La musica è ossigeno – Toots and the Maytals al Filagosto 2017

Di Riccardo Giki Delay

La vita di tutti i giorni porta spesso a dei cambiamenti di programma, bruschi ed obbligati. Così è iniziata la mia estate, che invece di condurmi, come tutti gli anni, ad alcuni festival italiani ed internazionali per realizzare interviste per Reggaeradio.it e per selezionare dischetti con la mia crew di addicted, mi terrà bloccato in pianura padana a prendermi cura del futuro. La sensazione è quella di essere in un ascensore, bloccato da un paio d’ore e in piena solitudine. Fuori la vita continua agitata, tutto si muove, tranne quel maledetto ascensore.

C’è anche un cartello a fianco del tasto d’emergenza: “Guasto”. Manca l’aria, nella mente si fanno spazio un po’ di disperazione e cattivi pensieri, per il poco tempo rimasto. Quando vedi tutto nero, non è la fame, ma la sensazione di non farcela mentalmente a sopportare la pressione, a quel punto si accende la luce dell’ascensore e si aprono finalmente le porte scorrevoli. La mente si ossigena e riprende la sua stabilità messa in crisi. La sensazione ultimamente è quella del blackout mentale, ieri in particolare, quella temperatura tipica dei Caraibi che si è stabilizzata nella pianura padana con percentuali di umidità del 100%, ha ricreato la stessa sensazione di mancanza di ossigeno che non aiuta a superare tensioni e difficoltà di tutti i giorni, dati ufficiali danno i TSO in aumento durante il periodo estivo. Un caso?

Questa volta però l’energia per far riaprire le porte ed avere una nuova iniezione di ossigeno arriva dalla musica, da quella in levare e la bombola d’ossigeno si chiama Frederick Nathaniel “Toots” Hibbert. Come al solito, per confermare il mio “delay”, arrivo a Filago pochi minuti prima del concerto e mi perdo l’esibizione di Jakala, giovane band bresciana [non fate come me, andate a sentirli]. Ai controlli c’è ancora Vito War, giusto il tempo di prendere una birretta e predisporre di un po’ di brain food per meglio abbandonare lo stress di lavoro e della guida nel traffico notturno dei vacanzieri, ed ecco qui che entrano i nuovi Maytals.

Arriva la prima vera boccata d’aria.

Poche strumentali di riscaldamento ed è l’ora di Toots Hibbert. La voce di quest’uomo è impressionante, tiene il microfono a quaranta centimetri dalla bocca ed ha una potenza vocale che a 75 anni molti artisti si sognano, passa senza problemi da mento e calypso a ska, rocksteady ed early reggae.

La particolarità di Toots è che gli piacciono il funk ed il blues, e si sente parecchio soprattutto nelle esibizioni live perché, nei bridge e nelle parti strumentali di molte tunes, sfoggia urletti alla James Brown, l’accostamento è facile visto anche l’abito di scena scelto dal coniatore del termine reggae [“Do The Reggay”], e inoltre spesso chitarra e cori sono in stile blues o addirittura gospel.

Passano le prime hit come “Country Road” e “Pomps & Pride”, il live cresce e anche Toots parla di pressione lanciando “Pressure Drop” che raccoglie un’ovazione da un pubblico partecipe per tutta l’esibizione; arriva quindi il momento dello step decisivo con “Funky Kingston”, che accelera decisamente il ritmo con uno scatenato Toots Hibbert divertito nel ballare ed incitare il pubblico a fare altrettanto. Questa volta la boccata d’aria la necessita colui che l’ha regalata in precedenza, saltare in quel modo a 75 anni è invidiabile, ma non ci sono supereroi,Toots riparte con qualcosa di più tranquillo come “Bam Bam”. Ripreso il fiato, sembra salire in cattedra, imbraccia la sua chitarra ed inizia a suonare un ritmo blues-rock anni ’60, con un cenno del capo partono basso e batteria in chiaro stile roots reggae, al giro successivo è tempo di organo, tastiere e chitarra in levare: mi è parsa una lezione su come fosse nato il Roots Rock Reggae.

La tensione continua a scendere e l’aria dei Caraibi si inizia a sentire intensamente nell’atmosfera per suoni e profumi.

Siamo quasi arrivati alla fine di questo concerto, tutti sappiamo quali tune arriveranno, si tratta solo di scoprire l’ordine, Toots decide che è il tempo di “Monkey Man”, ma non c’erano buttafuori a cui dedicarla, solo simpatici addetti al controllo del pacifico convivere del pubblico. Dopo aver riso un po’ sul significato di questa canzone è il tempo di quella che tutti considerano la hit numero uno di Toots Hibbert, ovvero “54-46 Was My Number”. Il pubblico è in delirio ed il vecchio animale da palcoscenico ne approfitta portando i “Give it to me” a “10 times” raggiunti con entusiasmo dalla massive.

Anche la posizione scelta, più per la vicinanza al chiosco della birra che altro, si è rivelata portatrice di aria fresca, questa volta in forma di visi noti che sono arrivati a Filago per sentire una leggenda vivente che non si era mai vista in zona negli ultimi anni, ognuno con la sua giornata da far scivolare via dalle spalle, perché è sì agosto, ma è martedì e il giorno dopo si lavora ancora, di nuovo in apnea.

Il concerto è finito, ma risalgo in macchina con il mio carico di ossigeno arricchito da utilizzare in questo periodo di pressione.

La musica è ossigeno.

(Photo credits: filagostofestival IG / Toots and the Maytals Official FB)

Chiara Nacchia

Chiara fa parte della famiglia di Sbeberz ormai da qualche anno. Coordinatrice della redazione, autrice di Island Pop e parte dello staff organizzativo di Reggaeradio, sa tutto quello che succede sull'Isola in tempo quasi reale. Dancehall lover to di bone, pseudo germanista e con background in politologia, può essere rintracciata a spasso per Berlino o mentre legge "Tell Me Pastor" sul Jamaica Star online.

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