Una serata lisergica con Princess Nokia

Il pirata che mi guarda con la consapevolezza del fatto che andrà tutto a puttane

Per chi mi conosce e per chi conosce il mio show radio Flatbush, si sarà di certo reso conto che non sono proprio uno dei membri più puri dello staff di Reggaeradio.it. Nel senso che non sono concentrato al cento per cento sulla musica in levare, ma sono sempre stato attratto dalla black music a 360 gradi, soprattutto per quanto riguarda il panorama rap e hip hop.
Panorama che attualmente sembra essere tra i più variopinti della scena musicale, ibrido crossover di old school, new school, grime, trap, elettronica e R&B del nuovo secolo. Presentandosi così, è già chiaro a tutti che quando si parla di rap e hip hop, di questi tempi, è come parlare di una giungla metropolitana partorita da qualche remake hollywoodiano di manga degli anni ‘90. Tipo il recente Ghost in the Shell con Scarlett Johansson.
Nella mia ricerca musicale in questo universo spurio e contorto, mi destreggio come Silver Surfer, ascoltando le produzioni e le voci più diverse, incontrando sinistri individui, perdendo la bussola senza ritrovarla per giorni.
E da un po’ di tempo, la bussola, me l’ha fatta perdere una certa ragazza (classe 1992) di nome Destiny Nicole Frasqueri, in arte Princess Nokia.


Newyorkese mixata con Puerto Rico e la comunità ebraica, Destiny aka Nokia è cresciuta fin da subito nell’ambiente dei club, sviluppando una curiosità da Nerd nei confronti delle subculture urbane, creandosi una serie di alter ego e un mondo di personalità da palco piuttosto eccentrico. Si definisce alternative e underground, parla di sé in terza persona e cita discendenze Taino, ovvero antiche popolazioni indigene dei Caraibi, legandola in qualche modo sia culturalmente sia musicalmente al mondo delle West Indies. Ai miei occhi, Princess Nokia rappresenta un mix totale di culture e orizzonti, in grado di descrivere molto bene quello che sta succedendo ad oggi nel nostro presente, sia nella buona che nella cattiva sorte. Perché non è detto che tutto questo sia positivo. Fatta questa premessa necessaria, quando ho scoperto che Nokia sarebbe passata da Milano, ho provato a mettermi in contatto con il suo manager per organizzare una intervista. Per fare cioè gyal powder.
Siamo andati avanti quasi un mese a scriverci e devo dire che il manager è stato sempre molto onesto, non promettendomi niente, sebbene la serata era piuttosto tranquilla (martedì sera al Magnolia di Milano), senza contare che a quel che so Nokia non è proprio conosciutissima in Italia. Arrivato agli ultimi giorni, mi rendo conto che non ne sarei venuto fuori e abbandono l’idea di fare una bella e corposa intervista alla cantante. Ne parlo con il pirata.
Il quale, essendo un bucaniere non si tira indietro ed esclama:
“Fanculo! andiamoci lo stesso. Entreremo in qualche modo”.

E così facciamo, nonostante le promesse del manager di organizzare qualcosa insieme.
Fortunatamente il Magnolia non è troppo lontano dalla ridente metropoli suburbana di Lambrangeles, ma quando parcheggiamo la macchina ci rendiamo subito conto che ben presto sarebbe iniziata una serata lisergica senza precedenti.
Alla cassa provo a capire se c’è un accredito per me.

“Sono Jacopo di ReggaeRadio e dovrei intervistare Nokia”
“Chi?”

Ecco, lo sapevo.
Paghiamo l’ingresso per la modica cifra di 20 euro a cranio (Buona Milano a tutti…) e quando entriamo ci sono una manciata di figli della notte che per una volta non sono nel profondo del loro habitat visto che sono le dieci di sera. Alcuni espongono una serie di palloncini con la scritta Happy Rebellion.

