Jamaica goes to Poland

Negli ultimi anni la proliferazione di festival ha portato la Polonia al centro dell’attenzione di chi segue le vicende della musica reggae in Europa. Da piccoli festival con artisti quasi esclusivamente locali, realtà come l’Ostroda Reggae Festival o il One Love Sound Fest hanno iniziato a portare nel paese artisti di caratura internazionale come Capleton, Alpha Blondy o Alborosie, e anche un festival non esclusivamente dedicato alle sonorità giamaicane come il Woodstock – si, c’è un Woodstock anche in Polonia e raduna circa 500.000 spettatori all’anno – ha dato spazio a superstar giamaicane come Damian Marley (notare il colpo d’occhio qui)

Ad un’esposizione sempre crescente a livello internazionale per il paese non ha tuttavia fatto seguito una popolarità internazionale per le band e gli artisti polacchi, che solo in alcuni rarissimi casi sono riusciti a farsi conoscere dal pubblico europeo.

La scena reggae polacca è però ricca di talenti ed ha una storia piena di aneddoti particolari.

Le origini

Come in diversi altri paesi europei il reggae arriva in Polonia insieme al punk e al rock nei primi anni ’80 ed è ha una connotazione molto politica.

In quegli anni si formano band come R.A.P, Bakshish, Izrael e DAAB, e ascoltando i pezzi dell’epoca non risulta poi così difficile fare un parallelo con quella fucina di talenti che è stato il fenomeno delle posse italiano, o alle sperimentazioni che i Clash facevano con la musica di Mikey Dread a Londra. Il reggae di questo periodo, anche qui un altro parallelo con la scena italiana, è strettamente legato alla situazione polacca, e come ci racconta Rafal Konert, conduttore di Positive Thursdays il più longevo programma radiofonico polacco dedicato alle sonorità giamaicane, “per le band di questa prima ondata il legame con la musica giamaicana era quasi esclusivamente musicale; cantavano quasi solo in polacco,  non c’era nessun riferimento a Jah o a combattere Babylon, e nessuno si sognava di portare i dreadlocks”.

Il fermento che si crea in questi anni attrae evidentemente un po’ di attenzione all’estero e nel 1986 si assiste al primo show polacco di una band nera, a Wroclaw sbarcano i Misty In Roots. L’evento è ovviamente epocale e riflette in un certo senso lo sviluppo verticale che il movimento reggae polacco aveva avuto in quegli anni, ma, purtroppo,  rimane solamente un punto d’arrivo per il movimento che inizia ad esaurire la sua spinta creativa iniziale. Gli anni ’90 saranno infatti anni di scarsissimo sviluppo della scena locale, tanto che il più importante prodotto di quegli anni, 1991 degli Izrael, verrà prodotto lontano dalla Polonia, negli Ariwa Studios di Londra da Mad Professor.

Intermezzo – il caso Alibabki

Se è vero che il movimento reggae polacco nasce negli anni ’80, c’è però un gruppo che già negli anni ’60 canta in polacco su musica giamaicana. Stiamo parlando delle Alibabki, trio vocale femminile che nel 1965 fa uscire un Ep di quattro canzoni dal nome di Jamajca Ska.

Nel 2015 l’Ep è stato celebrato con un grande concerto tenutosi a Varsavia (il concerto è visibile per intero qui). Al concerto hanno partecipato moltissimi artisti locali, ma centrale nell’organizzazione è stata la band The Bartenders. “La musica giamaicana è arrivata in Polonia per caso – ci dice Kuba, frontman dei Bartenders con cui abbiamo chiacchierato nel backstage del One Love Sound  Fest – qualcuno ha portato un disco senza sapere bene di cosa si trattasse e  le Alibabki hanno avuto la fortuna di ascoltarlo e di prenderne in prestito le basi, e hanno avuto un enorme successo! E’ stato il loro primo disco, nessuno le conosceva prima, e grazie a queste quattro canzoni ska hanno avuto un’ottima carriera musicale cantando con tutti i più grandi dell’epoca. Il fatto che sia successo in un momento non facile per la Polonia, in piena guerra fredda quando c’era molto controllo – ci dice quando chiediamo del periodo storico – rende la storia delle Alibabki ancora più incredibile. Pensa che noi non avevamo dischi, non c’era proprio la possibilità di comprarli!”

