Vel the Wonder è come il THC al 99.7

Vel the Wonder

Questa storia ha tre incipit.

Per prima cosa immaginate la California.
Se non ci siete stati, se non siete stati a Los Angeles per lo meno, non importa, tanto l’avete vista talmente tante volte nei film che manco ve ne accorgete.
California, Big Sur, poi lungo la costa, Los Angeles come punto d’incontro di una sensazione potenzialmente fastidiosa e destabilizzante mischiata al paradiso sceso sulla dannata terra.
Los Angeles non parte come una bella città. Si tratta di un posto enorme, cucito insieme per necessità urbane, gestito principalmente dalle persone più assurde del pianeta. Un posto che è riuscito anche a gestirsi Terminator come governatore, per dire.
Eppure, girandola, spostandosi, viaggiando sui lenti mezzi pubblici, con il caldo che si ghiaccia a ogni ingresso nell’aria condizionata, con il sole sempre alto e sempre lì. Rassicurante.
In certe zone della città, senza citare quelle più note in ambito criminale, se passa uno che guida piano con il rap a palla, ti nascondi perché nella tua testa potresti cacciarti nei guai tempo zero.
vel9
Però, in città, ci sono anche Venice Beach e El Matador. Non semplice spiagge o visioni marine, ma anche un complesso insieme di sensazioni, emozioni e pensieri inconsci incarnato nella forse più variopinta umanità del mondo occidentale. Ricordo che a Venice Beach stavo come un miracolato e ricordo anche che lì ho fumato uno spliff di marijuana che pareva miele. Ai tempi avevo un rapporto molto aggressivo con le droghe e loro lo avevano con me, eppure ricordo che quella sostanza bruciata e inspirata a pieni polmoni mi ha lasciato un senso di pace e di conforto quasi anestetico nei confronti del mondo.
Vel the Wonder, la nostra gyalpowder di questa storia, vive proprio a Los Angeles.

Ora immaginate di essere molto amanti dell’hip hop. Se non lo siete, non so se potete capire la sensazione fisica e mentale che sto per descrivere. Siete amanti del rap fatto come si deve, come Cristo comanda, quello fatto anche con i vinili, con le metriche fluide, le rime impeccabili e con lo stile. Sia nei movimenti, che nelle parole e nei vestiti. Sono quasi sette anni che siete in carestia. Setacciate www.bandcamp.com come se cercaste acqua nel deserto perché sono sette anni che sentite un sacco di schifezze e pagliacciate. Siete disperati e come piccoli tossici del quattro quarti vi guardate The Cypher Effect sperando che canti Von Poe o Papa J.
Invece vi capita una session di sole ragazze, session che finisce proprio con Vel the Wonder.
E quando arriva lei non dite altro che: “oh porco cazzo…”

Infine, pensate a una mattina monopolizzata da un hangover importante. Quel senso di bocca secca, gola putrefatta e Rumble in the Jungle nella testa (e sta vincendo Big George Foreman). Vi girate nel letto e pensate che avete fame, molta fame, ma forse più di un paio di uova con bacon e fagioli, volete tantissimo pisciare e successivamente bere uno splendido caffè o cappuccino.
Vi alzate dal letto, pisciate, vi vestite nel modo più comodo che la vostra laurea triennale possa concepire e uscite per andare al bar. Vi sedete, ordinate implorando un lungo caffè caldo o un cappuccino bello tosto. Quando vi arriva la tazza calda tra le mani l’hangover si ritrae e smette di fare la voce grossa. La prima sorsata è un Nirvana con idromassaggio.
Ecco, Vel the Wonder è come quel caffè o quel cazzo di cappuccino.

Underground anche se non sembra. Writer con i controcoglioni e tanti tatuaggi sul suo corpo da bellezza corvina. Skate per le strade di Los Angeles, uno stile urban e old fashion che sfoggia in modo meraviglioso. Vel the Wonder aka Vel 9 è un’artista minuta che fa del rap che voi non siete riusciti a trovare in sette anni di ricerche. E non solo, fa molto di più.
Quando si presenta sembra la quinta essenza della California, tratti e accento latino, posa spaccona, sguardo dolce come il miele di canapa. Quando inizia a rappare sembra che qualcuno le abbia dato in mano una pistola e abbia detto “ammazza chi vuoi, tu puoi farlo senza problemi”. Quando inizia a cantare ti ritrovi a Venice Beach ad assumere THC al 99.7.

