Giusto una riflessione sul faccenda di Sizzla a Roma

La recente cronaca reggae riporta la notizia della cancellazione del concerto romano di Sizzla Kalonji. Non è la prima volta che succede, ma Miguel Collins è uno degli artisti che sta pagando personalmente, e in parte credo giustamente, la tendenza a comporre alcune liriche che inneggiano a violenza verbale e fisica contro la comunità LGBT. Innegabile che un atteggiamento di questo tipo non può essere accettato all’interno di una comunità socialmente sviluppata, almeno così ritiene di essere l’intero mondo Occidentale. Il motivo è semplice. La sessualità, come la religione per esempio, è libera, personale e tutelata, in Italia, dalla Costituzione. Nella mia mente ci sono dei però, che necessitano una motivazione. Accusiamo chi viene da una cultura profondamente diversa dalla nostra e, secondo i nostri parametri, arretrata in ambito di diritti civili di commettere un reato conto la persona.
Fin qui tutto bene.

Da tenere presente che le religioni, definite da Karl Marx “oppio dei popoli”, possono confondere le idee, soprattutto se non c’è un’adeguata istruzione a bilanciare l’equazione e si cresce, per esempio, in un ghetto di Kingston. Ci dimentichiamo però che nel nostro paese il divorzio è stato introdotto solo nel 1975 e che fino a una ventina di anni fa essere omosessuali o transessuali nel nostro Bel Paese costituiva un problema. Possiamo, per esempio, nominare anche alcuni artisti, del mainstream della musica italiana, che hanno fatto il fatidico coming out solamente dopo aver raggiunto il successo, come avvenuto pochi anni fa per Tiziano Ferro o molti anni prima per Lucio Dalla.
Avrebbero avuto lo stesso successo?
Sarebbero stati additati come diversi?
Il pubblico italiano li avrebbe posti alla cima delle classifiche?
Queste credo siano domande necessarie e per dimostrarne la legittimità ricorro a un paio di esempi tratti dalla vita politica e sociale italiana degli ultimi anni.

L’Italia, un luogo dove la Chiesa è un’ombra importante su tematiche come sessualità, pedofilia e legalizzazione, un paese dove tutto è concesso a chi ricopre cariche istituzionali. Carlo Tavecchio, presidente della FIGC, disse senza mezzi termini: “Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche”, ma se sei Marrazzo e ti fai sorprendere con una trans finisci in un calderone mediatico incredibile. Lo stesso luogo dove un parlamentare come Vladimir Luxuria è stata contestata molto più per la sua sessualità e non tanto per le sue idee, il medesimo posto dove a un evento nazionale come il Red Bull Culture Clash tenutosi a Milano pochi giorni fa, si usa come offesa il concetto di omosessualità: “essere come Aldo Busi”.

Che terra strana e piena di contraddizioni!

Detto questo e aggiungendo anche che la strada per una vera difesa ed uguaglianza totale dei diritti legati alla sessualità è molto lunga, credo ci sia anche una critica e non credo di poco conto da fare alla comunità LGBT.
Parto anche qui da una domanda.
I concetti di cambiamento e/o miglioramento fanno parte dei valori della comunità LGBT?
Credo di sì. 
Quindi cerco di spiegare il mio pensiero con un confronto tra il caso in oggetto e un fatto, ben più grave, che è protagonista della cronaca italiana ed è legato al nome di Totò Riina. Il confronto non è tanto sul tipo di fatto commesso, ma questo signore richiede la tutela dei suoi diritti di lasciare la vita vicino ai suoi cari, ma non ha mai chiesto scusa, non ha mai mostrato pentimento e da dietro le sbarre minaccia di morte giudici e PM.

Nel secondo caso abbiamo un personaggio, Sizzla che ricordiamo è rastafariano della corrente Bobo Ashanti, sicuramente controverso su molti aspetti, che però come molti altri artisti ha firmato il Compassionate Act, in cui dichiara di non cantare determinate canzoni e di non istigare alla violenza nei confronti della comunità LGBT.

