This is not our fight – La Giamaica è uno dei 35 Paesi che si è astenuto dal votare la risoluzione dell’ONU su Gerusalemme

Chiunque non si sia ritirato sull’Himalaya nelle ultime settimane, anche se probabilmente la notizia avrà raggiunto anche quelle vette, sarà venuto a conoscenza della cosiddetta “Trump Declaration” o “Jerusalem Declaration”. All’inizio di dicembre, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di voler spostare l’ambasciata americana di Israele a Gerusalemme (possibilità già considerata dal congresso americano sotto altre presidenze e ribadita in campagna elettorale), riconoscendo Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele e prendendo così una delle decisioni più delicate per la politica estera americana degli ultimi 70 anni. Non solo, facendo ciò, l’America ha deciso unilateralmente ciò che tutta la comunità internazionale, sotto l’egida dell’ONU, aveva sempre rifiutato. La dichiarazione ha sollevato forti critiche in tutto il mondo, diventando la miccia per nuovi scontri nei Territori Palestinesi.

Sulla questione si è espressa anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite giovedì 22 dicembre dopo che gli Stati Uniti avevano esercitato il diritto di veto nei confronti della risoluzione del Consiglio di Sicurezza: in poche parole l’ONU voleva dichiarare che il riconoscimento unilaterale di Gerusalemme come capitale è nullo, e continuare a ribadire la posizione presa in precedenti risoluzioni, ovvero che le rappresentanze estere devono avere sede a Tel Aviv, e non nella Città Santa.

Dopo varie minacce da parte dei rappresentati strip&star, l’assemblea ha votato comunque compatta, approvando la risoluzione:

Tra i 35 Paesi che si sono astenuti (nella grafica marchiati in giallo), si possono notare diversi membri del CARICOM tra cui la Giamaica. Sebbene la posizione della piccola isola del Caraibi sia passata inosservata agli analisti internazionali, ciò non poteva venire ignorato dai media locali e dagli amanti dell’isola.

Secondo l’editoriale del Gleaner, la posizione del governo guidato dal primo ministro Holness sarebbe stata vile: dopo aver evitato di votare alla recente risoluzione UNESCO sui Territori Occupati, scomparendo letteralemente dall’aula al momento del voto, è arrivato questo. Nessun media giamaicano si sognerebbe di attaccare il “rapporto privilegiato” con gli Stati Uniti ma molti si sono chiesti perché non si sia continuato a supportare la tradizionale “soluzione dei due stati”.

L’analisi però non finisce qui. La scelta del governo Holness, infatti, non è solo una questione che riguarda la politica estera di Trump & Co. L’editorialista ricorda anche un fatto quasi completamente ignorato dalla stampa giamaicana (figurarsi internazionale) da non sottovalutare: a gennaio 2017, il PM giamaicano visitava Israele ed incontrava Bibi, diventando il primo capo di stato del Paese a compiere questo gesto.

Il fatto che la Giamaica fosse tra i sei astenuti del CARICOM è motivato non solo dalle relazioni con gli States, ma anche dalla rinnovata amicizia con il governo Netanyahu, con cui Andrew Holness ha da poco posto le prime basi per future cooperazioni.

In Giamaica si sono sollevate varie voci critiche tra cui chiaramente quella dell’opposizione: il PNP dice che avrebbe mantenuto la ‘posizione tradizionale’, votando a favore, come d’altronde hanno fatto altri “colleghi” della regione, vedi Barbados, Belize e Dominica (non serve citare Cuba che fa storia a sé).

Nei giorni successivi, magari qualcuno si sarebbe potuto aspettare qualche dichiarazione da parte del JLP o del Ministro degli Affari Esteri ma non è arrivato molto. Proprio oggi però dalle colonne dell’Observer, un certo Fabian Lewis ha riassunto in “Abstaining from voting on Jerusalem at the UN a good move”, quello che è probabilmente il pensiero di una parte dell’establishment, e che probabilmente il JLP pensa ma non dice:

Sorry, Palestine, this is not our fight. In this particular time, Jamaica’s interest trumps yours. You will have to find a way to sort out your mess. We have our own mess here to clean up.

Si noti il gioco di parole.

 

Source video: IsraeliPM pool channel

 

 

Chiara Nacchia

Chiara fa parte della famiglia di Sbeberz ormai da qualche anno. Coordinatrice della redazione, autrice di Island Pop e parte dello staff organizzativo di Reggaeradio, sa tutto quello che succede sull'Isola in tempo quasi reale. Dancehall lover to di bone, pseudo germanista e con background in politologia, può essere rintracciata a spasso per Berlino o mentre legge "Tell Me Pastor" sul Jamaica Star online.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *