Shot #8: The Irhu Experience

Io quando ascolto la musica di FFiume divento piccolo. Non è una sensazione negativa, anzi. Non è neanche una di quelle sensazioni nostalgiche sulla questione vecchia scuola, nuova generazione. Non è il mio Goldrake, per dire, anche se spacca i culi come Jeeg Robot. Si tratta proprio di una bella sensazione positiva che potevo trovare solo fino ai sedici anni, prima di quella linea immaginaria che ti passa inevitabilmente nel cinismo dell’età adulta. Dove ti dici non ha senso farlo, non ho sbatti da starci dietro, non ho più voglia. Non che sia sempre così, intendiamoci, ma diciamo che più si va avanti più si rischia di finire come Goldrake, o peggio, come quelli che non si prendono bene più per niente. Grazie agli dei del suono, ho avuto la possibilità di partecipare alla realizzazione in crowdfunding del disco Trigger di questo mese, per quanto mi riguarda e ho potuto tornare a sentire quella vibra buona, quella cazzimma che serve quotidianamente. Parlo di The Irhu Experience, presentato a tiratura limitata in vinile, corredato di un fumetto autoprodotto e registrato con qualità magistrale. Dopo il colpo di Fede di Puma con i Baja Frequencia, si passa a un bel po’ di groove hip hop, in compagnia di FF.

Ciao FF, grazie per il tuo tempo e benvenuto su Trigger di Reggaeradio.it
Nel 2017 è uscito il tuo nuovo lavoro, The Irhu Experience e hai coinvolto i tuoi supporter con una bella campagna crowdfunding. Hai realizzato un vinile di un certo pregio, 13 tracce, produzioni importanti, una cura del suono e della voce molto elegante. Ci hai messo dentro anche un fumetto e hai fatto felici tutti quelli che come me hanno partecipato.
Ma parlando di te, come è nata questa esigenza? Come descriveresti il lavoro svolto sul disco? Com’è stato gestire il crowdfunding? Secondo te è una buona soluzione al giorno d’oggi?

Un saluto a te, a Trigger e Reggaeradio, e grazie di avermi con voi. L’esigenza, e dici bene, perché di esigenza si tratta, è nata dal fatto di volersi esprimere a tutti i costi, senza filtri e senza fronzoli, andando in culo ad un sistema di cose che non mi stava bene. Che mi voleva muto, vittima di schemi non miei. Per me e per quelli come me, è una cosa che viene da lontano. Sia in termini cronologici, che di radici. La cultura hip hop mi ha aiutato, ha contribuito alla mia formazione come uomo e come creativo, e mi ha dato input per soddisfare la mia curiosità e interpretare la vita. Quindi, rimandare degli output, una lettura personale ed insieme universale della realtà, per quanto possibile, è stato naturale. Il lavoro svolto sul disco, in particolare, lo descriverei come maniacale, per la parte creativa, che ho ordito a quattro mani con quel geniaccio di Irhu, a cui va tutto il mio rispetto ed affetto, un signor musicista ed una grande anima davvero. Direi invece ordinato e metodico per la parte promozionale e di crowdfunding, grazie al supporto di un professionista come Luca Gricinella e del team strettoblaster/Aldebaran. In merito alla materia stessa del crowdfunding, non so dirti se è una buona soluzione o LA soluzione, per tutto e tutti. Dipende dal contesto, da una serie di fattori interdipendenti e da variabili imprevedibili, da quanto riesci a pianificare, svolgere ed eseguire al millimetro un processo di comunicazione integrata.

Da Reggio Calabria a Londra la strada è lunga, ma la tua sembra ben segnata, concreta e curata. Quando ascolto le tue tunes penso sempre al concetto di “fedele alla linea”, all’hip hop di quando da piccolo guardavo ammirato i dj e gli mc da sotto al palco. Come descriveresti la tua carriera e cosa hai in mente per il futuro?

