Chapter 6 : Jah Shaka @ Sottotetto Soundclub (Bologna, 14 Ottobre 2017)

Ciao, anzi, bentornati alla rubrica Dub IT!
Qui è Ale che vi scrive da Pisa in un pomeriggio autunnale di novembre, infreddolito dalle temperature scese rapidamente dopo un fine settimana soleggiato..siete pronti a ripartire per una nuova stagione carica di recensioni, report e approfondimenti sul mondo Dub Italiano (e non solo) ?

In questo primo articolo vi parlerò di un evento che si è svolto lo scorso 14 ottobre a Bologna organizzato dai 48 Roots Sound System presso lo storico Soundclub Sottotetto:
The Mighty Jah Shaka!

“The Mighty Zulu Warrior” mancava da quasi sei anni nel capoluogo emiliano e l’ultima sua apparizione in Italia risaliva al 5 gennaio 2017, dove insieme ai Dreadlion Hi-Fi, ai Dread Movement, e amplificato da Imperial Army Sound System, ha riempito il Live Music Club di Trezzo sull’Adda (Milano) per la gioia dei numerosi presenti.

Per chi non lo sapesse, Jah Shaka inizia la sua carriera come operator sul Freddie Cloudburst Sound System all’inizio degli anni ’70 per poi metter su il proprio impianto raccogliendo grandi consensi dalla massive grazie alle sue session cariche di messaggi spirituali forti uniti, a sonorità caratterizzate da bassi molto potenti e ritmi della batteria incalzanti che hanno reso negli anni le serate di Shaka uniche e inimitabili.

Basti pensare che nel 1980 Jah Shaka recita se stesso nel film “Babylon”, per capire il livello di notorietà a cui era arrivato appena qualche anno dopo la nascita del suo sound system.
Negli anni, grazie alle numerose collaborazioni con cantanti come Max Romeo, Tony Tuff, Johnny Clarke, Vivian Jones o Twinkle Brothers, il suo nome è sempre rimasto sulla bocca di tutti e il suo “Warrior Style” è continuato ad essere fonte di ispirazione per le nuove generazioni.

Dopo questa piccola introduzione potete ben capire che c’erano tutti gli ingredienti per una serata epica:

  • Bologna è una yard storicamente molto frequentata da tutti gli appassionati del centro-nord Italia, più a portata di mano rispetto a Milano per chi viene dal sud;
  • Ottobre è un mese di transizione, né troppo caldo né troppo freddo, ideale per muoversi;
  • Il sound dei 48 Roots è una garanzia;
  • Jah Shaka.

Per non perderci neanche un minuto, ci siamo mossi dal centro città di Bologna poco prima delle 23 così da arrivare presto al Sottotetto ed evitarci la fila, ma con grande stupore una volta parcheggiata la macchina ci siamo trovati davanti ad una situazione che generalmente si ha verso mezzanotte:
un centinaio di persone erano già presenti, chi in fila a fare la tessera, chi appena arrivato, chi all’entrata e chi già dentro a godersi le prime note passate dai due imponenti stack dei 48 Roots Sound System, montati agli angoli del Sottotetto per garantire una diffusione sonora all’altezza della serata.

Giovani e meno giovani provenienti dalla Sicilia, dalla Puglia, dalle Marche, dall’Abruzzo, dalla Campania, dal Lazio, dall’Umbria, dalla Sardegna, dalla Toscana e ancora dal Veneto, dalla Liguria, dalla Lombardia, dal Piemonte, dal Trentino e addirittura dalla Valle d’Aosta insomma, un insieme di appassionati di good vibes provenienti da tutto lo stivale stava pian piano raggiungendo il Sottotetto Soundclub che, per una notte, per tutti, è diventato il punto di ritrovo per tutti gli amanti della #SoundSystemCulture.

Dopo le prima ora trascorsa fuori a salutare gli amici arrivati da tutta Italia, sono finalmente riuscito ad entrare verso mezzanotte per assaporare la selezione di Small Axe e Taio accompagnati al microfono dal veterano Uncle-D: ormai i 48 Roots rappresentano una garanzia nel loro genere grazie alla selezione che contiene brani molto ricercati che attraversano il periodo d’oro a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80; gli appassionati ormai li conoscono e rispondono alla grande alla loro selezione ballando e cantando le canzoni più conosciute.

Poco dopo l’una e mezzo si è presentato Jah Shaka dietro alla consolle e con molta calma ha iniziato a sistemarsi le bandiere raffiguranti Haile Selassie I appendendole al muro in un momento mistico dove tutta la massive era intenta a osservare la scena già pregustando ciò che stava per succedere.
Ed ecco che dopo una decina di minuti il leggendario selector prende il controllo della consolle iniziando a selezionare dal suo box: dopo qualche brano di riscaldamento non è più il momento di scherzare, siamo ad una session di Jah Shaka e tutte le aspettative sono state pienamente soddisfatte. Il Sottotetto è pieno all’inverosimile, muoversi all’interno risulta un’impresa molto ardua e, appena si trova uno spazio dove si riesce a respirare un pò, sembra di aver raggiunto la salvezza.

La notte scorre veloce, accompagnata dalle note basse sparate a tutto volume dal sound, e tutta la massive salta all’unisono e si gode le vibrazioni fino all’ultima nota, trasmettendo sorrisi e condividendo amore col prossimo.

Jah Shaka sembra posseduto, e tra un discorso al microfono e una delle sue danze trova anche il modo di far esaltare ancora di più la folla proponendo una selezioni di brani dub italiani (dai Moa Anbessa agli ultimi lavori firmati I-Tal Soup Records) molto apprezzata dai numerosi partecipanti rimasti tutta la notte a scatenarsi al Sottotetto.

L’ultimo brano della serata, accompagnato dall’ultima danza e dall’ultimo (lunghissimo) saluto di Jah Shaka viene messo alle 7.30 di domenica mattina: i presenti all’interno della sala sono ancora tantissimi, centinaia, e l’applauso finale è un momento liberatorio che unisce l’ammirazione per Jah Shaka alla gratitudine per aver passato una nottata memorabile, unica, qualcosa che rimarrà nei ricordi per anni e anni.

Perché un evento che riesce a far muovere gente da tutta la penisola e a creare una grande famiglia che per una notte balla e canta a squarciagola canzoni che parlano di libertà, fratellanza e amore, può essere considerato qualcosa di eccezionale che difficilmente si ripeterà.

Quindi concludo questo breve reportage ringraziando tutta la massive italiana che si è sbattuta per partecipare a questa serata epica, ma soprattutto grazie ai 48 Roots Sound System e al Sottotetto Soundclub, senza i quali niente di tutto questo sarebbe stato possibile.

E come ultima considerazione vorrei dare un suggerimento a tutti i giovani lettori che si stanno avvicinando a questa cultura musicale: una session di Jah Shaka è un’esperienza (ancor prima di essere una serata), se ancora non l’avete visto, rimediate al più presto!

Alla prossima!

Alessandro Marazia

Ariete '88 nato a Pisa da madre sassarese e padre pugliese. Il primo incontro con la musica in levare è stato coi Sud Sound System all'età di 13 anni, due anni più tardi la prima volta al Rototom Sunsplash a Osoppo che gli ha insegnato a guardare il mondo da un altro punto di vista. Il senso di pace e di comunione tra le persone lo ha indotto a tornare in Friuli ogni estate fino al 2009. Dopo un primo periodo passato nelle dancehall, ha riscoperto la bellezza delle origini tornando a suoni più roots. Oggi frequenta serate dove è presente un sound system, il suono si può "toccare" e il messaggio è il vero protagonista.

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