Weed is my best friend – Sullo sviluppo dell’industria della Cannabis in Giamaica

Qualche mese fa la notizia che la Giamaica avrebbe installato dei chioschi per la marijuana ha fatto il giro del mondo. Dietro a questa storia piuttosto fine a sè stessa, c’è in realtà un grande cambiamento che sta investendo il Paese e che potrebbe essere un punto chiave per il futuro dell’isola. Sono passati alcuni anni da quando la Giamaica ha cominciato a modificare il suo approccio alla politica sulla marijuana, inizialmente depenalizzando una cospicua dose personale, per poi indirizzarsi verso il tentativo di creare un’industria della Cannabis nel Paese. A motivare la scelta degli Stati che hanno optato per la via della legalizzazione, c’è un mercato in pieno boom che ha fruttato nel 2015 6,7 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti e che prevede di raggiungere i 21,8 nel 2020. Queste cifre spiegano, in buona parte, il motivo di queste innovative politiche illuminate anti-proibizioniste anche se il caso giamaicano presenta alcune particolarità.

media coverage giamaica

COSA STA SUCCEDENDO A LIVELLO LEGISLATIVO IN GIAMAICA

Il punto di partenza di una modifica strutturale avviene in primo luogo a livello legislativo, ed è proprio da qui che è cominciata l’offensiva vera e propria alla politica proibizionista. Nel 2015 un emendamento al Dangerous Drugs Act (DDA) ha apportato le modifiche necessarie non solo a raggiungere un certo livello di tolleranza, ma anche a mettere in moto alcune riforme importanti che permettono di dare vita a un’industria della Cannabis. L’emendamento porta con sé una natura duale ovvero, introduce cambiamenti radicali nel contenuto, ma anche ribadisce delle nozioni fondamentali:

– la grande novità è probabilmente l’istituzione della CANNABIS LICENSING AUTHORITY JAMAICA (CLA), un organo creato per regolare l’industria della ganja legale e della Cannabis in Giamaica;

– la cosiddetta “dose personale”, per la quale non si può essere perseguiti penalmente, viene stabilita a 2 once (circa 56 grammi) se la persona produce una dichiarazione volontaria (voluntary declaration, cit.) che questa sia a scopo terapeutico (unico scopo concesso a differenza di Paesi che ne permettono l’utilizzo ricreativo a norma di legge);

– l’utilizzo a fine religioso da parte dei rasta continua ad essere tutelato da un altro pacchetto di norme nella sfera della “protection of cultural identity”;

– la marijuana resta una sostanza illegale in Giamaica, status che non viene modificato nel DDA.

COS’È LA CLA E COME OPERA

Il lavoro dell’organo istituito per regolamentare l’industria è di gestire e fornire supporto a chi si voglia avvicinare all’imprenditorialità in questo settore, compito che viene facilitato da un sito ufficiale, chiaro e trasparente. Il mandato affidato alla CLA è appunto quello di creare una regolamentazione e delle linee guida per l’utilizzo della pianta e dei suoi derivati a scopo medico, terapeutico e di ricerca scientifica. Oltre a ciò, la CLA è anche l’organo investito di rilasciare le licenze per le cinque aree che interesseranno la regolamentazione:

I) coltivazione;

II) lavorazione della pianta;

III) trasporto;

IV) commercio (Pharmacy/Dispensary, Herb House, Therapeutic);

V) ricerca e sviluppo.

Nel contenuto delle linee guida ci sono alcuni punti molto interessanti che dimostrano la volontà di creare una regolamentazione all’avanguardia e attenta a proteggere la tradizione dell’isola:

– le licenze di tipo I tengono conto dei coltivatori tradizionali e degli small farmers, coltivatori con meno di 1 acro di terreno, proteggendo una dimensione importante della realtà dei ganja farmers;

– le licenze hanno prezzi diversificati a seconda del tipo (vedi sopra) e del soggetto (singolo o azienda): di base un piccolo coltivatore deve affrontare un costo iniziale di 300 dollari americani per la licenza e 2000 per la tassa annuale;

– l’eleggibilità è riservata a residenti o a chi risiede in Giamaica da tre anni o più; timido tentativo di proteggersi dall’invasione di aziende straniere.