Fedele alla linea, sì, anche quando non c’è… (risate) … non so come descriverti la mia carriera, e non credo stia a me farlo. Vengo da un’era che non esiste più e cerco di traghettarne ed attualizzare i valori positivi nell’oggi. Di mio posso dirti che rispetto a quanto ci ho messo dentro ho ricevuto, e continuo a ricevere. Rispetto all’obiettivo, ovvero creare un qualcosa che avesse valore per me, e per quelli come me… se siamo qui a parlarne, vuol dire che qualcosa di buono ho fatto. Per il futuro, potrei anche lasciare pubblicamente spazio ai giovani, perché no?!, e continuare la mia ricerca musicale privatamente, per fatti miei…

Quanto è importante il visual per te? Quanta cura ci metti nei video e nella presentazione grafica dei tuoi lavori. Quanto si sta perdendo oggi questo tipo di curatela?

Io vedo quello che faccio come un processo unico, integrato, in cui ogni aspetto fa parte di un insieme più grande, e amo quel che faccio, e cerco di farlo al top. Di volta in volta, invito a partecipare alle mie visioni artisti e professionisti che ne possono ampliare ed arricchire la portata, come è stato anche per la Irhu Experience. Il visual è parte integrante del tutto, e nel tempo, con la cazzima del DIY, sono arrivato anche girare e montare alcuni miei video, piuttosto che a partecipare ai brief creativi dei designer ed art director che con me hanno lavorato. Secondo me oggi non si sta perdendo proprio nulla, si trasforma, ma esiste comunicazione di alto livello là fuori. Magari non mi esalta il contenuto, molto spesso, ma questo è un altro discorso, il packaging è quasi sempre di buona fattura. Anzi, a volte il packaging è meglio del contenuto stesso.

Il concetto di underground ritorna spesso nelle tue liriche e nei testi, non solo quelli cantati. Ma che cos’è oggi l’underground? Cosa lo contraddistingue? Si può descrivere con un suono? Sembra dal progetto The Irhu Experience che sia non solo un suono particolare, ma una vera e propria esperienza.

L’underground è un luogo della mente, in primis, un passo avanti e di lato rispetto al mainstream. È un cugino da un’altra zia, è pensiero laterale, l’attitudine che legava e lega ancora un circolo più o meno ristretto di persone, esiste da un bel pezzo ed esisterà più o meno sempre. È cultura. È un linguaggio, più che un suono. E se fosse un suono, sarebbe un tam tam nella giungla fitta. Non è una questione semplicemente di esposizione mediatica: è mentalità. E se mi dici che la Irhu Experience ti ha dato un’idea più ampia di un qualcosa a livello esperienziale, ti ringrazio, è un gran complimento.

Cosa ci dobbiamo aspettare nel prossimo futuro a marchio doppia FF?

Nell’immediato continuerò a lavorare alla promo della Irhu Experience, ci sono ancora un po’ di cose in serbo a riguardo, e poi posso dirvi che sto già lavorando ad un altro album, e ad un po’ di collaborazioni… e poi si vedrà…

I duelli di febbraio si chiudono qui, passo la mano al mio compare per le nuove uscite su marzo. Trigger blaze it up!

 

 

 

Jacopo Rudeboy

Personaggio sinistro particolarmente cinico e scostante. Ha iniziato in radio con un il format Rudeboy Salute su Burger Radio portando il reggae in una radio rap per poi finire a Rasta Radio a portare il rap in una radio reggae. Anarchico, sboccato, streight outta Lambrangeles, è arrivato insieme al suo compare Duke The Nightwalker alla 3 stagione di Flatbush su ReggaeRadio.it, l’unico programma radio ascoltato sia dai rasta che dalle gang salvadoregne. Per la redazione scrive di donne con la rubrica Gyal Powder oltre che altri eventi vari quando non è in giro a fare danni con qualche altro spostato. Hunter Thompson ha detto di lui… proprio niente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *