LEE SCRATCH PERRY @ BIENNALE DI VENEZIA – ART IN A DANCEHALL STYLE

Tra le diverse cose interessanti che si possono vedere a Venezia durante La Biennale, quest’anno un evento in particolare ha attirato la nostra attenzione e quella degli amanti della reggae music.

Lee Scratch Perry e dj Starkee al Teatrino di Palazzo Grassi, in collaborazione con il Padiglione francese – Ph. Matteo de Fina

In questa 57. edizione all’interno della programmazione artistica di Studio Venezia presso il Padiglione francese la musica è la protagonista principale grazie ad un progetto guidato dall’artista Xavier Veilhan . Il concetto è semplice: trasformare il padiglione in un vero e proprio studio di registrazione; durante i 180 giorni di esposizione, infatti, diversi nomi del panorama musicale mondiale si alterneranno per dare vita a delle studio session aperte al pubblico, in modo che il processo creativo diventi attrazione principale e cuore della performance.

Tra i diversi artisti in cartellone, il 20 luglio è stato il turno del leggendario Lee ‘Scratch’ Perry il quale a seguito della sua performance al Padiglione francese si è esibito in un concerto al Teatrino di Palazzo Grassi. Io c’ero e ora vi racconto com’è andata.

Il Teatrino di Palazzo Grassi è uno spazio nel cuore di Venezia dedicato all’arte a 360 gradi. Potete andare a vedere una mostra, una proiezione, una conferenza oppure, come in questo caso, assistere ad un concerto.

L’ultima volta che sono andato al teatrino praticamente mi ci trascinarono di peso a vedere la performance di un noto musicista italiano accompagnato da un noto regista di fama internazionale. Al di là del fatto che prima di quella sera non avevo la più pallida idea di chi fosse questo musicista, non fui molto soddisfatto dalla serata: la musica non mi piaceva e l’artista era decisamente troppo eclettico per i miei gusti; mi sembrò una gigantesca pappardella di cose raffazzonate a cui non riuscivo a dare un senso compiuto nella mia mente, a cui la gente assisteva perché faceva figo essere lì. Nei 256 posti a sedere del teatrino, c’era una massa eterogenea di vecchi e giovani appassionati d’arte – pochi – vecchi e giovani appassionati di eventi mondani – la maggior parte – e vecchi e giovani malcapitati che non sapevano perché erano lì (indovinate a che categoria appartenevo io). Una noia mortale, insomma.

Lee Scratch Perry e dj Starkee al Teatrino di Palazzo Grassi, in collaborazione con il Padiglione francese – Ph. Matteo de Fina

Con queste premesse quando mi chiesero di andare al Teatrino ad assistere al concerto di Lee Scratch Perry ero un po’ combattuto tra l’inventare una scusa per non doverci andare e la curiosità di vedere Lee Scratch Perry a Palazzo Grassi. Un concerto reggae. A Venezia. In teatro. Seduti. E poi ero davvero curioso di vedere l’effetto che avrebbe avuto su un certo tipo di persone che magari sarebbero andate alla serata solo perché legata al circuito Biennale senza conoscere minimamente l’artista in questione. Inoltre era pur sempre il mio boss a chiedermelo (ciao Chiara) quindi alla fine decisi che forse non mi avrebbe fatto poi così male andare ad ascoltarmi un po’ di buona Reggae Music in un teatro – sempre che Perry fosse in vena di cantare.

Appena arrivato avevo già un paio di bicchieri di vino in circolazione (per farmi coraggio) e faceva un caldo bestiale. Ero in anticipo quindi la porta d’ingresso era ancora chiusa ma si stava già formando un capannello di gente in attesa di fiondarsi dentro per l’aperitivo pre-concerto. Guardandomi intorno e studiando un po’ le persone ho subito notato che la presenza delle tipologie “oddio cosa ci faccio qui”  e “che bello andiamo a teatro a vedere questo artista” erano in numero nettamente inferiore rispetto alle mie previsioni; c’erano invece diversi ragazzi già visti a mille concerti e alcuni signori più avanti con gli anni che si raccontavano a vicenda di come e quando avevano scoperto Lee Scratch Perry e altri aneddoti legati alla musica dell’Isola.

