La musica (e il sorriso) di Awa Mirone che dal 2014 spacca di brutto

Ho avuto la fortuna di stringere la mano a Sista Awa per la prima volta pochi giorni fa, il 31 marzo a Rozzano per la data live di Ashraff e Ganjamama. Ci siamo salutati e mi ha subito colpito il suo sorriso sincero e solare.
La prima volta è stata a Rozzano, sì, ma la voce di questa singer era già da un po’ che girava per la mia tana. Sound System, per esempio (con R.esistence in Dub) è e resta una delle mie tune preferite in dancehall quando Giki la seleziona sul piatto.
Ed è per questo che il debutto gyal powder del format radiofonico Jacoustic, nato quest’anno in collaborazione con Toughest Sound e Ostello Bello Milano, non poteva che essere con lei.
Giovane, talentuosa, potente, sound system stylee. In acustico.

Come spesso accade, quando decido di scrivere per la rubrica, c’è di mezzo qualche esperienza diretta. Non mi piace ipotizzare le cose o scrivere sull’idea che mi sono fatto. Così come la musica mi piace viverla, anche la “storia”, l’intervista, il report, ha la stessa esigenza.
A Rozzano il live di Ashraff è stato molto coinvolgente. Una bella serata con tanti ospiti e un peccato che non ci fosse ancora più pubblico, ancora più amici e supporter. Ed è stato arricchito dalla disinvoltura e dal talento di Awa che sul palco ha carisma e forte presenza armonica. Giù dal palco balla in dancehall, si rilassa con gli amici e chiacchiera con estrema tranquillità e mi sembra di stare alle serate come una volta, di quando avevo vent’anni e si stava da dio tutti insieme. Artisti, musicisti, ospiti, amici, supporter, promoter. Tutti vicini che si scambiavano opinioni, impressioni, idee, progetti. Dove ci si aggiornava e si sorrideva, magari anche in maniera “furbetta” al pensiero di una improvvisa dance pirata con la primavera alle porte. 
Di conseguenza è stato un enorme piacere realizzare questa intervista con lei e ancora più piacevoli sono state le risposte che Sista Awa mi ha dato.

RR: Ciao Awa, grazie per aver trovato il tempo per questa nostra chiacchierata su Gyal Powder, nonostante i tuoi numerosi impegni. A proposito, essere così giovani e avere già così tanto richiamo necessita, a tuo avviso molto lavoro e concentrazione? Come è iniziata la tua brillante carriera e come sta procedendo a oggi?

SA: Il fatto di essere giovane ha dei pro e dei contro. Di alcune cose, soprattutto quelle burocratiche, proprio non me ne intendo. Anche il fatto di dover gestire al meglio le mie giornate e organizzare tutto alla perfezione, inizialmente, è stato abbastanza complicato, sono sempre stata una tipa disorganizzata. Ma la musica mi ha aiutato, anche, a fare ordine nella mia vita, e sono davvero grata per questo. Al mio fianco ho persone che mi seguono, mi indirizzano e mi sostengono in tutti i vari step del mio percorso musicale. Il primo progetto che mi ha vista leader, insieme a mia zia, Valentina Benaglia aka Vale Bee, è stato Shame & Skandal (2014). Inizialmente in due (chitarra e voci) e successivamente con la nostra band, girammo l’Italia.  Nel 2015/16, conobbi Andrea Bottaro degli Eazy Skankers. Insieme decidemmo di iniziare un nuovo progetto. Sistah Awa & The Eazy Skankers. Nel febbraio 2016 uscì il mio primo album solista Inna Dis Ya Iwa prodotto da Andrea, suonato dagli Eazy Skankers e masterizzato da Walter ‘Bonnot’, mio grande amico, guida e collaboratore. Grazie a questo album, cavalcammo i migliori palchi nazionali e internazionali, dall’OverJam al Rototom, dal One Love a Radio Onda d’Urto. Attualmente ho diversi lavori in progress e in uscita. Prima di tutto l’EP con Junior V (Vincenzo Stallone), talento giovane di Bari. L’EP è composto da 4 tracce originali. Prodotto, registrato, suonato in studio da Bonnot. Il 28/03/17 è uscito Painter, il primo singolo estratto dall EP . Chiaramente porto avanti il mio progetto da solista, infatti, sto lavorando al secondo album con Bonnot. Sarà un disco reggae, ma non solo… ci stiamo divertendo con diversi stili, che gravitano attorno al mondo della Black Music. Per quanto riguarda i concerti, presto, mi vedrete sui palchi al fianco di Bonnot o con la mia nuova band, formata da questi grandi musicisti: Ermanno Fabbri (chitarra), Sergio Grimaldi (basso), Massimo Minato (batteria), Stefano Gatti (tastiere). Sistah Awa & The Rising Tones sono pronti per la loro tourneè. Questi progetti sono seguiti dal mio nuovo agente Fulvio Impellizzeri (BPM Concerti). Inoltre ho un progetto dub tutto al femminile, che vede protagoniste me, Valentina e Anna aka Sista Habesha. Anna è una produttrice e in session sta ai controlli, io e Valentina al microfono. Suoniamo solo brani originali e principalmente su sound system. Con loro avrò l’onore di partecipare a festival grossi come l’International Dub Gathering a Barcellona e il Dub Camp in Francia.. In questo momento non posso che essere felice per tutto quello che mi sta accadendo, siamo solo all’inizio della primavera e il mio calendario è già pieno di roba. Da sei anni la musica è in cima alla ‘piramide della mia vita’ e spero lo sia essere per sempre.

