S01E01 – Gangs of New York: Rubble Kings

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“In 1979 a cult classic film called “THE WARRIORS” shook the world with its depiction of New York City as a gang infested concrete jungle.

Nine years earlier the real story was FAR WORSE.”

New York, 1971. Cornell “Black Benjie” Benjamin, un esponente dei Ghetto Brothers viene ucciso mentre cerca di sedare una violenta rissa tra gang. Il fatto di cronaca ha un impatto enorme in tutta la comunità e rischia di trasformare una situazione già disastrosa in un incontenibile bagno di sangue. La tensione nell’aria è palpabile, la guerra tra bande è alle porte, la situazione sembra irrecuperabile.

Quello che potrebbe sembrare l’inizio del film “I guerrieri della notte” è invece un pezzo della storia contemporanea di New York.

Rubble Kings è un documentario che racconta avvenimenti realmente accaduti nei primi anni Settanta: parla della violenza, delle lotte per il controllo del territorio e dei traffici di droga che avevano trasformato le strade di New York in un campo di battaglia in cui l’unica regola era la legge del più forte. Particolare enfasi è posta sui fatti di cronaca che portarono all’incontro tra gang conosciuto come The Hoe Avenue Peace Meeting. Black Benjie era uno stimato membro dei Ghetto Brothers il quale credeva fermamente che la pace fosse il principale obiettivo da raggiungere per migliorare le condizioni di vita nel ghetto. Collaborazione e dialogo erano l’unica via per far crescere la comunità e rendere i propri quartieri un posto migliore dove vivere, ma la violenza e le guerre tra bande erano diventate un fenomeno incontenibile anche e soprattutto perché i giovani che vivevano nei ghetti di New York avevano due scelte: far parte di una gang e partecipare alle loro attività che spesso erano lo spaccio, il contrabbando, i furti e le guerriglie contro altri gruppi, oppure subirne la violenza in modo passivo. In un contesto simile non è difficile immaginare le incredibili difficoltà in cui incorrevano le persone che invece cercavano il dialogo e la promozione di atteggiamenti e attività costruttive per la comunità. I Ghetto Brothers erano una delle Gang più note di New York ma anche un gruppo fortemente politicizzato che mirava al miglioramento delle condizioni di vita nel ghetto del South Bronx. Ciò si traduceva nell’azione diretta sul proprio territorio sia attraverso attività socialmente utili che con  altre azioni decisamente meno nobili volte a farsi “rispettare” dalle altre Gang. In un certo senso possiamo dire che avevano compreso e messo in pratica un concetto base della geografia sociale: l’atteggiamento degli individui in società produce un determinato spazio sociale e, in quanto prodotto sociale, il ghetto era il risultato dello stile di vita e dell’attitudine delle persone che lo abitavano. Non solo, quindi, avevano compreso il meccanismo dietro al circolo vizioso della “Ghetto-Life” ma avevano anche la soluzione a portata di mano. Black Benjie era una parte importantissima di questa spinta al cambiamento, era infatti il “Peace Councelor” dei G.B. e fu proprio in uno dei suoi tentativi di portare la pace che venne assassinato. L’omicidio ebbe un fortissimo impatto su tutta la comunità oltre che un’enorme risonanza mediatica. Ormai la guerra era nell’aria e tutti si aspettavano un bagno di sangue da un momento all’altro.

Carlos “Karate Charlie” Suarez, presidente dei Ghetto Brothers

Interlude: qualche cenno storico

Gli avvenimenti svoltisi negli anni Sessanta sono fondamentali per capire il fenomeno delle Street Gang.