La folla che guarda lo show in trance

Il pirata suggerisce di piazzarci al bar e così facciamo iniziando una specie di maratone targata Moscow Mule. Non so come abbiamo fatto a trovare i soldi necessari per poter andare avanti a ingollare alcol annacquato a 7 euro a bicchiere. Vita da pappa, cazzo. Ormai inebriati dallo stile sobrio che ci contraddistingue, cioè con l’occhio da rincoglionito, fare da geometra Calboni e sigarettaperennemente in mano, ci accingiamo a essere sculacciati per bene da M¥ss Keta, reduce del RedBull CultureClash e con una stretta collaborazione con Populus, produttore per il quale nutro massimo rispetto.Milano/sushi/coca e lo show ha inizio.Accanto a Keta le sue due vestali, la ChaCha e Miuccia Panda. Quando la miss annuncia un nuovo brano tratto dal prossimo EP (la tune si chiama Courmayeur e ci starebbe bene in Vacanze di Natale) succede il finimondo.

Keta e il suo delirio

La temperatura sale, inizia a fare caldo e la gente intorno a noi prende a ballare, posseduta dalla forza motrice di una città che si sfonda di tutto e con tutto.
Intorno a noi qualcuno comincia a palpare alcune tipe consenzienti, prese bene dal ritmo, altri muovono la testa a ritmo. Sento il peso della Milano da bere. Penso al fatto che a casa stavo guardando la serie tv 1993 e penso a quanto vorrei uscire con Miriam Leone. Anzi, vorrei che Miriam Leone fosse qui con Tea Falco a ballare Xananas, altra nuova tune di Keta.
Casino totale. Salgono sul palco figure en travesti. Sembra un after del Plastic mixato con il profilo Instagram di Nicki Minaj.

Princess Nokia in cazzimma mode

Keta finisce lo show con il suo stile e lascia spazio a Nokia.Senza perdere troppo tempo (almeno il tempo di un ennesimo drink) sale sul palco la principessa della serata. Completino bianco e occhiali da sole. Ha la patta degli shorts aperta e questo le da un tocco di classe.
Dietro di lei, alla consolle, due ragazze dal fare soviet in modalità Sigourney Weave cercano di destreggiarsi tra i beat sincopati di Nokia mentre lei canta e si fa sempre più carina.
Porta sul palco la freschezza e la cazzimma newyorkese. Pronti via sulle note di Tomboy si butta sulla folla. Sarà il primo stage diving dei tre che farà durante lo show. Sul palco Nokia è una bomba per la sua giovane età. Mi giro e vedo la folla che la guarda in trance. Si muove benissimo, ha stile e sa come usare il suo atteggiamento da rude gyal a dovere. Sarebbe stata perfetta per gyal powder penso e lo dice anche il pirata. La cosa che non funziona però è l’acustica.
Il suono ha qualcosa che non va, la voce di lei si impasta sulla traccia con il suo cantato sopra. Come sentire il concerto con due spie messe male, senza risaltare sui suoni forti che la caratterizzano, e dando così l’impressione di un playback scoordinato.

Qual è il suo cazzo di problema? Esclama il pirata.
Non capisco se Nokia non ci arriva con la voce, se ha qualche grana tecnica sul palco, se la parte musicale dello show non gira a dovere e lei deve compensare con una presenza scenica da superstar. Dietro di lei un tizio, che credo sia l’infausto manager, che gira per il palco con il telefonino a riprendere. Tutti riprendono con il telefonino, anche chi sta dietro al palco. Si passa dalle produzioni più moderne quasi trap all’ostentazione del talento come rapper nelle tracce migliori come Bart Simpson. Nokia scende tra la folla, saluta, da la mano, sorride, si fa toccare, si fa fotografare. Bagno di folla. E noi perdiamo definitivamente il controllo della situazione.  A fine concerto anche Nokia vuole la sua parte di telefonino per Instagrammare la sua storia lisergica. Ma il telefonino non funziona, ha bisogno di un cavo per ricaricarsi. Silenzio sul palco, panico. Anzi, per citare Keta, Fighe come il Panico. Qualcuno le porta il cavetto, il cellulare riparte, Nokia ammette di avere da qualche parte origini italiane e si mette a ballare il twist di Vianello, original track. Scoprirò poi che la traccia è diventata recentemente famosa negli usa grazie alla serie di Netflix Master of None.
Mi avvicino al backstage e chiedo al buttafuori se può chiamarmi il manager della Princess per capire se come gesto ultimo posso fare la famosa intervista. Il tipo mi dice che lui non sa un cazzo e che devo parlarne in cassa. Dico che in cassa mi hanno fatto pagare il biglietto e lui dice che sono cazzi miei.

