare della scena sound system in Italia, se dovessi metterla a paragone con le altre scene europee, cosa ci manca e cosa abbiamo che loro non hanno?

L: Credo che la scena italiana sia di gran lunga una delle migliori in Europa per storia e continuità. Qui a partire da inizio anni ‘90 abbiamo sempre avuto i sound, cosa che in altre nazioni è nata dopo (pensa alla Germania, hanno sound campioni del mondo senza alcun sound proprio, mentre chi se lo è costruito non se lo fila nessuno). Cosa che invece a noi manca è il fatto che la gente va alle serate e paga il loro giusto valore.
Nonostante noi lasciamo la politica dei prezzi a costo basso la massive risponde poco, questo è dovuto sia alla mala organizzazione della scena che sparpaglia la massive ma anche alla cultura stessa di chi viene a ballare che è scarsa, e questo è colpa anche nostra, dobbiamo puntare di più sul messaggio.

A: In Italia la scena ormai è ben definita, ci sono tantissime crew e diversi impianti auto-costruiti.
C’è qualcuno che ti ha colpito in particolare o che vorresti segnalarci da tenere d’occhio nei prossimi mesi?

L: Per rispondere a questa domanda ci tengo a precisare che non voglio fare un torto a nessuno in quanto le situazioni nuove che mi si sono presentate sono tantissime e alcuni sviluppi della scena me li sono persi essendo stato fuori per molto tempo (10 anni in Giamaica ndr).
Se devo sbilanciarmi direi gli Imperial Sound System perché hanno una linea ben definita e molto personale, in più hanno costruito un sound system in modo da valorizzare al meglio le loro produzioni.
Vorrei anche segnalare i ragazzi salentini di Nardò della Bad Side Crew che si sono da poco fatti un sound dopo aver visto un documentario dove dicevo “negli anni ‘90 se non avevi un sound non eri nessuno”. E dovreste sentire come suona!

A: Ultima domanda: il tempo del RAS ormai è passato ma negli ultimi anni ci sono stati diversi tentativi di reunion: penso al RAS in Sardegna o al Veneto Blaze. Ritieni che i tempi siano maturi per organizzare un raduno dei sound system italiani con una rappresentanza da ogni regione o, visto le difficoltà dei RAS, credi che l’Italia non sia ancora pronta per questo genere di evento?

L: Penso che i tempi siano maturi e che sia necessario creare dei raduni, magari a livello regionale. Anche perché come sceglieresti quali sound rappresentano la regione nell’evento nazionale? I problemi che ci hanno portato a smettere di organizzare il RAS erano logistici e  decisionali: era diventato difficile trovare un posto che consentisse di ospitare così tanti sound, problema che continuerebbe a presentarsi anche oggi. In più mettere d’accordo tante persone che vengono da tutta Italia quasi a costo zero era molto difficile e stancante.
L’idea però di fare raduni di sound regionali con delle partecipazioni di sound provenienti da altre regioni penso sia valida e proponibile più o meno ovunque.

(Photo credits: Courtesy of One Love Hi Powa Sound System)

Alessandro Marazia

Ariete '88 nato a Pisa da madre sassarese e padre pugliese. Il primo incontro con la musica in levare è stato coi Sud Sound System all'età di 13 anni, due anni più tardi la prima volta al Rototom Sunsplash a Osoppo che gli ha insegnato a guardare il mondo da un altro punto di vista. Il senso di pace e di comunione tra le persone lo ha indotto a tornare in Friuli ogni estate fino al 2009. Dopo un primo periodo passato nelle dancehall, ha riscoperto la bellezza delle origini tornando a suoni più roots. Oggi frequenta serate dove è presente un sound system, il suono si può "toccare" e il messaggio è il vero protagonista.

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