Quando si parla di “gang” solitamente si pensa subito alla criminalità organizzata e ad ogni aspetto legato a comportamenti criminosi ma, anche se spesso questi elementi sono presenti, la realtà è molto più complessa ed appassionante. Bande come quella dei G.B. a mio avviso si possono definire più precisamente gruppi ribelli organizzati; essi sono infatti composti principalmente da giovani influenzati del fenomeno culturale noto a storici e sociologi con il nome di Counterculture Revolution: sentimento rivoluzionario, sovversione contro l’ordine costituito e redenzione da una condizione di sudditanza sociale sono stati i propulsori che hanno portato all’affermazione di movimenti come il Black Panther Party, il Femminismo e il movimento pacifista e, a ben vedere, è sui medesimi principi che molte delle Street Gang newyorkesi si sono formate. Non si tratta quindi di semplici organizzazioni criminali ma di gruppi organizzati costituiti solitamente da minoranze etniche e sociali con precisi scopi di autoaffermazione all’interno di un contesto sociale dominante. Questo metodo di aggregazione è osservabile in tutte le società umane del pianeta, per quanto riguarda New York storicamente le prime bande di cui si ha notizia si formarono nei primi decenni dell’Ottocento e anche se il contesto è ovviamente diverso, le modalità su cui si basano questi fenomeni aggregativi sono molto simili, basti pensare che la prima street gang organizzata di cui si ha notizia – i Forty Thieves – era costituita quasi interamente da immigrati irlandesi rifugiatisi negli Stati Uniti durante la grande diaspora iniziata alla fine del XVIII secolo. È dunque piuttosto semplice vedere che alla base del fenomeno ovunque si presenti nello spazio e nel tempo ci siano le medesime cause sociali.

Tip – Gangs Of New York di Martin Scorsese è un film che tratta proprio la storia delle prime Street Gang di New York. Molto romanzato naturalmente, ma assolutamente un must.

Come sapete se avete letto il primo episodio di Netflex, ci tengo a farvi conoscere il lato black di Netflix, ma ad una prima lettura forse vi starete chiedendo che cosa c’è di black in tutto questo. In fondo le gang sono dei gruppi eterogenei di persone delle più disparate appartenenze: ispanici, ebrei, afro americani, giamaicani, irlandesi, italiani. E allora perché parlare di Rubble Kings?

È presto detto: se da un lato il documentario in poco più di un’ora ci offre una panoramica sugli eventi tragici che hanno portato al culmine la tensione e le violenze nelle strade del Bronx, dall’altro ci mostra un altro aspetto molto interessante e cioè come tutto ciò si colleghi alla nascita e allo sviluppo della cultura Hip-Hop a New York.

La musica è un linguaggio universale e i Ghetto Brothers trovarono in essa un potente mezzo di espressione per comunicare le proprie idee all’esterno. Ogni venerdì organizzavano dei concerti per parlare con la gente del Bronx e raccontare la propria visione della vita nel ghetto.

I Ghetto Brothers durante un concerto

In seguito alla morte di Black Benjie molte cose cambiarono. Il meeting di Hoe Avenue fu un successo enorme e segnò la fine dei conflitti tra gang. La pace era una realtà. Se prima non si poteva uscire dal proprio quartiere per la paura, ora tutti potevano andare ovunque, non c’erano più confini, si organizzavano feste, dove prima le gang si riunivano per prepararsi alla guerra ora c’erano house party, la musica stava sostituendo il rumore degli spari, la gente non si radunava più per fare risse ma per ascoltare un concerto e ballare, invece di fare la guerra si socializzava.

In quel periodo una nuova moda si stava diffondendo tra i giovani del ghetto. Una moda che permetteva loro di esprimersi in modi completamente nuovi, quelli che prima erano membri di gang violente si trasformarono in crew di b-boy, deejay, writer, MC. Un aspetto fondamentale di questo nuovo stile di vita era il fatto che permettesse ai giovani di sfruttare le proprie energie veicolandole in qualcosa di positivo e creativo, di sfogare le proprie frustrazioni e di raccontare le proprie storie. Se prima vinceva chi picchiava più forte o chi sparava per primo dopo la pace vinceva chi aveva l’impianto più grosso, chi faceva il party più cool  chi ballava meglio e chi infilava le migliori rime sui cut dei deejay. Fu in questo periodo che personaggi fondamentali come Kool HercAfrika BambaataaGrandmaster Flash – per citare solo i più noti – si affermarono come i nuovi esponenti della cultura del ghetto.

Alla fine la rivoluzione culturale era arrivata e aveva un nome: Hip-Hop.

Tip – Ti è piaciuto l’articolo e vorresti approfondire l’argomento? Su Netflix puoi trovare anche Wild Style e Fresh Dressed, due documentari assolutamente da non perdere per gli appassionati del genere!

Ci vediamo nella prossima puntata di Netflex!

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Paolo Delly De Cecco

Prolisso nel parlare, pigro nel fare, procrastinatore ma anche pignolo e, soprattutto, caustico. Ama il cinema, i videogiochi, la musica e le persone che hanno davvero qualcosa da dire. Gli piace scrivere. Odia più o meno tutto il resto, quindi se non siete nella lista delle cose che ama, beh... Avete capito.

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