Nokia che regala emozioni

Una ragazza americana che lavora per un giornale statunitense mi chiede come si fa a fare l’intervista, anche lei era stata messa in stand by e anche lei era passata dalla cassa. Sembra persa nella giungla. Dice che aveva concordato con il manager per stasera, ma che nessuno la sta aiutando e nessuno parla inglese. Siamo sulla stessa barca, cocca.
Una stangona en travesti gentilissima, dell’entourage di Keta, mi compatisce e mi fa capire che non c’è storia. Nel mentre Nokia scende dal palco.

Si dirige a passo veloce verso i camerini fino a quando arriva una tipa dal nulla che le tira una intera bottiglia d’acqua. Da quel momento in poi scatta il disastro. Nokia si incazza come una iena e parte alla carica della fan acquatica. Scattano calci e pugni. Vedo che qualcuno prova a fermarla mentre lei si lancia in calcio volante contro la folla. Il buttafuori grida che lui sta lavorando e nello stesso istante Nokia si gira e gli pianta un ceffone bello serio. L’energumeno carica un pugno alla Big George Foreman e fortunatamente vedo in slow motion gli organizzatori della serata che si scagliano su di lui per fermarlo in tempo.
Paura e terrore negli occhi di tutti, tranne che di Nokia che da brava newyorkese sta ancora cercando la sua attentatrice con l’acqua minerale.
Il buttafuori non uccide Nokia per un pelo, grazie a dio, e la star si rifugia offesissima e incazzata nera nel suo camerino. Mi volto attonito e vedo che il pirata, seppur abituato a situazioni corsare, è allibito. Di fianco a lui c’è Keta che non fa un plissé.

Folla che inneggia mentre cercano il cavo del telefono di Nokia

Mi avvicino:

“Ciao, Keta. Sono Jacopo di Reggaeradio”
“Lo so chi sei. Ascolto Flatbush”
Il cuore mi si scioglie come gocce di LSD nel drink.

Non siamo newyorkesi noi.
Siamo di Milano e così rimaniamo. Non abbiamo lo stile di Nokia, non abbiamo negli occhi le strade di Brooklyn, ma Porta Venezia e viale Bligy.
Ci mettiamo a chiacchierare con Keta e le sue ragazze, tra di noi. Noi di Milano. Parliamo, ridiamo, scherziamo, facciamo quello che si fa a Milano in questi casi. Si avanza. Nokia non l’ho intervistata. Alla fine non ce l’ho fatta. Ma ho portato a casa una lunga chiacchierata con Keta e ci ho fatto la penultima puntata di Flatbush.
Ti spari ancora tre domande, le chiedo?
Mi lasci sparare tre foto e sono poi da te. Mi risponde.
Foto con tutti, tutti amici. Gente che arriva da fuori città per la regina di Parco Forlanini.
Il pirata ed io torniamo a casa come due gonzi. Contenti e frastornati.
Una playlist di momenti di follia ordinaria alle porte di Milano, una notte d’estate. Senza preavviso e senza poterlo prevedere. Perché la città del Duomo ti fa questo. Si rende imprevedibile.
Sul palco ora ci sono tutti che ballano, uomini, donne e trans. Fumiamo l’ultima sigaretta prima di abbandonare la nave e una volta a casa ci scambiamo il materiale raccolto.
Così ci rendiamo conto che comunque un po’ di gyal powder l’abbiamo portata a casa.
E, soprattutto, che di tutto quello che viene raccontato in questo articolo non è stato inventato niente.

Argument done

Jacopo Rudeboy

Personaggio sinistro particolarmente cinico e scostante. Ha iniziato in radio con un il format Rudeboy Salute su Burger Radio portando il reggae in una radio rap per poi finire a Rasta Radio a portare il rap in una radio reggae. Anarchico, sboccato, streight outta Lambrangeles, è arrivato insieme al suo compare Duke The Nightwalker alla 3 stagione di Flatbush su ReggaeRadio.it, l’unico programma radio ascoltato sia dai rasta che dalle gang salvadoregne. Per la redazione scrive di donne con la rubrica Gyal Powder oltre che altri eventi vari quando non è in giro a fare danni con qualche altro spostato. Hunter Thompson ha detto di lui… proprio niente.

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