Better get ready, come to Rocksteady

You got to do this new dance, hope you’re ready, you got to do it just like uncle Freddy, if you don’t know, just shake your head, rock your bodyline, shake your shoulders, ev’rything in time, then see. Rocksteady – Alton Ellis

Bentornate care lettrici, bentornati cari lettori. Ci eravamo lasciati lo scorso mese con i frenetici e danzanti ritmi dello ska di inizio anni ’60 e con le preziose selezioni del collezionista Carlo Pistacchi. Dopo una lunga pausa disseminata di festività, Early Vibes rientra dalle ferie con una nuova tappa che percorre la storia della musica giamaicana: il Rocksteady, predecessore più prossimo e diretto del Reggae.

Circolano diverse leggende intorno alla nascita di questo nuovo stile venuto alla luce nel 1966 tra le vie di Kingston. La prima narra che il giovane governo giamaicano, esasperato dalla baldoria e dalle zuffe scatenate nei quartieri della capitale dallo sfrenato ritmo ska pompato a tutto volume dai più grandi sound systems, sia intervenuto in prima persona chiedendo ai musicisti autoctoni di rallentare i ritmi per il bene dell’ordine pubblico.

Un’altra versione racconta di come la caldissima estate del ‘66, particolarmente umida e cocente, avesse messo in ginocchio gli appassionati dello skanking obbligando i suonatori e i produttori discografici ad adottare un sound più lento, distensivo e adeguato alle temperature incandescenti.

La terza leggenda, decisamente più vicina alla realtà dei fatti ma altrettanto fatalista, presenta due versioni.

Nel primo caso, fu il cantante Hopeton Lewis l’artefice del nuovo stile. Nel performare il brano ska “Take It Easy”, l’artista giamaicano scomparso nel 2014, si trovò in serie difficoltà nel seguire il beat forsennato del brano. Chiese così al pianista Gladstone “Gladdy” Anderson, che lo accompagnava quel giorno in una improvvisata sala prove, di rallentare e di risparmiargli la fatica. Fu così che nacque il primo pezzo rocksteady.

Nella seconda ipotesi, la situazione si presenta abbastanza simile ma cambiano i protagonisti. Alton Ellis, altro celeberrimo musicista del genere, si ritrovò senza bassista alle prove che precedevano una sua importante performance. Per rimediare all’emergenza, chiese al tastierista Jackie Mittoo di suonare per lui il basso, ma le sue mani poco allenate con le corde gli impedirono di stare dietro al ritmo ska costringendolo così a rallentarlo. Il risultato fu il brano “Rocksteady”, considerato da molti il pezzo pilota del nuovo genere.

Individuati il quando, il dove e il presunto perché, seguendo il classico stile giornalistico, bisogna assolutamente passare al come e al chi.

In cosa si differenzia principalmente il nuovo sound dal suo parente della generazione precedente? In primis, come già ampiamente accennato, nella velocità dei ritmi. In secondo luogo nell’utilizzo degli strumenti. Se nello ska la sezione dei fiati e la chitarra in levare la facevano da padrone, il rocksteady non accantona definitivamente trombe, tromboni e sassofoni, ma lascia la scena a pianoforte e basso, assorbendo così le influenze Soul, Jazz e R’n’B’ che in quegli anni giungevano dagli Stati Uniti. Ultima, ma non in ordine di importanza, la rinascita della melodia e del cantato. Gli strumenti tornano, come per il mento, ad accompagnare le lyrics dei singers senza sovrastarle. L’amore per il canto dei giamaicani comincia ad accrescersi e ad affermarsi proprio grazie al nuovo genere.

Emergono così numerosissime band guidate da impareggiabili e talentuosi cantanti: oltre ai già citati Hopeton Lewis e Alton Ellis, primeggiano per fama artisti del calibro di Desmond Dekker, Derrick Morgan, John Holt e Prince Buster. Per quanto riguarda i gruppi, si alterna sulle dances l’interminabile serie dei “The”: The Ethiopians, The Heptones, The Kingstonians, The Melodians, The Paragons, The Pioneers, The Slickers solo per citarne alcuni.

In soli due anni di splendore massimo, il rocksteady conquista totalmente i cuori dei giamaicani e, grazie al miglioramento delle tecniche di registrazione utilizzate dai produttori, spadroneggia sul mercato discografico locale preparandolo all’esportazione oltre Oceano dei migliori brani.

Appuntamento al prossimo mese per un nuovo incontro di approfondimento sul rocksteady, padre naturale del reggae.

Pics by repeatingislands.com, jamaicans.com

Ale Alpha

Ale Alpha si avvicina al mondo della Black Music già dall'adolescenza. Con gli anni affina i suoi gusti esplorando generi, contaminazioni e partecipando a numerosi eventi e serate per poi "specializzarsi" in Dub Music e Roots & Culture. La vicinanza col mondo del Sound System la porta a collaborare con la Sbeberz Family facendo da inviata e reporter per le ultime quattro edizioni dello Zion Station Festival e diventando parte attiva della redazione con la rubrica "Sound System Calling". Torna per la stagione 2016/2017 di Reggaeradio.it con la nuova rubrica "Early Vibes".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *