Shot #6 Peace, Love and Dub

Rieccoci con Trigger per il nostro secondo shot di gennaio, e dopo aver incontrato i Funky Business Click a Bologna, prendiamo un bel volo in direzione Amsterdam per andare a conoscere The Dubbeez!

Sei elementi, due voci scoppiettanti che danno il loro meglio insieme e una linea di basso potente, questa band nell’ultimo anno e mezzo ha dato una seria svolta alla propria carriera e ha ora prodotto il primo album: Peace, Love and Dub. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Benvenuti su Reggaeradio.it! Negli ultimi 18 mesi avete raggiunto una serie di risultati molto importanti, dalla vittoria del Wordl Reggae Contest, al viaggio in Giamaica per le registrazioni e produzioni del disco fino all’uscita del disco che è disponibile giusto da oggi 26 gennaio. Come vi sentite? E com’è stato registrare in Giamaica?

Grazie! Stiamo bene e siamo molto felici di poter vivere tutte queste esperienze che ci sono successe in questo anno e mezzo! Aver registrato in Giamaica per la prima volta nella nostra vita è sicuramente qualcosa a cui guarderemo sempre con la consapevolezza che è uno dei momenti segnanti delle nostre vite, e speriamo ce ne siano molti altri in futuro.

Ascoltando la vostra musica si nota subito come le due voci stiano bene insieme e si completino a vicenda, come funziona la composizione dei vostri pezzi? Scrivete le canzoni tutti insieme o qualcuno ha un ruolo più importante nel processo creativo?

Intanto grazie mille per il complimento! Cerchiamo di creare le nostre canzoni con approcci diversi, quindi a volte partiamo da un testo, da una linea di basso o da un riddim, alle volte è solo una melodia che poi lavorandoci diventa un ritornello o l’inizio di una strofa. Una volta che abbiamo stabilito una linea guida, anche solo un ritornello o un verso, proviamo a suonarci sopra un po’ come se fosse una jam session in modo che tutti possano provare le loro idee, sia a livello musicale che di testi. Registriamo tutto questo materiale e poi ognuno di noi

ci lavora singolarmente, cercando di capire cosa suona meglio. A quel punto poi torniamo tutti insieme e decidiamo cosa funziona e poi strutturiamo il pezzo. Diciamo che ogni pezzo può iniziare in maniera differente ma poi di solito il nostro processo creativo è sempre lo stesso.

 

Nel pezzo I Love Me parlate dell’importanza del volersi bene, e dite “I’ve been called too black and not black enough, I’ve been called too white and not white enough…”. Ci potete dire qualcosa in più su questo brano?

Questo pezzo mi (Quincy) porta indietro al periodo quando stavo crescendo e non riuscivo a trovare il mio posto. Quelli che avevano il mio stesso background culturale dicevano sempre che la mia pelle non era sufficientemente chiara, e le persone che invece avevano il mio stesso colore della pelle mi facevano sentire come se non fossi sufficientemente nera per loro. Ho scritto quella strofa perché credo ci siano moltissime persone che passano quello che ho passato io e vorrei che chiunque potesse riuscire a stare bene con se stesso.

Nel mondo del reggae non è più così facile trovare band e musica registrata con strumenti e musicisti reali. Da cosa pensate che dipenda? E per voi quanto è importante essere una vera e propria band?

Ovviamente la tecnologia oggi ha una grande importanza. Oggi con il giusto programma si può facilmente costruire un riddim direttamente su un pc, non che sia facile ovviamente, perché bisogna avere esperienza musicale e know-how per poter creare qualcosa di buono. Formare e tenere insieme una banda non è per niente facile. Però penso che se hai una certa visione sul come vuoi creare la tua musica, allora penso che la scelta migliore sia far qualcosa tu stesso, così puoi essere sicuro di aver fatto quello che volevi proprio come lo volevi. Siamo abituati a suonare insieme ormai, lo facciamo da anni e cerchiamo sempre di fare del nostro meglio. Però non siamo neanche contrari all’uso della tecnologia, certo non giudichiamo altre band o artisti che scelgono quella strada, alla fine se la musica è buona tutto quello che possiamo fare è amarla.

Trigger torna a febbraio con altri due dischi, chi saranno i prossimi?

 

Federico Di Puma

Federico Di Puma è nato a Milano nel 1988. Ha una laurea in Storia Indiana e negli ultimi tre anni ha passato almeno tre mesi in India ogni anno. Compra spesso dischi di artisti che non ha mai sentito nominare, qualcuno di questi a volte è addirittura bello.

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