Lee Scratch Perry e dj Starkee al Teatrino di Palazzo Grassi, in collaborazione con il Padiglione francese – Ph. Matteo de Fina

Ero entrato da pochissimo e, mentre come tutti cercavo di farmi strada per arrivare all’alcool e agli stuzzichini, la hall principale cominciava a riempirsi molto in fretta: gente di ogni tipo si accalcava al bar e io ero abbastanza stupito dalla quantità di persone arrivate per l’evento, molte delle quali tra l’altro le conoscevo anche se provenivano tutte da contesti molto diversi tra loro e vederle tutte nella stessa stanza mi disorientava un pochino. C’erano studenti universitari, colleghi della mia ragazza che lavorano in Biennale, amici che frequento regolarmente e conoscenti che sono abituato a vedere a concerti o dancehall, c’erano il “vinaro” con i dreadlocks da cui compravo il vino quando abitavo vicino a Campo Santa Margherita e “il Nonno” (famosissimo Rastaman veneziano), c’era un gruppo di ragazzi africani che si vedono a tutte le serate, ma anche diversi personaggi dall’aria distinta e una quantità di persone che probabilmente non sapevano nemmeno chi fosse Lee Scratch Perry. C’era davvero moltissima gente, tant’è che una volta entrati in teatro, i posti a sedere si sono esauriti in dieci minuti e molte persone sono rimaste in piedi sui corridoi laterali. Io ero in piedi in prima fila in una posizione laterale e, guardando la sala, non potevo fare a meno di sorridere perché questa volta l’eterogeneità dei presenti si traduceva in un quadro curioso e colorato: nelle prime file c’era gente che con il cellulare si ascoltava Anthony B, John Holt e Peter Tosh mentre ciondolavano a ritmo di musica aspettando l’arrivo della guest star della serata, alcuni odori familiari mi lasciavano sia incredulo che divertito e, mentre Starkee (il deejay che accompagnava Perry) iniziava il warm up alcuni ballavano e altri guardavano incuriositi dai loro posti a sedere. Potevo sentire l’eccitazione delle persone che saliva lentamente ma inesorabilmente. Ad un certo punto da una porta laterale dall’altra parte della sala qualcosa si è mosso: finalmente faceva il suo ingresso in sala Mr. Upsetter accompagnato da un sincero e caloroso applauso.

Lee Scratch Perry e dj Starkee al Teatrino di Palazzo Grassi, in collaborazione con il Padiglione francese – Ph. Matteo de Fina

Non vi nasconderò che temevo il peggio. Prima che il concerto iniziasse ero ancora preoccupato di vedere una sala di gente annoiata con i meno interessati che piano piano si alzavano per andarsene al bar, ma sono felice di potervi dire che mi sbagliavo alla grande: dalle prime note spinte dall’impianto e dalle prime parole pronunciate da Lee Perry la situazione si è subito scaldata, inizialmente grazie alle prime file fin da subito in piedi a ballare, cantare ed applaudire per poi coinvolgere molto in fretta anche il resto della sala. In pochi minuti tutti erano in piedi a ballare, sembrava di essere ad un normale concerto reggae, un “Lee Scratch Perry ina Dancehall Style” come avrei potuto vederlo al Pedro a Padova o in qualsiasi altro luogo più “canonico”.

È difficile descrivervi la vibe che c’era e per questo ho deciso di farvi un piccolo video recap, purtroppo la qualità video non è il massimo e l’audio ho dovuto rimpiazzarlo perché si sentiva davvero male, ma credo che comunque le immagini possano trasmettervi, almeno in parte le sensazioni che ho provato e l’ottima presenza scenica di un Lee Scratch Perry in forma smagliante.

Quello che posso dirvi è che la prima cosa che ho pensato alla fine di questa strana serata è che come sempre la musica reggae ha una proprietà unificante capace di mettere assieme le persone più diverse tra loro, non importa che tu sia un appassionato esperto o una persona che ci si scontra per caso, quando parte la linea di basso non hai più scampo.

Reggae Music unites people.

Photo credit: Ph. Matteo de Fina

Paolo Delly De Cecco

Prolisso nel parlare, pigro nel fare, procrastinatore ma anche pignolo e, soprattutto, caustico. Ama il cinema, i videogiochi, la musica e le persone che hanno davvero qualcosa da dire. Gli piace scrivere. Odia più o meno tutto il resto, quindi se non siete nella lista delle cose che ama, beh... Avete capito.

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