RR: La generazione come la mia, se non quella precedente, ha iniziato ad avvicinarsi al reggae passando chi per il rap, chi soprattutto per il punk. Sandinista dei Clash per esempio troneggia come un’icona sul mio tavolo da sempre. Tu che “primo amore” hai avuto con la musica reggae? Quale nota ti ha fatto avvicinare alle sonorità caraibiche, rielaborate poi con una buona chiave soul?

SA: In casa mia ascoltare musica reggae è inevitabile. Sono nata tra il patchanka, il blues, il reggae che ascoltava mia zia e il cantautoriato italiano che ascoltava mia mamma come De Andrè, Renato Zero,
Le Orme… questo si ascoltava in casa e questo mi piaceva ascoltare. A tredici anni iniziai a rompere le scatole a Valentina e a mia mamma perché io a tutti i costi volevo uscire con loro. Andare ai concerti. A quattordici anni ero già sul palco. Scoppiò l’amore per la reggae music e per il soul. Musiche accomunate da una componente fondamentale, la sofferenza. Avevo trovato il modo di sfogarmi e ricaricarmi. Di lasciarmi andare e concentrarmi. Di gioire e soffrire. Questo è ciò che mi ha fatto innamorare di questa musica, della black music, le emozioni che porta con se e che tramite essa provo.

RR: Gyal Powder è una rubrica che si occupa principalmente di voci femminili, di figure carismatiche che non sono direttamente collegabili a un universo maschile. Secondo te, in questo preciso momento storico, la musica black e in particolare il reggae, soffre ancora di un retaggio machista? Questo aspetto, in Italia, è uno spettro che si aggira oppure per quanto ci riguarda possiamo ritenerci estranei a certe dinamiche?

SA: Secondo me no.
Adesso siamo tutti sulla stessa barca, maschi e femmine. Questo è il feeling che ho. Se piaci piaci, punto e stop. La gente ti ascolta e nessuno potrà mai impedirglielo.

 

RR: Dall’Italia all’Europa fino all’Africa e i Caraibi. Quali artisti al momento sono nella tua “whislist” per eventuali collaborazioni? Chi, a tuo avviso, in questo momento ha un suono e un messaggio più compatibile con la tua visione della musica e con cui ti piacerebbe collaborare?

SA: A me piace collaborare con la gente che vivo. Un’artista che ho avuto il piacere di conoscere, e alla quale ho avuto l’onore di aprire diversi live è Mo’Kalamity, sono affascinata dal suo timbro vocale e amo il suo stile originale, caratteristico. Mi piacerebbe fare una tune con lei. Un’altra voce interessante è quella di Jah9, ma non ho mai avuto il piacere di aver a che fare con Janine… magari in un futuro, spero prossimo!

