Shot #1: Bengala

Benvenuti su Trigger! Una rubrica nuova di zecca per inaugurare al meglio la nuova stagione di reggaeradio.it. L’idea era quella di aprire un piccolo corner di recensioni esplosive, Trigger style appunto, per avere tutte le info giuste sulle produzioni più interessanti da tenere sotto mano in questa lunga stagione che ci aspetta. Poi però abbiamo pensato che in questo piccolo corner forse ci stava bene anche uno spazio in più, uno spazio per l’artista per dire la sua su quanto ha prodotto e su come maneggiare al meglio la sua musica.

Ci trovate qui, due volte al mese in un back-to-back potenzialmente infinito, una scarrellata di tunes, album, mixtape e quant’altro serva per godersi al meglio la lunga stagione di musica che ci attende.

Spariamo il primo colpo di Trigger con due tipi parecchio loschi, due che con le parole ci sanno fare alla grande e che hanno messo insieme testa e rime, raggamuffin e hip-hop per creare un suono nuovo e allo stesso tempo antico, un suono di cui di sicuro avevamo bisogno, stiamo parlando di Attila e Egreen e del loro Bengala.

Nuova la combo, ma concetto ben radicato nella tradizione della black music soprattutto East Coast americana, Bengala ci ha stesi e poi ci ha rimesso in piedi più forti di prima ed è stato davvero un piacere poterne parlare con Attila.

Come è nato il progetto? Chi ha convinto chi a tirare fuori la tigre del Bengala? A proposito… come mai il nome Bengala?

Allora il progetto è nato dopo la collaborazione fatta con Egreen per Soldiers, pezzo che trovate come bonus track dentro Bengala ma che era uscito per More Hate, album di Egreen del 2016. Da lì è stato tutto molto spontaneo, la combination ci piaceva e spaccava pure e da lì siamo partiti. In effetti probabilmente è stato Nicholas a propormi di sputare un po’ di rime insieme sugli strumentali di Da Shanin degli Smif-N-Wessun, disco leggendario e cruciale per chi ne capisce di rap e anche per quelli a cui piace la componente ragga anni ’90 all’interno di dischi rap. Possiamo quindi dire che la tigre del Bengala è venuta fuori su stimolo di Egreen all’inizio anche se devo dire che è un tipo di sonorità che ho sempre ascoltato e ritengo molto mia.

Il nome nasce dall’assurdità del progetto, nel senso che in una giungla di arrivismo musicale e personale, uscire con un progetto totalmente underground e totalmente invendibile (visto che le basi sono appunto degli Smif-N-Wessun) è stato un po’ uscire come delle tigri. Poi in realtà rappresentando la parte più raggamuffin io rappresento più il leone, il leone e la tigre come la tune dell’album.

Abbiamo per le mani la versione digitale, ma si sente il suono che fruscerebbe da dio sul vinile. Come avete in mente di sviluppare il disco dopo la diffusione online? Avete già fatto un primo live, com’è andato?

Il disco al momento è in free download su southfresh.it (big up! Alberto Pepe), che è un marchio molto street e che rappresenta bene lo stile di questo mixtape. Per quanta riguarda la possibilità di copie fisiche non ho idea se avverrà o non avverrà, se avverrà sarà in maniera molto piratesca…

Il primo live è andato benissimo, una vera figata, ne abbiamo un po’ di altri in programma e invito tutti a venirci a vedere perché è veramente divertente.

Poi vi anticipo che abbiamo in mente di andare avanti con il progetto in futuro togliendo anche proprio i nostri nomi e uscendo direttamente come Bengala, e abbiamo già proposte da diversi beat-maker e ne siamo davvero felici.

In Bengala avete nascosto tante piccole citazioni musicali e tanti messaggi più o meno espliciti (ad esempio tu parli dei talent show in un paio di brani dicendo cose tipo strong like me when I refuse x-factor…). Puoi raccontarci un po’ di questo aspetto?

Intanto grazie per la domanda perché vuol dire che vi siete ascoltati il disco! Cosa che purtroppo non succede quasi mai: pensa che non abbiamo risposto ad alcune interviste perché sembrava quasi che ci stessero facendo un favore a farci l’intervista.

Io personalmente ho preso questo progetto dal punto di vista della scrittura e penso di aver scritto un sacco di rime davvero fighe, nello specifico quella di X-Factor nasce dal fatto che da circa due anni se sei qualcuno che fa concerti in Italia ricevi sempre le telefonate di X-Factor in cui ti viene assicurato che passerai i provini e andrai avanti nel programma. E al di là del fatto che io odio i talent questa è una cosa che fa davvero ridere: visto che il trend era la crescita di suoni dancehall, e basta guardare le classifiche billboard americane allora io sarei dovuto essere quello che canta “La luna bussò” o simili in versione dancehall… Poi le rime contro i talent le ho sempre fatte, anche in Soldiers dico “my talent is a show, no talent show mi a deal with”. E questo proprio per come è visto ed è fatto il talent show in Italia, perché in altre realtà la situazione è ben diversa: in Giamaica Romain Virgo è uscito da un talent o lo stesso X Factor UK è un programma completamente diverso da quello italiano dove invece la musica è solamente un problema e non la soluzione dei problemi.

Tornando alle rime, Egreen ha ovviamente uno stile molto particolare, molto crudo e diretto nello scrivere e io l’ho seguito ma ho tenuto sempre il mio stile che è quello di cercare un argomento su cui far poi ruotare il pezzo, con accenni un po’ a Kabaka Pyramid.

Tu stai lavorando su tante cose, stai sperimentando come sempre, stai sul palco, stai in dancehall, fai live con la band e ora anche il rap con Fantini. L’idea è che ti riesce tutto, che sei versatile e che puoi davvero cantare su qualsiasi cosa. Si esagera o effettivamente ti trovi a tuo agio anche sui beat Bengala? Hai dovuto modificare qualcosa del tuo stile per questa street release?

La verità è che finchè mi troverò a mio agio e renderò credibile ciò che sto facendo, continuerò a farlo e continuerò a spingermi verso cose sempre diverse e imprevedibili.

In dancehall mi trovo bene ed è il mio posto, avere una band alle spalle è addirittura ancora meglio, sui beat hip-hop riesco ad usare delle skill raggamuffin che ormai non uso più nella struttura delle canzoni che scrivo, sto facendo un disco pieno di cose che mi piacciono moltissimo e pieno di cose che la gente non si aspetta da me. Io vivo di musica e vivo per la musica, faccio tutto quello che mi piace e ho sempre voglia di fare qualcosa di nuovo e di originale che mi possa permettere di andare in giro a suonare e di farmi piacere alla gente. Ma se non piaci a te stesso è difficile che tu possa piacere alla gente.

Trovate Bengala in free download qui, e per sapere tutto sui progetti solisti di Attila e Egreen e per tutte le novità su Bengala, segnatevi i loro canali social personali: Attila, Egreen e la pagina youtube di Bengala.

Trigger vi aspetta a breve con lo shot #2 questa volta con un ospite made in UK!

 

Federico Di Puma

Federico Di Puma è nato a Milano nel 1988. Ha una laurea in Storia Indiana e negli ultimi tre anni ha passato almeno tre mesi in India ogni anno. Compra spesso dischi di artisti che non ha mai sentito nominare, qualcuno di questi a volte è addirittura bello.

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