La trovo sul Cypher Effect, come già specificato, in compagnia di altre queen come Gavlyn o Nat the Lioness, ma lei è di più e si nota subito. Su di lei c’è molto poco. Ha un fare riservato quando inizio a scriverle per sapere di più della sua musica. Inizialmente mi rimanda a BandCamp e Soundcloud e inizio a perdermi nei suoi featuring e nelle tracce che ha registrato in mixtape. Mi racconta che i suoi genitori sono piuttosto giovani. Suo padre è un dj che in casa metteva Nate Dogg e Warren G. Mentre sua madre adora il soul e i Fugees. Si esprime con un forte accento californiano molto contaminato dallo spagnolo. Ai suoi live ci sono persone che vorresti fotografare in Polaroid. Doppia un personaggio in un cartone animato indipendente e ha la passione per gli anime. Quando è strafatta di ganja parla con una cadenza lentissima e al posto di un dogo argentino le gira per casa un chihuahua.
Per un sacco di tempo ha fatto freestyle senza riuscire a mettere insieme un filo conduttore per realizzare un album. Passa da tune come Lizzy Love a In the Field sempre con il produttore 4th Beats al suo fianco. Un altro prodotto dell’oro di Los Angeles che ha capito perfettamente quale ritmo dare a Vel e quale sballo dare a noi. L’album di debutto però non viene da lui, ma da Manifest e poco importa perché anche questi ultimi sono dei cazzo di killer del beat. Nel primo album di Vel the Wonder, ovvero Laced with Pearls ci sono due elementi degni di nota. La lisergica tune Los Arboles e i primi segnali di un primo colpo di fulmine con il soul e lo-fi.
Se In the Field è il punto d’arrivo di un percorso artistico che partiva dal Cypher Effect, Los Arboles è l’esatta rappresentazione sonora di quella fotografia che vi ho mandato prima da Los Angeles: io strafatto a Venice Beach che sto bene come non mai dopo un periodo di paura e delirio. Le rime, la metrica, l’assenza di un vero ritornello, la cadenza al THC per non parlare del video un po’ in ombra, writing and chilling e alberi verdi fanno del pezzo una vera hit underground da ascoltare concentrati in cuffia. Liberandosi di ogni male.

Vel e io continuiamo a scriverci. Mi racconta dei suoi concerti, leggo i suoi tweet e soprattutto i suoi numerosi retweet generati dai fan e sono molto contento per lei. Mi manda una maglietta con un suo design, aggiungendo che si è messa anche a progettare una sua linea di abbigliamento e scherza sulla moda italiana: “non credo che in Italia ci sia una stilista brava come me”.
Dopo la maglietta non la sento per un po’. Non ci sono video nuovi, la noto in qualche featuring e comincia a mancarmi. Ho il sospetto che qualcosa bolla in pentola, ma nel mentre mi rilasso ascoltando tutti i suoi lavori passati. Finché un bel giorno mi arriva un pacco dalla California contenente un cd tutto nero, alcune foto insieme a 4thBeats e una nuova maglietta. Tutto targato
Melotonics.
Aspetta, mi dico, pensando esattamente a cosa fare in una situazione del genere. Quindi prendo l’erba, preparo un’alabarda spaziale e metto sul il cd nello stereo e mi siedo sul divano.
Quando finisce, lo rimetto su questa volta con le cuffie.  Vel insieme a 4th hanno formato un duo (Melotonics) e hanno fatto un album omonimo di soul & lo-fi. Porca puttana, penso.

 

Quella sera stessa esco e vado a ubriacarmi duro, manco fosse il fottuto giorno di San Patrizio.
Il mattino dopo ho la testa che mi scoppia e se mi fossi svegliato in una bara sarebbe stato di gran lunga meglio. Vado a pisciare, mi vesto alla buona e mi trascino verso il caffè davanti a casa.
Accendo la musica che avevo lasciato nelle cuffie la sera prima proprio nel momento in cui mi mettono davanti al naso un bel tazzone di caffè nero. Proprio in quel momento parte la voce di Vel, voce di miele. Me & You è la tune ed è perfetta. Chiudo gli occhi e passo un’ora dentro al bar, bevendo caffè, rollando tabacco avvolto in una sciarpa che sa di fumo e gli occhiali da sole. In quel momento ho come pensato che fossi arrivato. Punto, finito, ho raggiunto un loop perfetto dal quale non voglio far altro che scrutare il futuro incerto.  Melotonics è uno degli album che seleziono di più, che si può ascoltare più spesso la mattina se dormite da me, che sta in rotazione costante nelle mie cuffie, nella mio cuore e nel mio spirito.

Vel the Wonder aka Wonder Woman, cazzo.
Segui Vel su:
http://www.velthewonder.com/

Photo credits: www.velthewonder.com / Vel 9 FB & Reggaeradio

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Jacopo Rudeboy

Personaggio sinistro particolarmente cinico e scostante. Ha iniziato in radio con un il format Rudeboy Salute su Burger Radio portando il reggae in una radio rap per poi finire a Rasta Radio a portare il rap in una radio reggae. Anarchico, sboccato, streight outta Lambrangeles, è arrivato insieme al suo compare Duke The Nightwalker alla 3 stagione di Flatbush su ReggaeRadio.it, l’unico programma radio ascoltato sia dai rasta che dalle gang salvadoregne. Per la redazione scrive di donne con la rubrica Gyal Powder oltre che altri eventi vari quando non è in giro a fare danni con qualche altro spostato. Hunter Thompson ha detto di lui… proprio niente.

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