La seconda ondata

Al profondo calo di popolarità degli anni ’90 fa seguito una nuova esplosione all’inizio del nuovo millennio, merito soprattutto di quattro band: Natural Dread Killaz, East West Rockers, Vavamuffin eTumbao.

Il suono è molto diverso da quello degli anni ’80 e si sente moltissimo il tentativo di uniformarsi alle tendenze globali del reggae del periodo; compaiono i primi dreadlocks, nei testi si parla di marijuana e di babylon e si canta sempre più in inglese, ma soprattutto tutti gli show sono sold out.

È sulle spalle di questa seconda ondata che si posa oggi la scena reggae polacca, ora più che mai solida e destinata a durare nel tempo. Dai Natural Dread Killaz è sbocciato il percorso da solista del talentuoso MesaJah, che ha già all’attivo un disco d’oro e ha prodotto parte dei suoi lavori in Giamaica, da East West Rockers è partito il progetto del cantante Ras Luta, tra i pochi ad essersi veramente avvicinato alla cultura rastafariana, e c’è già una terza generazione attiva con prospetti interessanti come Damian Syjonfam.

Ma se il reggae in Polonia si sta avvicinando sempre più al mainstream musicale lo si deve soprattutto a Kamil Bednarek. Cantante della band Star Guard Muffin, Bednarek nel 2010 ha partecipato arrivando secondo al Mam Talent, la versione polacca di Got Talent riscuotendo grandissimo successo; e proprio sulla spinta di questo successo è riuscito ad avvicinarsi addirittura a VP Records, con cui pare ci sia in cantiere una collaborazione per il 2017. Anche se non amatissimo tra gli addetti ai lavori (il rapporto tra talent e musica underground è complesso un po’ dappertutto) non si può non riconoscergli il merito di aver definitivamente sdoganato la musica giamaicana tra il grande pubblico.

Produzioni

L’unica vera pecca che si può trovare ad una scena così viva come quella polacca è quella di non aver, per ora, prodotto nessun artista capace di imporsi a livello internazionale, cosa invece successa in quasi tutti i paesi europei non anglofoni (tra i tanti si pensi ai francesi Dub Inc, al tedesco Gentleman e agli italiani Mellow Mood).

Ma se non è successo a livello di live, non c’è dubbio che in quanto a produzioni Dreadsquad sia un fenomeno ormai ben conosciuto in ogni parte del mondo.  Nato nel 2001 dalla mente e dalle mani di Marek Bogdanski, il progetto Dreadsquad ha visto collaborazioni con una miriade di artisti, tra i quali vale la pena citare Ward 21, Tippa Irie, Million Stylez, Jah Mason e Perfect Giddimani, e suonato ovunque, dalla Giamaica al Giappone. Ma la vera specialità di casa Dreadsquad sono sempre stati i remix, dai Fugees sul riddim di Chase The Devil fino ad un pezzo che per almeno un paio d’anni abbiamo tutti sentito ad ogni serata,  Make It Bun Dem di Damian Marley.

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I 10 artisti polacchi che non possono mancare nella vostra playlist

Chiudiamo questa seconda uscita di Jamaica Goes Global con qualche consiglio, eccovi 10 i dieci artisti polacchi che non potete proprio perdervi:

– Vavamuffin

– Natural Dread Killaz

– East West Rockers

– MesaJah

– DAAB

– R.A.P.

– Zjednoczenie Soundsystem

– The Bartenders

– Jafia

– Damian Synjofam

 

Si ringraziano per la gentile disponibilità Rafal Konert, Kuba e MesaJah.

Photo credits: Courtesy of Vavamuffin

 

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Federico Di Puma

Federico Di Puma è nato a Milano nel 1988. Ha una laurea in Storia Indiana e negli ultimi tre anni ha passato almeno tre mesi in India ogni anno. Compra spesso dischi di artisti che non ha mai sentito nominare, qualcuno di questi a volte è addirittura bello.

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