E per dover di cronaca ha inciso anche “No Apologize (To No Batty Bwoy)”.
Nel primo caso abbiamo una persona che non è minimamente pentita, che non ha fatto progressi per quello che potrebbe essere una riabilitazione almeno morale e quindi ritengo non debba avere agevolazione nello scontare la sua pena. Infatti, credo che Riina dovrebbe rimanere all’interno di una struttura adeguata a fornirgli le cure, mentre sconta la sua pena all’ergastolo, senza sconti. 
Nel secondo caso abbiamo diversi artisti che hanno sbagliato ed “hanno chiesto scusa” cambiando il loro modo di fare. Sicuramente ci possono essere dei dubbi circa la motivazione che ha spinto tale decisione. Potrebbe essere solo questione di business, siano arrivare ad un compromesso in modo da potersi esibire in Europa e USA, ma il primo passo, spontaneo o meno, è stato fatto.

In questo caso penso ci possa essere lo spazio per un cambiamento e un miglioramento, e per poter dare la possibilità a un artista di esibirsi.E, comunque, gli stessi artisti che hanno scritto determinate liriche come Sizzla hanno parlato soprattutto di amore, fratellanza, unione e hanno denunciato la vita del ghetto. Probabilmente non cambieranno mai il loro pensiero dettato principalmente da principi religiosi, ma quantomeno pare abbiano accettato che determinate cose possano ferire qualcuno e questo è un primo passo per capire definitivamente che fare discriminazioni sessuali e istigare alla violenza contro chi è omosessuale o transessuale è decisamente sbagliato. 
Tuttavia, c’è anche il caso di Capleton, avvenuto in Sardegna nel 2013, quando a esibirsi sul palco del festival era un altro artista molto contestato per le sue liriche dalla comunità LGBT. Dopo i molteplici inviti a boicottare il festival e fortissime contestazioni rivolte all’artista e all’organizzazione del Sardinia Reggae, le parti in questione si sono incontrate e alla fine il concerto si è svolto, anticipato da un discorso di un rappresentante della comunità LGBT locale che spiegava cosa era emerso dal dibattito che li aveva convinti a dare il loro benestare per l’esibizione di Capleton aka King Shango.
Quindi si può dare una possibilità di riscatto a questi ragazzi del ghetto? 
Chiudiamo con un classico paradosso all’italiana. Per sostituire il Bobo Sizzla è stato chiamato Ripton Hilton aka Eek-A-Mouse, personaggio che stimo tantissimo a livello artistico, che non ha mai inserito l’omofobia nelle sue liriche, ma che è stato arrestato più volte per possesso e spaccio di sostanze stupefacenti, per rapina e e stupro. Quando ha passato il suo periodo freak si è vestito anche da donna, quindi nessun problema per la comunità LGBT.


A questo punto più metà degli artisti giamaicani, dei rapper e di altre categorie di artisti che vengono dall’underground e quindi spesso dalla vita di strada non dovrebbero esibirsi sui palchi del mondo, compreso chi fa uso di droghe pesanti, chi si esibisce vestito da nazista, come certi gruppi metal, chi è stato accusato di violenza come certi rocker o personaggi della musica italiana. Tipo, giusto per fare due nomi, Gianluca Grignani o Cristiano De André.

Teach the youth.
Solo così potremo superare questo odio.

Jacopo Rudeboy

Personaggio sinistro particolarmente cinico e scostante. Ha iniziato in radio con un il format Rudeboy Salute su Burger Radio portando il reggae in una radio rap per poi finire a Rasta Radio a portare il rap in una radio reggae. Anarchico, sboccato, streight outta Lambrangeles, è arrivato insieme al suo compare Duke The Nightwalker alla 3 stagione di Flatbush su ReggaeRadio.it, l’unico programma radio ascoltato sia dai rasta che dalle gang salvadoregne. Per la redazione scrive di donne con la rubrica Gyal Powder oltre che altri eventi vari quando non è in giro a fare danni con qualche altro spostato. Hunter Thompson ha detto di lui… proprio niente.

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