Quella volta che i Raging Fyah hanno suonato senza bassista

Devo essere sincera. Non sono una fan dei Raging Fyah dal giorno uno, anzi. Se ben ricordo li snobbavo abbastanza. Mi riferisco al biennio 2010-2011, di Reggae Revival ancora non si parlava e io non ero abituata alle band.

Quella tradizione faceva parte del passato dell’isola e non si sposava bene con il mio mind set dell’epoca. Percepivo però che qualcosa stava cambiando, e ‘Judgement Day’ tutto sommato non mi dispiaceva, sebbene non fossi molto cosciente di cosa stessero veramente facendo quei giovani che, nei discorsi di chi ne sapeva più di me, venivano spesso associati all’Edna Manley College.

Ricordo però bene il colpo di fulmine. La canzone era sempre ‘Judgment Day’ ma questa volta live al Reggae Jam del 2014. Riesco ancora a percepire l’emozione e la trasparenza di quella performance veicolata da una grande capacità espressiva del frontman della band, Kumar Bent.

Stiamo parlando di poco più di tre anni fa ma tante sono le cose successe a quella band di Kingston (e dintorni) che voleva fare roots rock reggae come si faceva una volta. Hanno firmato con VP, sono stati candidati ai Grammy con Everlasting (2016) e hanno girato molto, moltissimo. “Abbiamo fatto 300 show in 2 anni,” mi ha detto ieri sera Kumar dopo lo show allo Yaam. Un concerto che attendevo da molto, appunto perché i Raging Fyah sono una di quelle band che ti fa capire perché lo fai, perché facciamo tutto questo: gli sbatti, gli impegni, le email, le telefonate, insomma di base perché sono parte della famiglia di Reggaeradio.

Non è stata un’intervista quella post-concerto, e nemmeno una chiacchierata, ma un flusso di parole, poche ma ben calcolate. Mi ero portata lo zoom, così per due domande da inserire in questo report, qualcosa sui nuovi progetti in vista, ma non me la sono sentita.

Poco prima del concerto mi era stato annunciato dal team che Pele non ci sarebbe stato. Sbrigativamente mi hanno menzionato dei problemi di salute. “Come si suona il reggae senza il basso?”– ho chiesto mentre cercavo un bilanciamento tra la preoccupazione per il membro della band e il tentativo di non sembrare invadente. “Eh, abbiamo provato a mettere insieme qualcosa”.

I Raging Fyah non sono una backing band ma un gruppo vero che ieri sera ha dimostrato, durante la data di Berlino, la quartultima di un ennesimo tour, di sapersi sostenere musicalmente quando manca uno strumento, ed empaticamente, quando la testa e il cuore sono da un’altra parte, come se nulla fosse, in un impeccabile viaggio musicale tra i loro album e un paio di cover ben scelte: ‘No Woman No Cry’, e il loro capolavoro da We Remember Dennis Brown, ‘Milk & Honey’.

Per quasi due ore, i Raging Fyah meno Uno hanno regalato al pubblico di Berlino esattamente quello che io personalmente cerco nella musica che amo: uprightness, healing and love. Mi sono resa conto di quanti dei loro pezzi siano in realtà da tempo parte della mia ‘playlist immaginaria delle canzoni che non mi stancano mai: Brave, Dash Wata, Nah Look Back, Running Away, Ready for Love e Jah Glory per citarne alcuni.

Il club non era pieno come lo sarebbe potuto essere per un nome così ma in qualche modo sembrava che tutti fossero lì per un motivo: supportare la band in un momento difficile, anche se non era stato fatto alcun annuncio ufficiale. Mi è capitato raramente di vedere un pubblico così eterogeneo e inaspettato. Mi era successo qualcosa di simile a Londra per Chronixx qualche anno fa ma la Germania non ha la diaspora caraibica e, ai concerti reggae, non incontri l’equivalente teutonico di tua zia e tua madre. Ieri invece era un po’ così e ho capito perché: la band ama il suo pubblico tanto quanto i fan amano i Raging Fyah. Lunghi minuti di applausi hanno accompagnato gli inchini della band che si è subito dopo avvicinata ai fan. Uno per uno, hanno parlato, abbracciato, posato nelle foto, selfie, autografato merch, tanto che ad un certo punto siamo stati invitati ad uscire, tutti compresa la band, perché lo YAAM stava chiudendo.

Ancora tre date per tornare in Giamaica e prepararsi velocemente alla Welcome to Jamrock Reggae Cruise (13 novembre) e al Wicky Wacky Festival (9 dicembre). Questo tour non lo dimenticheranno facilmente anche se si spera che tutto si risolva positivamente e nel minor tempo possibile.

I Raging Fyah ieri sera hanno infranto un tabù: hanno dimostrato che, in una situazione di emergenza, sarebbero in grado di suonare un concerto senza bassista anche se tutti sappiamo che il drum&bass è l’essenza della musica che amiamo, ma soprattutto che un fratello è insostituibile. Si può fare ma non è la stessa cosa.

L’intero concerto è stato dedicato a Delroy ‘Pele’ Hamilton. Get well soon, Pele.

 

 

 

Chiara Nacchia

Chiara fa parte della famiglia di Sbeberz ormai da qualche anno. Coordinatrice della redazione, autrice di Island Pop e parte dello staff organizzativo di Reggaeradio, sa tutto quello che succede sull'Isola in tempo quasi reale. Dancehall lover to di bone, pseudo germanista e con background in politologia, può essere rintracciata a spasso per Berlino o mentre legge "Tell Me Pastor" sul Jamaica Star online.

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