Once upon a time… Mento!

Cari lettori e care lettrici, benvenuti in Early Vibes, la nuova rubrica mensile di Reggaeradio.it dedicata alle sonorità e agli artisti che hanno contribuito a rendere il reggae la musica che oggi tutti noi conosciamo. Articolo dopo articolo, mese dopo mese, andremo ad esplorare insieme tutti gli ingredienti, i gusti e i sapori che hanno reso possibile la nascita della ricetta sonora perfetta. Come per ogni capolavoro culinario che si rispetti infatti, anche nel mondo della musica è impossibile ignorare le “materie prime”, il giusto mix degli “ingredienti”, i tempi di “lievitazione” e di “cottura”.

Partiamo dunque da quella che può essere definita come LA materia prima: il mento, quintessenza della sonorità caraibica sconosciuta ai più, nonché bisnonno del reggae. Spesso confuso col calypso, altro genere musicale originario di Trinidad e Tobago e con forti influenze spagnoleggianti, il mento ha uno stile popolare giamaicano tutto suo. Nasce già agli inizi del ‘900 dalla fusione delle tradizioni musicali portate sull’isola dagli schiavi africani con i ritmi europei, ma conserva un’impronta fortemente locale e folk. Il sound classico del mento può essere infatti definito come acustico, informale e quasi rurale. I primissimi strumenti del genere erano autocostruiti con materiali di recupero: benjo fatti con assi di legno e catini, sassofoni e flauti rudimentali in bamboo, kalimba assemblate con noci di cocco e asticelle di metallo e percussioni di ogni genere. Ascoltando attentamente il suono di questi proto-strumenti, in particolare il basso kalimba, il modo in cui veniva suonato il benjo e il ritmo incalzante dei tamburi, le orecchie più allenate possono già intuire le sonorità tipiche nyabhinghi e in levare dei grandi classici della musica reggae.

Per quanto riguarda i testi invece, i due generi si discostano molto l’uno dall’altro: il messaggio sociale, rivoluzionario e di denuncia di Marley e dei suoi compagni veniva appena accennato nelle lyrics mento. I temi trattati nei testi rimandavano sì alla vita quotidiana e a problemi diffusi come la povertà e la fatica del duro lavoro, ma il tutto era condito sempre con abbondante ironia e leggerezza. A parte le poche canzoni serie o tristi, non era insolito trovare nei testi doppi sensi riferiti a dinamiche di coppia più o meno esplicite, vere e proprie barzellette relative ai luoghi comuni sui giamaicani o addirittura autentici inventari di cibi e ricette isolane celebrate sempre con allegria e godimento. Il timbro vocale del cantante medio mento poi, solitamente caldo e molto nasale, andava ad accentuare ulteriormente l’ilarità di questa musica rendendola ancora più coinvolgente e popolare.

Negli anni ’50 arriva il periodo di massima celebrità di questo genere. Le ormai numerose band disseminate su tutta la Giamaica non ancora indipendente, smettevano di improvvisare sessions riunendosi nei soli cortili e giardini, per prendere pieno possesso delle strade e delle città, dei festival e delle case discografiche. Emergevano finalmente i grandi artisti del genere: la MRS (Motta’s Recording Studio) registrava e incideva nomi come Monty Reynolds, Lord Fly, Count Sticky, Harold Richardson & The Twicklers portando così al massimo splendore le sonorità del mento e lasciando una traccia indelebile nella tradizione musicale giamaicana.

Se questa prima “infarinatura” ricca di semplici accenni vi ha incuriositi, restate sintonizzati. Presto in arrivo nuovi approfondimenti sul genere. Nel frattempo, buon ascolto!

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Ale Alpha

Ale Alpha si avvicina al mondo della Black Music già dall'adolescenza. Con gli anni affina i suoi gusti esplorando generi, contaminazioni e partecipando a numerosi eventi e serate per poi "specializzarsi" in Dub Music e Roots & Culture. La vicinanza col mondo del Sound System la porta a collaborare con la Sbeberz Family facendo da inviata e reporter per le ultime quattro edizioni dello Zion Station Festival e diventando parte attiva della redazione con la rubrica "Sound System Calling". Torna per la stagione 2016/2017 di Reggaeradio.it con la nuova rubrica "Early Vibes".

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