Ecco perché andrei in vacanza con sister Keida

I try not to segregate based on gender when it comes to music. Though i don’t think it is impossible, as females to be just as good as males at anything, music for me is not a competition, its an opportunity to alter the minds and mood of the masses. However, I do think we as females have to go twice as hard – Makeida Beckford

Occupandomi di black music e di voci femminili, è da un po’ che seguo la scena soprattutto dancehall delle rudegyal e devo dire che se dovessi fare una scelta per un viaggio, non so se farei un viaggio con qualcuna di loro.

Non fraintendetemi.

Tolto il fatto che forse nessuna di loro vorrebbe fare un viaggio con me, sarebbe complesso organizzare una vacanza con una delle signorine della dancehall giamaicana (e non solo) per diversi motivi. Alcune sarebbero troppo da party e io non potrei mai tenere il ritmo. Altre troppo incazzate o militanti e non riuscirei a dormire come si deve, immaginandomi già l’ansia delle discussioni politiche e spirituali del mattino presto.

Altre ancora, invece, non sono più interessate a viaggiare o a fare ferie strane. Preferiscono di gran lunga bere un buon te con Burro Banton nel cortile di casa sua, piuttosto che mettersi zaino in spalla. E queste le escludiamo a priori.

Ma andiamo con ordine che un viaggio va preparato bene.

Un po’ di anni fa, mi trovavo a Parigi in un ottimo ristorante di cucina delle Antille chiamato Armelle et Henri (ve lo consiglio, andateci perché esiste veramente. Però prelevate prima). Tralasciando l’ottimo cibo e l’essenza alcolica che scorreva come acqua gassata, ad un tratto mi capita di sentire una tune chiamata Ganja Tea, che fa così:

Rimango molto colpito dal ritmo mellow e dalla voce di questa brava cantante caraibica al che chiedo al proprietario del ristorante (il mitologico “papa” Henri) se sa dirmi di che si tratta.

Scopro così Sister Keida, giovanissima promessa della reggae music dal sorriso smagliante e dallo sguardo caldo come le spiagge di Bull Bay.

Proprio a Bull Bay nasce Makeida Beckford, dove cresce in una famiglia che ama le arti visive e il surf, portandola così a sviluppare un senso del bello e della natura contemplativa molto particolare e che lei stessa riverserà poi nella sua musica.

Tornato in Italia dopo la trasferta parigina, portavo con me un gusto romantico del mio incontro musicale con Keida e come spesso accade, sono andato a recuperare un po’ di info sulla ragazza per conoscerla meglio.

Nel 2009 Keida diventa famosa nel mondo della reggae music con il suo primo singolo di grande successo Jamaican Boy. Molto ritmato, sulla curvatura tra il reggae, il tropical pop, la dancehall e il rub a dub.

Nel 2009 però Keida sta ancora studiando alla Edna Manley School of Visual and Performing Arts e non le è ancora chiaro il suo futuro prossimo. Sarà visual artist o cantante? Riuscirà a fare breccia nel mondo della musica giamaicana e non solo oppure Jamaican Boy sarà solo una prova ben riuscita del suo talento?

Nelle mie ricerche continuo a imbattermi nella sua potenza espressiva e nella sua calma rilassante. Keida alterna frasi di questo tipo, vedi sopra, a immagini colorate, solari e luminose (per non dire sexy in certi casi) attingendo a piene mani dal bagaglio culturale che gli studi e la famiglia le hanno fornito. Musica e immagini viaggiano sullo stesso binario, liriche e luci anche.

Keida jamaican artist

Parto per un viaggio, prendendomela comoda in Liguria. Un viaggio nel verde lontano da tutte le tentazioni possibili. Voglio darci un taglio con gli eccessi per un po’ e con il ritmo lisergico della mia città natale. Avviso gli amici, preparo lo zaino e carico sull’Ipod tutto quello che trovo di Keida.

Partiamo insieme, io a piedi e lei nelle cuffie, da Lerici a Populonia, passando per Sarzana e Livorno, sostando un po’ nella mitologica Buca delle Fate.