A questo processo si aggiungono dei severi criteri verificati in loco che la farm deve rispettare e che suppongono altri investimenti da parte del candidato. L’Authority durante la prima metà di novembre ha confermato di aver ricevuto 89 candidature, per un totale di 36 soggetti, sia singoli che aziende, di cui, allo stato delle cose:

– 25 sono per coltivazione (12 provenienti da small farmers);

– 8 trasporto;

– 18 lavorazione;

– 24 commercio;

– 14 ricerca e sviluppo.*

Su questa prima tranche, la CLA si esprimerà entro la fine dell’anno creando lo spazio per i primi imprenditori e lavoratori legali nell’industria della Cannabis in Giamaica.

irish town, blue mountain, jamaica

CAN-EX: LA FIERA DELLA CANNABIS IN GIAMAICA

Che le cose si stessero facendo serie, si era notato con la CanEx Jamaica, una fiera internazionale che si è tenuta a Montego Bay il 2 settembre di quest’anno. L’evento, dedicato allo sviluppo dell’industria nei Caraibi, America Latina e Nord America, pur essendo decisamente più interessante e impattante per il futuro del Paese e della regione rispetto a un distributore di ganja all’aeroporto di Mobay, non ha purtroppo sortito lo stesso interesse a livello di copertura giornalistica. La CanEx ha messo assieme ospiti internazionali, in uno spazio dedicato a investitori ed esperti interessati e formati nel dare una visione dello sviluppo del mercato globale, delle nuove tecnologie, dei quadri normativi e del legame tra marijuana ed eventi legati alla musica reggae.

Questo evento, organizzato in pieno boom globale del mercato, non poteva che essere un messaggio diretto di quello che è il vero obiettivo dello Giamaica: creare un’industria “brandizzata” per l’isola, qualcosa che vada oltre l’esempio dei Paesi Bassi o della più recente legislazione dello stato della California.

La partecipazione di Edmund Bartlett, ministro del turismo giamaicano, di Boaz Wachtel, autorevole ospite mandato dal ministero della salute israeliano, con un background specifico nel campo della marijuana terapeutica e di vari esponenti della CLA, fa capire che non fosse solo un evento di protocollo. Nella lettura data di questo evento da The New York Times, il “new world order” avrebbe messo assieme un gruppo eterogeneo di stakeholder per studiare un sistema in grado di approfittare del boom di questo mercato, una prospettiva piuttosto allettante per uno dei Paesi con la crescita economica più stagnante del mondo. Critiche velate o meno, anche in Giamaica qualcosa sta cambiando e questo nuovo approccio potrebbe avere un grosso impatto nei prossimi anni.

RASTA E PICCOLI COLTIVATORI: QUALE RUOLO?

All’interno di questo dibattito, la comunità rasta ha avuto un ruolo fondamentale: se da un lato i rasta possono essere considerati gli esperti della coltivazione in Giamaica, dall’altro era importante che ci fosse qualcuno a tutelare gli interessi di chi ha avuto un ruolo chiave e pionieristico nel coltivare e utilizzare la marijuana. Nel consiglio dell’Authority siedono infatti due rappresentanti della comunità rasta. La loro voce ha rappresentato, all’interno dello sviluppo delle linee guida, un’importante sistema di controllo messo in atto per tutelare un gruppo che, prima di poter sedere a questi tavoli, è stato la vittima diretta della politica proibizionista.

Uno di questi portavoce è Ras Iyah V, presidente e fondatore della Westmoreland Hemp and Ganja Farmers’ Association. Nella sua visione, lo sviluppo legislativo non ha raggiunto il livello da lui auspicato ma sicuramente rappresenta un passo importante. L’obiettivo di tutelare gli small farmers, per quanto messo nero su bianco, manca di una volontà pro-attiva di supportare i coltivatori di ganja tradizionale. Per ora, infatti, non c’è menzione di alcun fondo messo a disposizione per finanziare i coltivatori tradizionali in modo da garantire che l’ industria resti nella mani dei locals.

La soluzione che i “coltivatori diretti” giamaicani vedono possibile, è la creazione di cooperative che aiutino a supportare i costi per le licenze, mentre sognano un sistema di contributi atti a finanziare lo sviluppo dell’industria in modo che anch’essi ne possano realmente beneficiare.

QUAL È L’OBIETTIVO?

