Breve storia di YT e Solo Banton al Molecole Festival

Nemmeno i più navigati di noi che hanno passato un sacco di tempo nell’ambiente dei sound potevano immaginare cosa sarebbe successo veramente. Anche perché nessuno lo sa mai. Ascoltare i dischi dalle cuffie o dall’impianto ha una sua certa valenza che occupa il 99 % della nostra esperienza musicale, ma c’è sempre quel 1% che sfugge al nostro controllo e che risiede tutto nella improvvisazione. Una cosa che non può definirsi come il cavarsela in un momento complesso, ma al contrario è una forza vitale che permette a chi la possiede di adattarsi senza problemi alla situazione in cui si trova. Se, come un questo caso, il soggetto (o i soggetti) in questione sono perenni viaggiatori, abituati a vedere il mondo senza fermarsi mai, be’ sapete che vi dico? Che l’improvvisazione diventa un arte. L’8 luglio, a Pavia durante il Molecole Festival, in qualche modo abbiamo tutti provato l’arte dell’improvvisazione. Chi più, chi meno, si sentiva nell’aria, fin dalla mattina, quando ci siamo svegliati con la consapevolezza di avere ospiti di lì a poco Solo Banton e YT. La data era stata decisa da tempo, con svariati colpi di scena e cambi di programma manco fossimo Oronzo Canà durante il calcio mercato quando gli dicono che la società ha appena comprato tre quarti di Maradona. La data reggae del Molecole, gestita e organizzata da Toughest Sound e Spazio Musica, è riuscita a essere l’unica data del festival in qualche modo internazionale. Ci voleva il nome di un big e abbiamo trovato due pesi massimi, in coppia, direttamente sul palco a costruire lo show insieme al selecta. Perché è così che fa questa gente. Altro che Spotfy e i dubplate di Max Pezzali. Di mano in mano, di contatto in contatto, grazie anche al prezioso supporto di Dj Afghan, quel mattino dell’8 luglio sapevamo che avremmo sistemato la scaletta dello show di YT e Solo Banton direttamente in consolle, con i dischetti a portata di mano e le version di Scotch Bonnet. Vecchia scuola sound system all’inglese come non se ne vedono spesso da questi parti, padane e non.
A star bene, direbbe Afghan.


All’ora di pranzo arriva già il primo cazzo.
Solo Banton chiama Giki e lo informa del fatto che ha perso l’aereo. Per via di un incidente sulla strada. Lo sbattimento inizia a galoppare, ma Solo ci assicura che ha già pianificato un’altro volo e si presenterà non più a Linate (che ci tornava molto comodo) bensì a Malpensa. Orario di arrivo 18.10. La serata sarebbe stata parta dal gruppo di world music Marius, poi dai pupilli di casa ovvero gli Elements e infine da Solo e YT, verso le ore 23. A mezzanotte e mezza musica spenta e tutti a casa. Arrivederci e grazie.

Atterrare alla Malpensa alle 18.10, seppur con un po’ di noia, avrebbe comunque permesso a Solo di salire sul palco in tempo. Mentre YT arrivava comodo a Bergamo e si predisponeva a incontrare il Baio, io prendevo la macchina e andavo verso la Malpensa, mentre Giki restava in loco per sistemare il settaggio e fare il sound check. Arrivato all’aeroporto praticamente a Varese, la mia colonna sonora mentale ha selezionato automaticamente la tune di Big Youth dal titolo Screaming Target. Urlo, attacco di Dawn Penn e No, No, No. Il volo di Solo era in mega ritardo e sarebbe arrivato solo alle 20.10.
Nuvoloni densi all’orizzonte che minacciavano pioggia. Io ho letto per ore l’Internazionale e mi sono informato parecchio sulle tendenze pornografiche della popolazione mondiale, coadiuvato da un chiacchiericcio costante di personaggi assurdi che tornavano o partivano per le vacanze. Solo Banton è arrivato alle 20.45, stravolto come se avesse viaggiato in mare. Ha ingoiato un panino vegetariano che gli avevo portato e poi si è sparato con me Malpensa / Pavia a 150 orari statali incluse. Averlo in macchina era già di per sé un premio alla mia pazienza. Anche lui, però, di pazienza ne aveva avuta. Mi racconta che la polizia lo ha fermato al controllo documenti per le questioni della Brexit e che comunque si era fatto un bel po’ di aereo stando seduto aspettando solo di decollare. Comincio a pensare che il nome Toughest Sound sia più azzeccato se quel Toughest lo associamo a sfide, momenti in salita. La storia non ci piace se non è difficile.