RR: Quando incontro artisti molto giovani che con grande grinta si presentano sul palco di festival quali Rototom o Overjam, penso sempre ai ragazzi sotto al palco che sognano magari anche loro, un giorno, di poter aprire un concerto a Max Romeo o Barrington Levy, come hai fatto tu. Che consigli ti sentiresti di dare a chi vuole sposare la musica? A chi vuole affacciarsi a questo mondo concretamente, senza perdere tempo ed energie.

SA: Innanzitutto crederci dal giorno uno. Avere obbiettivi chiari e mettersi in gioco completamente. Io mi sono dedicata solo ed esclusivamente alla musica. E adesso posso dire che i miei sforzi e i sacrifici che io e la mia famiglia abbiamo fatto non sono stati vani.

RR: Il messaggio, soprattutto nella musica reggae, è importantissimo. In questo momento particolare, dove forse l’esigenza di un messaggio chiaro e forte è sempre più necessaria, possiamo ritenerci soddisfatti, musicalmente parlando? Quali sono i temi più urgenti, per te, da trattare nella tua azione artistica?

SA: Manca un po’ di originalità nella scena.
Io ho imparato tanto grazie al mio primo album Inna Dis Ya Iwa. Avevo diciotto anni quando mi misi a scrivere i testi per il disco. Sono semplici, banali ma è il come dici una cosa che è determinante, che fa si che arrivi ai più. Personalmente, con il nuovo disco, ho deciso di essere completamente me stessa. Sono pronta a cantare la vita vera, i problemi sociali, l’amore, l’odio, la rabbia, e non quello che penso che la gente vuole che io dica.

RR: Ormai la primavera è alle porte e sarà una figata poterti sentire prima a Rozzano il 31 marzo con Ashraff e Ganjamama e poi ospite d’onore alla nostra serata live acustica all’Ostello Bello in occasione della puntata di Jacoustic. Cosa prevede il tuo prossimo calendario eventi? Dove ti potremmo sentire e vedere live per i prossimi mesi? Hai già confermato per qualche festival?

SA: In programma ho diverse date con diversi progetti. Ad aprile, con il progetto dub, quindi con Habesha e Vale saremo il 1 aprile in Svizzera, St. Gallen (Rumpeltum), l’8 aprile in Francia, Mas Des Lauzières (Route De Sauve), Caveirac, il 14 aprile saremo a Barcellona all’International Dub Gathering, il 15 aprile di nuovo in Francia, Grenoble @ Le Drak Art. Con il progetto acustico ci vediamo ovviamente l’11 aprile all’Ostello Bello di Milano, il 25 aprile al Circolino della Malpensata di Bergamo. Il 22 aprile sarò, con i revolutionary Brothers, al JamRock Festival a Donostia, nei Paesi Baschi. Il 23 aprile ho la prima data con DJ Bonnot a Varese, presso il parco feste Gemonio. Il 29 aprile saremo a Firenze, con Bonnot e Junior V, presso il Woodstock Club per la presentazione dell’EP.

 

Ci vediamo martedì 11 aprile per la terza puntata di Jacoustic, insieme a Awa, General Giki, mr. Baio aka Reggae Gourmet e il sottoscritto per sostenere sia la radio sia il progetto di stare insieme e di promuovere gli artisti italiani che supportano la scena. In tutte le sue forme. Ingresso libero, tra l’altro.

 

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Jacopo Rudeboy

Personaggio sinistro particolarmente cinico e scostante. Ha iniziato in radio con un il format Rudeboy Salute su Burger Radio portando il reggae in una radio rap per poi finire a Rasta Radio a portare il rap in una radio reggae. Anarchico, sboccato, streight outta Lambrangeles, è arrivato insieme al suo compare Duke The Nightwalker alla 3 stagione di Flatbush su ReggaeRadio.it, l’unico programma radio ascoltato sia dai rasta che dalle gang salvadoregne. Per la redazione scrive di donne con la rubrica Gyal Powder oltre che altri eventi vari quando non è in giro a fare danni con qualche altro spostato. Hunter Thompson ha detto di lui… proprio niente.

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