Video Galore – Un’introduzione all’industria video giamaicana

In un epoca dominata dai social network, dove canali di diffusione come Youtube e Netflix la fanno ormai da padrone, quanti di voi si ricordano di quei “pionieri” di Muzik Media, con il loro inconfondibile reef di chitarra prima di ogni video? Se mentre ci pensavate vi è scesa una lacrimuccia, siete come me, avete assistito ad una piccola rivoluzione mediatica andata in atto in Giamaica (e anche nel resto del mondo) a partire dagli anni 2000.

Precedentemente girare un video era un privilegio concesso di tanto in tanto a quei pochi artisti che erano riusciti ad aprirsi un varco nei mercati statunitense ed europeo, dove peraltro esisteva una “domanda” grazie ai canali televisivi musicali. Basti pensare che in Giamaica, ancora negli anni ’90, il media più diffuso nelle case era la radio. Nel giro di pochissimi anni, in special modo grazie alla possibilità sempre più diffusa di accedere al web, e con l’avvento di tecnologie digitali più performanti e al tempo stesso più economiche, i videoclip di musica giamaicana hanno cominciato ad essere sempre più numerosi: improvvisamente per tutti gli artisti apparire in video diventò un must e finalmente tutta l’isola poteva ammirare le gesta dei propri eroi sul piccolo schermo (quello dei computer e successivamente degli smartphone).

In questo tipo di scenari, spesso la qualità veniva sopraffatta dalla quantità e per anni i videoclip che accompagnavano i tune giamaicani altro non erano che dei meri sottofondi visivi, spesso sulla falsariga di quello che nei primi anni 2000 era anche il “cinema” giamaicano (si vedano esempi come: Rudeboy: the Jamaican Don, Shottas o Third World Cop), ovvero un complemento estremamente didascalico ai limiti del trash.

Non c’è voluto molto tempo però, perché la creatività che ribolle nella piccola isola giamaicana trovasse una valvola di sfogo anche in questo campo: ecco così comparire una nuova generazione di registi e filmmaker ispirati e talentuosi, per la maggior parte provenienti da Kingston, ma con una formazione filmica di stampo statunitense. Registi e creativi come Jay Will, Gareth Cobran, Storm Saulter, Michael Tingling, Mykal Cuhsnie, Donisha Prendergast e molti altri, capaci nel giro di pochi anni di dare nuova linfa all’industria video giamaicana. Un piccolo salto di qualità che ha portato l’industria video agli standard occidentali e che da qualche anno sta contribuendo ad esportare in tutto il mondo la cultura giamaicana, sia sotto forma di musica sia creando un immaginario visivo da cui le varie contaminazioni in giro per il mondo continuano a prendere spunto.

Ad oggi i video musicali rappresentano la parte più fiorente dell’industria video giamaicana al ritmo incredibile di 20-25 produzioni a settimana. Il mix tra qualità proveniente dallo stile video hip hop statunitense e il “tocco” dei registi giamaicani, capaci di rendere autenticamente la vybe dell’isola con poche semplici immagini, ha fatto si che anche molti artisti internazionali abbiano scelto la Giamaica come location per i loro video, non ultimi Busta Rhymes e Jay Z.

Sfortunatamente esiste anche un rovescio della medaglia.

A fare le spese di questa situazione è proprio il settore cinematografico, che proprio grazie ai suddetti registi, sembrava potesse avere un nuovo ciclo vitale. Questa speranza purtroppo al momento sembra ancora vana a causa di problemi di varia natura, dalla burocrazia opprimente alla mancanza di connessioni tra le istituzioni che potrebbero risolvere il problema. Se la Giamaica dagli anni ’60 fino agli anni ’90 ha rappresentato la location ideale per tutte le pellicole dal sapore caraibico, oggi la totale mancanza di incentivi per le produzioni estere ha fatto si che nessuna grande pellicola abbia toccato l’isola dal 2010. Addiritura grazie a film commission più lungimiranti, molte delle storie ambientate in Giamaica vengono oggi girate a Trinidad e Tobago, dove saper recitare in un quasi perfetto patois giamaicano viene considerato un plus per ogni aspirante attore. Il danno per la Giamaica è enorme sia a livello di occupazione che di immagine. Soprattutto dopo che si è capito che le parti, quella creativa e quella tecnica, capaci di attirare anche investimenti esteri, non mancano.

Purtroppo se nei prossimi anni non verranno prese scelte per aiutare il cinema giamaicano saranno sempre più frequenti rappresentazioni dell’isola fuorvianti, frutto dell’interpretazione di persone esterne al contesto giamaicano. Noi confidiamo nel lento e duro lavoro dei giovani creativi giamaicani, che con tutti i mezzi a loro disposizione stanno lottando per ottenere lo stesso trattamento di riguardo riservato dal governo al settore turistico. In modo da riportare il nuovo cinema giamaicano ai fasti di The Harder They Come (ironia della sorte), girato nel 1972, ultimo film giamaicano ad aver avuto una eco mondiale.

Photo Courtesy of Imdb.com, Kingstonstyle.com e Largeup.com

Giovanni Shootist De Gaetano

Videomaker e regista, a volte dj, a volte soundboy, non ha ancora deciso cosa fare da grande. Eternamente combattuto tra l'essere un giramondo o rimanere chiuso in casa da vero professionista del divano. Da antropologo della domenica è affascinato dalla cultura giamaicana, a cui si aggiunge un passato da nipponista e una quotidianità a stelle e strisce. Ama inoltre il rhum overproof, la musica ad alto volume e combinare le due cose insieme alla buona cucina. Detesta l'ipocrisia, la vanità e qualsiasi varietà di cetrioli.

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