Special Edition – I 35 anni dello Ska in Italia

Per me che scrivo parlare di ska è una cosa un po’ speciale. Ricordo perfettamente il momento in cui il mio amico Ferruccio mi fece sentire Que Corra La Voz degli Ska-P: fu uno shock. Era un suono completamente diverso, mai sentito, la mia iniziazione alla musica in levare, una cosa che mi avrebbe sinceramente sconvolto la vita e dato vita a ore infinite di ascolti ossessivi e interminabili, per la gioia dei miei genitori che penso abbiano imparato a memoria Cheope dei Vallanzaska o Ska Against Racism della Banda Bassotti da quante volte devo averli obbligati a sentirle.  Per questo quando sono venuto a conoscenza di un progetto che celebrava i 35 anni dello ska italiano mi ci sono fiondato senza pensarci. Ho ritrovato alcune band che pensavo non avrei mai più sentito (grazie La C.O.Ska!) e scoperto un mondo di gruppi ska appassionati e divertenti che spero sinceramente trovino lo spazio che si meritano all’interno di questa scena.

Il progetto nasce dalla mente di Christian Perrotta, tastierista dei Vallanzaska e tra i fondatori di Maninalto! Records. E proprio con Christian ho avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata per parlare delle celebrazioni in programma per quest’anno e più in generale del movimento ska italiano.

Ciao  Christian e benvenuto su Jamaica Goes Global, l’idea di questa rubrica era di parlare dei posti più strani dove trovare sonorità giamaicane. Abbiamo visto l’India, la Polonia, il Togo e molti altri ma in realtà anche l’Italia 35 anni fa era un posto parecchio strano dove trovare dello ska.

Si assolutamente! Poi la compilation che abbiamo fatto uscire si chiama “The Italian Ska Meets the World” e abbiamo veramente band da quasi tutto il pianeta quindi direi che calza perfettamente.

Da dove nasce l’idea di mettere insieme un progetto di questo tipo e perché proprio per i 35 anni dello ska in Italia?

Dunque in realtà questo è un progetto che è partito dieci anni fa, perché avevamo festeggiato i primi 25 anni di ska in Italia con un grande evento al MEI di Faenza con un concerto con 12 band sul palco, tra cui Statuto, Vallanzaska, Arpioni, Matrioska, Le Braghe Corte, Rimozione e molti altri, concerto che tra l’altro abbiamo chiuso con tutte le band insieme sul palco a suonare insieme One Step Beyond. In quell’occasione c’era anche una mostra con tutte le copertine di dischi, locandine e memorabilia varia e da lì si è evoluta con le compilation di quest’anno a cui vorremmo aggiungere anche un libro che racchiuda un po’ la storia dello ska. Il progetto è ambizioso ma crediamo che sia giusto per un genere che ha fatto comunque un pezzo della storia della musica italiana avere un riconoscimento e poter essere apprezzato e conosciuto nel tempo.

Come data di nascita dello ska in Italia avete scelto il 1983, anno di formazione degli Statuto. Perché si è partiti proprio da loro e non, ad esempio, da Operazione Sole di Peppino Di Capri del 1966?

Si ovviamente sappiamo che ci sono stati dei brani in precedenza e qualche contaminazione, e avremmo potuto partire da Peppino Di Capri o da altri ancora, ma mi è sembrato più logico partire da un gruppo che rappresenta davvero lo ska in Italia. Le varie canzoni che erano uscite negli anni ’60 e ’70 avevano magari delle sonorità ska, ma erano figlie di un momento storico in cui si cercava di ascoltare e riprendere quello che arrivava dall’estero, e per quanto il riferimento musicale magari ci fosse non mi sembra che possano rappresentare l’inizio di una scena o di un movimento. Un movimento nasce quando c’è una consapevolezza, e gli Statuto sapevano bene cosa stavano facendo.

Come si mette insieme una compilation con così tante band straniere? Come si recuperano tutti i contatti?

E’ un bel lavoro (ride)! Diciamo che parte da una mia ricerca, cerco le band che mi piacciono o che ascolto normalmente, poi tante band in realtà si sono proposte autonomamente quando hanno saputo dell’iniziativa. E lavorare con band davvero da tutto il mondo è super complicato, abbiamo dovuto scrivere nelle lingue più disparate, mandare mail dall’altra parte del mondo e ricevere risposte nel cuore della notte, farci mandare tutte le liberatorie e i file audio, insomma davvero un gran lavoro anche perché in questa prima compilation ci sono ben 81 brani! Sicuramente se non ci fosse stata passione e entusiasmo da parte di tutti questo progetto non avrebbe avuto la forza che sta avendo adesso.

