Ska music: this sound of freedom

Dopo la lunga pausa vacanziera invernale, Early Vibes torna a battere la strada che, destreggiandosi tra influenze e correnti esterne, ripercorre le autentiche sonorità giamaicane che hanno portato alla nascita del celeberrimo reggae.

La scorsa volta ci eravamo lasciati, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, al momento di “declino” del mento, primissimo genere autoctono a spopolare sia sull’isola che negli States e in UK. Proprio in quello stesso periodo una ventata di novità sociali e culturali stava investendo la Giamaica: nel 1958 si avviò il graduale percorso che, nel giro di quattro anni, gli fece guadagnare la piena indipendenza dal Regno Unito. Il 6 agosto 1962 tutta l’isola era in festa; le strade in subbuglio cantavano e danzavano, e lo facevano a ritmo di ska.

Ma che cos’era esattamente questo nuovo sound tanto amato dalla popolazione locale fresca di indipendenza? Definire lo ska come una semplice naturale evoluzione del mento e del R’n’B combinati con una buona dose di jazz sarebbe alquanto riduttivo. Mancherebbe il senso di freschezza e frizzantezza tipico del genere, quel tocco di genialità innovativa portata da protagonisti della scena locale del calibro di Sir Clement “Coxone” Dodd, Duke Reid e Prince Buster. Quest’ultimo in particolare diede, insieme al suo chitarrista Jah Jerry, una grande spinta nella creazione del nuovo genere aprendo la strada ai ritmi di chitarra in levare che tutti noi ancora conosciamo e che così bene si sarebbero in seguito perpetuati nel reggae. Il “downbeat” andava così ufficialmente in pensione cedendo lo scettro all’ “afterbeat”il levare appunto – e creando la classica sincope ritmica giamaicana.

Un’ulteriore spinta innovativa venne data da numerose band locali che, travolte dalla nuova sonorità, iniziarono ad appropriarsi di tutta quella serie di strumenti a fiato, sassofono, tromba e trombone, fino ad ora utilizzati dalle sole jazz band. La nuova espressione musicale, ricca di tutte le sue nuove componenti, era così giunta al suo compimento.Come portare dunque lo ska alla notorietà nazionale? Quale strumento più adatto del sound system, “megafono popolare” per eccellenza! Entrarono qui in gioco i sovracitati Coxsone Dodd e Duke Reid, proprietari dei due più grossi e potenti Sound System di Kingston e già incantatori di folle con musiche Rhythm and Blues. I due si attrezzarono immediatamente e misero in piedi le loro etichette discografiche: la “Studio One” di Dodd e la “Treasure Isle” di Reid furono le prime label a registrare e incidere band ska giamaicane per poi diffondere al massimo i pezzi attraverso i propri sound system.

L’amo era finalmente gettato. E i pesci non tardarono ad arrivare. Incuriositi dagli scattanti ritmi ska, i frequentatori di dancehall vennero presto conquistati. In particolare, si creò intorno alle nuove sonorità in levare, uno stuolo di giovani seguaci vittime dell’indipendenza, impoveriti e in continua lotta per trovare un lavoro e dare una svolta alle loro vite: i cosiddetti Rudeboys (“Rude” era un termine slang utilizzato per definire se stessi come nullità). Per scimmiottare le classi alte, questi giovinotti cominciarono a vestire abiti ricercati ed eleganti e a dimenarsi durante le session con movimenti ritmici, saltellanti e quasi meccanici definiti poi come “skanking”. La cultura Rudeboy divenne fonte di ispirazione per testi di numerosissime canzoni Ska, e molti musicisti dello stesso genere adottarono questo stile. Anche l’identità culturale ska era così al completo.

Il nuovo genere, al massimo del suo splendore, venne riconosciuto come prima musica nazionale della neonata Giamaica indipendente e oltrepassò i limiti geografici dell’isola diffondendosi con grande successo in Europa e negli Stati Uniti.

Al prossimo mese con una nuova, speciale e imperdibile puntata di Early Vibes dedicata allo ska.

Photos: Courtesy of by daily.redbullmusicacademy.com /chrisblackwellmusicslavemaster.blogspot.com / thereggaskas.com

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Ale Alpha

Ale Alpha si avvicina al mondo della Black Music già dall'adolescenza. Con gli anni affina i suoi gusti esplorando generi, contaminazioni e partecipando a numerosi eventi e serate per poi "specializzarsi" in Dub Music e Roots & Culture. La vicinanza col mondo del Sound System la porta a collaborare con la Sbeberz Family facendo da inviata e reporter per le ultime quattro edizioni dello Zion Station Festival e diventando parte attiva della redazione con la rubrica "Sound System Calling". Torna per la stagione 2016/2017 di Reggaeradio.it con la nuova rubrica "Early Vibes".

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