Non tutte le tune della bella Keida sono interessanti, a onor del vero. Alcuni primi esperimenti bashment suonano come già sentiti e scivolano via come la sabbia dai capelli. Forse a parte Informer che spacca duro e Hot It Up, dove c’è lo zampino del suo primo vero mentore, Craig “Leftside” Parks, che ha creduto in lei fin da subito e le ha spiegato come possano essere complesse le dinamiche della dancehall.

Ma con il 2010 le cose cambiano. Forse perché anche lei cresce un pochino e l’attitudine prende a essere quella giusta. Che Stone Love le abbia dato qualche suggerimento questo è poco ma sicuro.

Viene nominata come miglior artista femminile al Excellence in Music and Entertainment Award e vince il Jamaica Star People’s Choice Awards in ben due categorie: Best New Female Artist e Best Singjay. Inizia a viaggiare, tranquilla, per i Caraibi e per un piccolo tour promozionale in America. Il meccanismo prende piede, la struttura si forma bene e la musica tiene. Non ha la foga e l’ansia di sfornare una tune dopo l’altra. Lascia sedimentare, lascia che lo stile si ammorbidisca come le suggeriva suo nonno con la ganja nell’acqua del te. La sua carriera è fluida come l’acqua e così anche la sua voce.

Keida reggae jamaica

Lasciar sedimentare non significa essere pigri. In una recente intervista rilasciata a Oslo, durante il suo primo tour europeo, Keida dice che se si ferma solo un secondo inizia a prendersi male e a pensare di non star facendo un tubo… ricerca e miglioramento, scelta di curvatura nello stile, tornare sui temi e sulle note è tutt’altro che stare fermi.

Si accorgono di lei anche i tipi del Reggae Revival come Protoje con il quale realizza il singolo All Again, e cominciano a spuntare anche le versioni dub dei suoi pezzi. We are the West Indians insieme al king musicista di Antigua Tian Winter le da la possibilità di cimentarsi anche nella Soca music, uscendone vincitrice.

Nel 2012 realizza il suo primo mixtape che si chiama Wickedest Ting con ben 26 canzoni e nel 2015, il suo primo EP, Ebb and Flow, con la dovuta calma. E con le tune più killer quali Stand For Something.

Ho preso entrambi i dischi e ho cominciato ad ascoltarli pensando di andare in vacanza con Keida. Ho pensato a come ci saremmo divertiti nella dancehall con Hot Ash, mi sono immaginato la mattina dopo che ci beviamo un Ganja Tea preparato insieme al mare. Ho visualizzato un posto lontano dai Caraibi, ma simile come il Romito o la Buca delle Fate, con M16 a prendere il sole e a dire minchiate sulla spiaggia. E la sera, ancora in relax a parlare seriamente con Stand for Something anche in chiave dub.

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Sono tornato a casa dopo questo viaggio e ho ascoltato l’intervista che Keida ha lasciato a Oslo Reggae Show ad aprile. Anche non in melodia, ha una voce bellissima, dolce e tranquilla. Simpatica e rilassata, mi ha confermato che stare in sua compagnia è una figata.

My ultimate goal is to maintain a fresh new strain of music and build a foundation that will encourage growth, but at the same time remains relevant for years to come.

E questo è il motivo per cui andrei in vacanza con Sister Keida, e anche perché ci tornerei volentieri. Magari a fare surf a San Sebastian o a Kiribati.

If you put me inna di bank, I am bank manager, put me inna a di bar, I am a bartender, if you put me pon a horse, I am a horse rider… ma se mi fai fare tutte queste cose insieme a Keida, mi va meglio.

 

Photo credits: www.keidamusic.com / Keida FB Fan page

 

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Jacopo Rudeboy

Personaggio sinistro particolarmente cinico e scostante. Ha iniziato in radio con un il format Rudeboy Salute su Burger Radio portando il reggae in una radio rap per poi finire a Rasta Radio a portare il rap in una radio reggae. Anarchico, sboccato, streight outta Lambrangeles, è arrivato insieme al suo compare Duke The Nightwalker alla 3 stagione di Flatbush su ReggaeRadio.it, l’unico programma radio ascoltato sia dai rasta che dalle gang salvadoregne. Per la redazione scrive di donne con la rubrica Gyal Powder oltre che altri eventi vari quando non è in giro a fare danni con qualche altro spostato. Hunter Thompson ha detto di lui… proprio niente.

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