Ho visto che avete band giapponesi, gente dal Sud America, dall’Est Europa, quasi da tutto il mondo. Vi manca solo qualcuno dall’Africa.

Si dal Giappone c’è Oreska Band che tra l’altro hanno di recente suonato proprio a Milano, dal Perù c’è La Maldita Costumbre, poi l’Europa mi sembra sia completamente coperta, siamo in contatto con band australiane, indonesiane…e si purtroppo per ora non abbiamo ancora trovato gruppi africani ma contiamo di trovare qualcuno per le prossime uscite.

Hai detto che questa appena uscita è la prima compilation, quanti saranno e quando usciranno i prossimi volumi?

La nostra idea è di farne uscire 4, una per stagione. Questa è quella invernale, poi a breve uscirà quella primaverile e così via le altre. Poi ci sarebbe anche l’idea di aprirsi un po’ a quei gruppi che magari non hanno fatto solo ska nella vita ma i cui brani ska hanno sicuramente fatto parte della scena. Penso agli Après la Classe che fanno patchanka ma hanno tanti brani ska nel repertorio, oppure ecco Peppino Di Capri in una compilation che metta insieme brani ska in maniera molto ampia allora ci potrebbe stare. Anche Aca Toro dei Punkreas, che è un pezzo chiaramente ska di un gruppo chiaramente punk, è un pezzo della storia dello ska: per il ragazzo che negli anni ’90 ascoltava il punk e lo ska, quel brano lì è un manifesto, quanto sono manifesto Le Piramidi di Cheope o La Domenica Mattina. Sono pietre miliari che anche se il gruppo non fa ska possono tranquillamente considerate parte dello sviluppo di un movimento.

 

Troveremo le compilation solo in digitale o avete in mente anche di farla uscire su altri supporti?

Allora la compilation è per ora distribuita solamente in digitale (ed è disponibile in tutto il mondo) anche perché con più di 80 brani per compilation metterla su un cd o un vinile diventa veramente difficile. Poi è vero che in tantissimi mi stanno chiedendo il vinile e allora ci stiamo un po’ ragionando, una possibilità potrebbe essere alla fine delle 4 compilation far uscire un “Best Of” con tutte le cose più significative, tipo il meglio dei gruppi italiani e il meglio degli stranieri, vediamo, ci piacerebbe molto.

Da tastierista dei Vallanzaska, com’è stato vivere la scena ska italiana tra gli anni ’90 e i primi 2000 quando era al suo massimo?

Devo dire che la vivevamo con grande serenità e semplicità, sono più stupito adesso a ripensarci di quanto lo fossi all’epoca! Nel senso che all’epoca trovarsi i locali pieni, ragazzi che compravano i cd e il merchandising, gente che andava in giro con le felpe o le magliette delle band era una cosa naturale, normale. Mi meraviglio molto di più adesso a pensare quella che succedeva in quel periodo. Noi sicuramente la vivevamo da protagonisti ma sicuramente sul momento non ci rendevamo conto di star creando una buona fetta della scena alternative italiana, e ci metto dentro lo ska, il punk, il reggae, il rock. Credo anche che quella scena abbia funzionato perché a un certo punto è passata dall’essere alternative ad essere una scena un po’ di moda, un po’ come è successo più di recente con il rap.

Questa fase di grande successo della scena ha in una localizzazione geografica abbastanza precisa, la Lombardia e il Piemonte. Vallanzaska, Matrioska, Persiana Jones, Derozer, Bluebeaters, Africa Unite…vengono tutti da lì.  Ti sei mai chiesto come mai questa abbondanza di band in questa zona specifica d’Italia?

Si diciamo che tra Lombardia e Piemonte di band ska, punk, reggae (e non solo perché ci metto dentro in quel periodo anche gente come gli  Afterhours, Subsonica, Bluvertigo e molti altri) ne sono nate tantissime ed è vero che è stato un po’ il centro dello sviluppo. Poi in realtà di esperienze molto rilevanti ce ne sono state in tutte Italia ovviamente, dalla scena romana della Banda Bassotti e Piotta fino ai 99 Posse, agli Almamegretta, ai Pitura Freska, ai Meganoidi e a molti altri. Rispetto al perché tante band fossero in quella zona non saprei veramente, certo è che le riviste alternative come Rocksound, o le radio come Rock Fm, Radio Lupo Solitario, locali come Il Circolone o il Nautilus erano tutte della zona. E questo probabilmente faceva sì che fosse più facile per un gruppo lombardo affacciarsi e farsi conoscere rispetto ad altre zone dove magari non c’era una così forte strutturazione dei media e dei posti dove si suonava. Anche la Fiera di Senigallia di Milano era uno di quei posti che hanno contributo in maniera decisiva allo sviluppo della scena in questa zona, in Fiera si trovava di tutto, dal volantino del concerto alle magliette dei gruppi, fino alle cassette o ai dischi oringinali e masterizzati.

Come vedi invece la scena ska italiana oggi?

Allora la scena oggi è sicuramente viva e sana, e rispetto a quanto dicevamo prima è invece fortemente delocalizzata e sparsa su tutta la penisola. Oggi ci sono forse anche più gruppi rispetto a vent’anni fa ma sicuramente non hanno i riflettori puntati su di loro e sarà quindi più difficile che vengano fuori i nuovi Statuto o i nuovi Meganoidi. Per noi alla fine era normale non solo trovare i locali pieni, ma anche che una band appena nata avesse la possibilità di suonare in giro, di fare il disco e di avere recensioni. Alla fine se hai i riflettori puntati quando le cose succedono poi la gente se ne accorge, quando non li hai è molto più difficile. Sulla compilation infatti è pieno di gruppi nuovi e magari poco conosciuti ma che stanno in questo momento portando avanti la scena.Tra l’altro moltissimi gruppi oggi fanno tour all’estero! Una cosa che noi difficilmente facevamo o al massimo facevamo con pochissima organizzazione, in modo molto più rudimentale. Oggi invece gruppi come i Talco, gli Nh3, la Maleducazione Alcolica fanno stabilmente tour e sono anche distribuiti all’estero.

Quindi secondo te all’estero c’è ancora grande attenzione per una scena che in Italia invece gode di poca considerazione?

Si assolutamente. Guarda come dicevo prima noi in Italia viviamo molto di mode, anche nella musica. All’estero invece si trova spesso una consapevolezza e una cultura musicale diversa, ben più radicata sul territorio, ed essendo radicata c’è molta più consapevolezza. C’è molto più mantenimento di una cultura, perché lo ska all’inizio in Italia, prima di diventare di moda, era un fenomeno culturale a tutti gli effetti.

Questo concetto della moda è molto interessante, lo ska ha di fatto contaminato in maniera molto profonda la musica pop in generale. Tantissimi artisti hanno fatto pezzi ska senza fare ska, e intendo artisti mainstream internazionali come i No Doubt o Amy Winehouse non gente della scena underground o alternative italiana. E’ molto interessante la capacità di contaminazione con suoni e con un pubblico molto più pop e commerciale.

Questo è anche perché, musicalmente parlando, basta tenere la chitarra in levare e per il resto si può fare veramente quello che si vuole. E poi il ritmo in levare è in assoluto il ritmo più incalzante che esista, l’accento sul tempo debole è quello che da il “tiro”. E’ come battono le mani gli americani: gli americani ai concerti battono le mani e tengono il tempo in levare, noi in Europa invece battiamo le mani in battere.

Per chiudere, quali sono i prossimi eventi che avete in programma per promuovere la compilation?

Allora abbiamo fatto una prima data al Live Club di Trezzo con Matrioska, Arpioni, The Orobians e The Magnetics, e al momento abbiamo due serate in programma, la prima a Druso (Bg) il 16 marzo con Vallanzaska, The Orobians e Spazio Bianco, mentre la seconda sarà invece a Firenze il 31 marzo con Matrioska, Malasuerte Fi Sud, Ivanoska e Fish Bones. Il Festival andrà avanti per tutto l’anno e speriamo di toccare un po’ tutte le regioni.

Trovate tutte le info sul festival e sulla compilation alla pagina facebook The Italian Ska – since 1983

 

Federico Di Puma

Federico Di Puma è nato a Milano nel 1988. Ha una laurea in Storia Indiana e negli ultimi tre anni ha passato almeno tre mesi in India ogni anno. Compra spesso dischi di artisti che non ha mai sentito nominare, qualcuno di questi a volte è addirittura bello.

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