Durante il viaggio, Solo si informa sulla città di Pavia e sul festival. Mi fa parecchie domande e noto che sta elaborando qualcosa. Si sta appuntando gli argomenti per gli speech della serata. Giro verso il suo hotel e notiamo che è vicino all’ospedale e che di fianco c’è una funeral service, pompe funebri notturne. “Va bene prendersi cura degli artisti” mi fa il boss made in England “Ma così è un po’ troppo”. Humor inglese allo stato puro. Nella hall ci accoglie un uomo spagnolo che non parla bene l’italiano e manco l’inglese. In una sorta di scenetta alla Benny Hill, riesco a mandare Solo in camera e a recuperare, nel mentre, YT che era stato portato in hotel poco prima. Appena si incontrano, i due amici si scambiano tipici sfottò da rudeboys che fanno scuola. Me li carico in macchina, arriviamo al Molecole e c’è giusto il tempo di buttarli sul palco.
Ora, sarà stata la fretta, sarà stata l’adrenalina o le gag durante il tragitto in macchina dall’hotel al festival (con un YT in grande spolvero), fatto sta che appena sono saliti sul palco è stato come liberare due tigri in mezzo a un giardino comunale. Con il castello visconteo sullo sfondo, il pubblico che non sapeva bene cosa aspettarsi e la consolle montata, Solo Banton e YT hanno iniziato a sparare una scarica di rime dedicate alla situazione davvero senza pietà. La selezione dei brani è cambiata circa dodici volte. Ogni tune, YT andava da Giki e gli suggeriva di metterne un’altra, e poi un’altra ancora. Il ritmo sempre a salire e i due cantanti, come dei felini esperti, sul palco a interpretare, regolare, gestire l’improvvisazione. Dischetti di Scotch Bonnet dalle valige, uniti al digitale portato direttamente su chiavetta da Londra, la serata è andata avanti fino alla fine senza fermarsi mai. L’energia del duo era così coinvolgente che anche senza sapere l’inglese alla perfezione si poteva intuire quello che stava accadendo. Stava succedendo che due veri maestri di sound system culture erano lì, alla portata di tutti, a dare una lezione. Non so quanti di voi capitino spesso nella Perfida Albione, ma per quanto mi riguarda, poterli avere lì, a Pavia, città universitaria, a cantare una strofa dopo l’altra era uno spettacolo unico. Boomsound, Dancehall School, Rasta says No sul riddim di Super Cat, giusto per citare qualche action.

Si chiude il Molecole con un ultimo freestyle. Le zanzare di Pavia, note per essere particolarmente infami, riescono a radunarsi in sciami e a essere più fastidiose delle forze dell’ordine presenti gratuitamente all’evento. Solo Banton aka the Kung Fu Master attacca a ingiuriare i mosquitos e YT gli va dietro: “Mosquito’s bites, no more mosquito’s bites.” la tune nasce così e sai che è vera perché stai vivendo la stessa cosa. Il bello di uno show da sound system è, come ho sempre detto, quel momento in cui ti rendi conto che stai vivendo un’esperienza. Si può assistere a un live o si può vivere, attivamente, l’esperienza. Come un questo caso.
A mezzanotte e mezza il concerto è finito e YT sarebbe dovuto ripartire poche ore dopo per tornare a Londra. Giusto il tempo di posare le borse a casa, gli strumenti e poi ci saremmo dovuti rimettere sulla strada. Abbiamo accompagnato YT a Orio al Serio, cullandolo con un po’ di roots fino al suo volo per poi tornare indietro, alle sei del mattino con gli occhi rossi e i Casino Royale in stereo. Il giorno dopo Solo avrebbe mangiato con noi e sarebbe ripartito da Malpensa nel tardo pomeriggio. Il tempo che ci separava dagli ultimi saluti era davvero poco e negli attimi che abbiamo continuato a stare svegli, le prime luci dell’alba avevano il giusto effetto a compimento di una giornata memorabile.

Devo dire che è ancora bello emozionarsi a 34 anni per un live. Un live che dura meno di un viaggio in aereo da Londra, che dura meno dei chilometri trascorsi in macchina da un aeroporto all’altro, che dura meno delle risate e dei bei momenti che ti porti dietro tutta la sera e i giorni successivi. Un live che nonostante la sua breve durata è talmente intenso da lasciare un marchio, quasi un tatuaggio, nella propria coscienza musicale e di vita.
L’highlight più grande, comunque, rimane quello di Giki che alle cinque del mattino si mette a dare la caccia alle zanzare annidate a casa, impugnando uno straccio tipo nunchaku e invocando l’aiuto dei ragni domestici, come un condottiero chiama l’adunata.

Mosquito’s bites, no more mosquito’s bites.

Jacopo Rudeboy

Personaggio sinistro particolarmente cinico e scostante. Ha iniziato in radio con un il format Rudeboy Salute su Burger Radio portando il reggae in una radio rap per poi finire a Rasta Radio a portare il rap in una radio reggae. Anarchico, sboccato, streight outta Lambrangeles, è arrivato insieme al suo compare Duke The Nightwalker alla 3 stagione di Flatbush su ReggaeRadio.it, l’unico programma radio ascoltato sia dai rasta che dalle gang salvadoregne. Per la redazione scrive di donne con la rubrica Gyal Powder oltre che altri eventi vari quando non è in giro a fare danni con qualche altro spostato. Hunter Thompson ha detto di lui… proprio niente.

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