Anche ai vichinghi piace il reggae

Bentornati sulle colonne di Jamaica Goes Global su Reggaeradio.it, comincia una nuova stagione e come da tradizione andremo alla ricerca delle reggae band e dei deejays dai paesi più improbabili del mondo dove venir scossi dai bassi di un sound system o da una chitarra in levare.

Cominciamo questa seconda stagione con l’Islanda.

Ora, provate a pensare intensamente all’Islanda, cosa vi viene in mente? A me freddo, geyser, foche, una divertente nazionale di calcio che andrà ai prossimi Mondiali (nel caso steste cercando una squadra da tifare quest’estate) e navi vichinghe. Se poi penso a che musica possa essere popolare lassù la mente va istantaneamente a Bjork, Sigur Ròs e a una musica elettronica tanto sperimentale quanto minimale. Insomma non sembra proprio il posto dove poter ascoltare del buon reggae.

E invece…

Una delle cose belle di questa musica è che davvero ovunque si vada nel mondo c’è una scena, piccola o grande, con musicisti e appassionati che sono stati in grado di miscelare al meglio le sonorità caraibiche con le tradizioni e le culture del proprio territorio. Anche in Islanda abbiamo trovato un scena ricca e interessante, per quanto molto giovane, e ve la presentiamo con tre band di spicco.

 

Hjàlmar

Pare che l’estate del 2004 sia stata stranamente lunga e calda in Islanda, e forse proprio questo inaspettato tepore è servito da catalizzatore per la formazione della prima reggae band islandese. Da allora gli Hjàlmar hanno suonato in lungo e in largo, sono stati in vetta alle classifiche, hanno vinto diversi premi in patria. In più hanno prodotto ben otto album di cui uno, IV, addirittura registrato in Giamaica sotto la sapiente produzione di Cat Coore dei Third World, con Dean Fraser a dirigere i fiati e Robbie Lynn alle tastiere.  Di questa esperienza hanno anche prodotto un piccolo documentario che trovate qui: l’ingenuità e la genuinità con cui questi ragazzi registrano in Giamaica cantando esclusivamente in islandese fa bene al cuore e ci dimostra ancora una volta quanto questa musica possa unire popoli e culture distanti.

Ojba Rasta

Altra band imprescindibile nel panorama islandese sono gli Ojba Rasta. Attivi dal 2009, questa band di undici elementi di Reykjavik mescola suoni giamaicani con suoni da world music quasi balcanica con i fiati a farla da padrone in molti brani. La presenza di un organo dub e di un basso tuba nella formazione rende il loro suono davvero peculiare e non c’è da stupirsi davanti al loro crescente successo sull’isola.

AmabAdamA

La band più giovane tra queste (attivi dal 2013) è anche quella con il suono più internazionale e orecchiabile. L’album Heyrðu mig nú contiene la hit Hossa Hossa e altri pezzi notevoli in cui si può apprezzare il buon dj style del frontman Gnúsi Yones. Ad accompagnare la voce maschile c’è quella femminile di Salka Sól, artista poliedrica che oltre a cantare è anche attrice, doppiatrice e presentatrice televisiva.

Il reggae in Islanda cresce e si sviluppa, mescolandosi alla tradizione e ai suoni locali. Ora non gli resta che salire su una nave vichinga con un buon carico di reggae vibes locali e solcare il mare per portarlo in giro per il mondo. Big ship sailing on the ocean diceva qualcuno, e i vichinghi in questo sono sempre stati maestri.

Federico Di Puma

Federico Di Puma è nato a Milano nel 1988. Ha una laurea in Storia Indiana e negli ultimi tre anni ha passato almeno tre mesi in India ogni anno. Compra spesso dischi di artisti che non ha mai sentito nominare, qualcuno di questi a volte è addirittura bello.

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