Come si diceva all’inizio, l’approccio della Giamaica rispetto allo sviluppo di questa industria è abbastanza diverso da quello di altri Paesi. L’obiettivo finale è quello di un utilizzo della pianta, dei suoi benefici, ma anche della sua simbologia, con una concezione olistica, nell’intento di sviluppare quello che qualcuno ha chiamato un “wellness tourism”, una sorta di SPA della Cannabis giamaicana. Questa dimensione viene supportata dal diverso tipo di licenze messe a disposizione ma anche dalla parole del Dr. Andre Gordon, per un periodo alla guida della CLA e mente importante nei cambiamenti che hanno investito la politica giamaicana degli ultimi anni. Lo sviluppo dell’industria della ganja legale, infatti, dovrebbe spronare trasformazioni a livello non solo economico ma anche culturale, tecnologico ed educativo.

Oltre alla coltivazione, in questa visione, c’è lo sviluppo di un turismo sostenibile gestito dalle varie comunità locali che potrebbero aprire centri terapeutici, tour delle coltivazioni, escursioni, metodi di rilassamento e vari trattamenti come bagni e massaggi, oltre che herbhouse, ovvero spazi in cui consumare la pianta e i suoi derivati. Le applicazioni della marijuana terapeutica dovrebbero portare sull’isola investimenti e gruppi di ricerca, creando prodotti derivati protetti dal Jamaica Intellectural Property Office e in grado di diventare un brand (un po’ come è avvenuto per il caffè delle Blue Mountain). L’obiettivo finale sarebbe la creazione di nuove industrie, posti di lavoro e implementazione di pratiche tradizionali nel rispetto e supporto del ruolo della comunità rasta.

Mentre si lavora e ci si concentra su obiettivi ambiziosi ma sicuramente realistici, è stata sviluppata anche una app molto cool e gratuita che si chiama Ganjagram – Ganja & The Law in Jamaica, che chiarisce un po’ tutto quello a cui si è fatto riferimento fino ad ora in modo semplice e immediato. Ganjagram è consigliata soprattutto ai fumatori che si recano sull’isola e voglio essere sicuri delle quantità, divieti e multe relativi al possesso o consumo di marijuana.ganja app in jamaica

PROSSIMI EVENTI

Se sarete in Giamaica nelle prossime settimane e volete approfondire quello di cui si è parlato finora, il 9 e 10 novembre a Negril sarà ospitata la RASTAFARI ROOTZFEST, un evento in cui si parlerà di marijuana e di cosa stia succedendo con questa pianta a livello internazionale, sull’isola, e nel suo utilizzo in campo medico.

Rastafari Rootzfest 2016

SUL FUTURO DELL’INDUSTRIA

È chiaro che quella che la Giamaica ha di fronte a sé è una sfida che va oltre la depenalizzazione e perfino la legalizzazione. Piuttosto si tratta di una rivisitazione in toto del concetto di sviluppo per un Paese che un paio di mesi fa, in occasione della 71a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato per voce del suo primo ministro Andrew Holness, che Paesi come la Giamaica non sono in grado di pagare il debito e allo stesso tempo di investire nella crescita. Questo cambio di rotta potrebbe quindi essere un tentativo di rispondere alle proprie necessità di fronte alle misure di austerity richieste al Paese da FMI e comunità internazionale.

Per quanto riguarda le problematiche a livello micro, ci sarà invece la voce dei coltivatori locali che hanno provato sulla loro pelle per decenni il proibizionismo e la lotta contro l’erba sacra con arresti e violenze, ed ora non si sentono comunque completamente tutelati. Ormai pero i primi passi sono stati fatti, e come ha risposto la portavoce della CLA, Eleanor Hussey: “la via della regolamentazione è impervia ma il futuro per la Giamaica nel produrre Cannabis medicinale organica di alta qualità e outdoor prevede di essere brillante.”

(*Dati confermati dal portavoce della CLA alla redazione di Reggaeradio.it)

Picture credits: Chiara Nacchia / Island Pop X Reggaeradio.it

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Chiara Nacchia

Chiara fa parte della famiglia di Sbeberz ormai da qualche anno. Coordinatrice della redazione, autrice di Island Pop e parte dello staff organizzativo di Reggaeradio, sa tutto quello che succede sull'Isola in tempo quasi reale. Dancehall lover to di bone, pseudo germanista e con background in politologia, può essere rintracciata a spasso per Berlino o mentre legge "Tell Me Pastor" sul Jamaica Star online.

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