Shot #3: Le Savoir Faire

Anche questo mese Trigger non vi lascia soli, e dopo aver fatto con Rudebwoy una capatina a Londra per parlare con Mr. Williamz andiamo ora a Saint Etienne, Francia, per conoscere L’Entourloop e il loro ultimo lavoro, Le Savoir Faire.

Ho scoperto L’Entourloop qualche mese fa quasi per caso mentre girovagavo sonnacchioso tra le playlist di Youtube. Dal nulla, inaspettatamente, è partito il beat di Sun Is Shining di Bob Marley, ma al posto del king of reggae la voce che produceva rime era quella di Nas con Ain’t Hard To Tell.

Ho ascoltato questo remix in loop per un bel po’ di giorni, e intanto mi sono avventurato sempre più nel viaggio musicale di questi due pazzi quanto prolifici produttori francesi che amano suonare dal vivo con maschere da vecchietti. Originari di Saint Etienne, gli Entourloop hanno una missione molto chiara, unire i beat dell’hip hop con lo stile e il flow proprio della dancehall giamaicana. Dopo una marea di remix esplosivi con combinazioni difficilmente immaginabili (Afu-Ra e Ken Boothe, Wu Tang Clan e Carl Dawkins solo per citarne un paio) hanno prodotto nel 2015 il loro primo album intitolato Delight For Old Chicken, e dato ora alle stampe il secondo lavoro, Le Savoir Faire.

18 tracce con sonorità molto diverse e una mare di ospiti capaci di destreggiarsi su i ritmi più disparati, non potevamo certo perdere l’occasione di intervistarli per Trigger!

Benvenuti su Reggaeradio.it! Descrivete il vostro suono come Banging Hip Hop Inna Yardie Stylee, come siete arrivati a questa idea per le vostre produzioni?

Tutte le persone coinvolte nella crew sono appassionate di deejaying e della cultura dei mix. Alcuni preferiscono il turntablims, altri l’hip hop e altri ancora sono più attratti dal mondo dei sound system, e le nostre differenti influenze ci aiutano a creare questa combinazione di stili. Poi noi pensiamo che il reggae e l’hip hop trattino molto spesso di tematiche simili, considerando anche l’enorme influenza che la Giamaica ha avuto su tutta la cultura hip hop. Ci sembra quasi normale mischiare tanto i due generi.

Come funzionano le vostre produzioni? Lavorate dall’inizio con gli artisti o preparate voi i riddim e poi cercate l’artista giusto per la vostra musica?

Lavoriamo in modo diverso a seconda dell’artista. Il processo creativo è abbastanza semplice, creiamo dei piccoli loop del beat e li usiamo per tirare fuori idee e tematiche con gli artisti. Spesso incontriamo gli artisti in giro quando siamo in tour, o ai festival ed è utile avere qualche piccolo beat pronto. Poi ovviamente invitiamo spesso gli artisti in studio da noi o se non riusciamo ad incontrarci di persona ce la caviamo online. E’ fondamentale uno scambio continuo con gli artisti per creare le combo migliori, e cerchiamo sempre di offrire loro la maggior possibilità di scelta, anche se non è sempre facile.

Da Delight For Old Chickens a Le Savoir Faire si possono sentire diversi cambiamenti nel vostro sound, ce li raccontate?

Per questo album abbiamo avuto un approccio un po’ differente, volevamo qualcosa più vicino alle nostre prime influenze e alla soundsystem culture. Proprio per questo abbiamo tanti Mc’s dal Regno Unito con noi in Le Savoir Faire. In termini di produzione ci siamo presi molto tempo anche perchè oltre ai cantanti volevamo avere anche dei musicisiti su tutte le tracce e questa è stata una cosa nuova per noi. Abbiamo cambiato un po’ il nostro processo creativo in questo album e lo cambieremo di nuovo per continuare a sperimentare con le prossime produzioni.

Tra le sonorità nuove che avete in questo album c’è quella di Panda Dub, invitato sulla traccia Le Bonheur. Come avete scelto di fare un pezzo dub? E come è nata la collaborazione con Panda Dub?

Panda Dub è un nostro amico, vive non lontano da noi e ci incontriamo spesso in tour. Ci siamo detti più volte durante gli anni che avremmo dovuto fare qualcosa insieme, finalmente ce l’abbiamo fatta e siamo davvero felici della traccia che ne è uscita! Oltre ad essere amici, siamo anche dei grandi fan del suo stile e delle sue produzioni, e volevamo chiudere l’album con il “boss dello steppa dub style”. Seguiamo molto la scena dub francese, le produzioni di gente come High Tone, Brain Damage e Zenzile influenzano molto anche il nostro sound.

Avete lavorato con moltissimi cantanti diversi, dai più affermati come Tippa Irie e Skarramucci a gente molto meno nota. Di questi c’è qualcuno che è ancora poco conosciuto ma che potrebbe diventare una star nei prossimi anni?

Tutti gli artisti con cui abbiamo lavorato hanno talento, poi il successo dipende da molti fattori, opportunità, lavoro, fortuna…In questo album abbiamo alcuni dei migliori MCs della loro generazione, Tippa Irie, Rodney P, Troy Berkley sono tutti pionieri della scena europea. Ma anche i vari Biga Ranx, Charlie P, Lmk, Hatboy Harry, Blimes Brixton, Ruffian Rugged sono molto talentuosi. E’ difficile fare un nome, noi teniamo gli occhi aperti su tutta la scena!

Trigger vi aspetta a breve con lo shot #4, who will be the next?!

 

Federico Di Puma

Federico Di Puma è nato a Milano nel 1988. Ha una laurea in Storia Indiana e negli ultimi tre anni ha passato almeno tre mesi in India ogni anno. Compra spesso dischi di artisti che non ha mai sentito nominare, qualcuno di questi a volte è addirittura bello.

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