Shot #10: Repatriation

Traguardo della cifra tonda per Trigger, e per festeggiare l’uscita numero dieci non potevamo avere ospite più speciale. Una leggenda, un veterano che le ha viste davvero tutte e che ha ancora una voce potente e delle liriche profonde e affilate come coltelli: Mr. Dennis Anthony Thomas, in arte King Kong. Sulle scene dai primi anni ’80, è ora in uscita con un album, Repatriation, che è una vera bomba. Per noi è stato un vero onore e piacere averlo ai nostri microfoni, godetevelo!

Greetings King Kong, grazie del tuo tempo e benvenuto su Trigger! Cosa rappresenta per te questo nuovo lavoro, Repatriation? Si tratta di un disco molto potente, con collaborazioni importanti e liriche profonde. Una risposta alla deriva della dancehall moderna?

Big up Reggaeradio.it! Oh God I love Italy, from Milano to Catania, big up! Repatriation rappresenta bene quello che sono ora, il titolo parla di me, del fatto che sono tornato (repatriated) a vivere in Etiopia da ormai 11 anni. Ed è anche un modo per fare vedere ai miei fratelli che si può fare, si può tornare a casa in Etiopia. Nell’album ci sono tante sonorità diverse: momenti dancehall ma anche liriche conscious perché è importante scegliere bene cosa dire nella musica di oggi, noi abbiamo un ruolo importante che è quello di ispirare le menti e le anime di chi ci ascolta, e di mandare un messaggio positivo.

Cosa ne pensi della scena europea, non solo inglese, ma anche francese, tedesca, italiana e spagnola? Hai lavorato con diversi produttori europei, com’è stata la collaborazione con Irie Ites (Francia)?

La collaborazione con Irie Ites è stata fantastica! E’ sicuramente un passo avanti nella mia carriera e ha creato un album che rimarrà per sempre. Mi hanno dato l’opportunità di esprimermi nel migliore dei modi e di far vedere a tutti che sono ancora attivo e full of lyrics! Ho lavorato con diversi producer europei ma Irie Ites sono sicuramente tra i migliori, sembra quasi di lavorare con produttori giamaicani per quanto conoscono la musica. La scena europea è fantastica, ho girato davvero dappertutto e devo dire che sento sempre grande amore ma anche grande consapevolezza e conoscenza della musica, ed è fantastico.

Eek a Mouse, Pinchers e Burro Banton. Veterani della dancehall da sempre insieme sul tuo nuovo disco, targato 2018. Stiamo sognando o c’è in ballo un progetto per vedervi tutti insieme a infuocare  la massive?

Yah man! Sono anni che volevo lavorare con Eek-a-mouse, sin da quando ho iniziato a registrare ai Tuff Gong studios e con Pinchers avevamo già fatto diversi show insieme negli anni ’80 ma non avevamo ancora collaborato su un pezzo, quindi quando c’è stata l’opportunità l’ho subito colta. E Burro Banton è uno dei miei idoli, uno dei più forti deejay di sempre quindi è stato fantastico! Sul fare uno show tutti insieme ora…ci stiamo sperando anche noi! Credo che Irie Ites sia in contatto con diversi festival europei per averci tutti insieme sul palco, non abbiamo ancora nulla di ufficiale ma sicuramente capiterà l’occasione.

Parliamo delle liriche. In particolare, la title track mi ha molto colpito. Ho trovato un inno perfettamente lucido in risposta alla situazione attuale non solo artistica, ma anche politica. Quanto è importante la musica come megafono di problemi volutamente ignorati? Quanto sono importanti le liriche quando si parla ai ragazzi e alle nuove generazioni?

Le liriche di questo album e di quel pezzo in particolare erano già nella mia mente da tempo, dalle letture di Marcus Garvey e dal messaggio di Bob Marley. Sono nate naturalmente, cantando (canticchia Repatriation), e mentre scrivevo era come se Garvey mi desse le parole giuste per chiudere le strofe e le rime. Ho citato Bob Marley perchè oggi a volte sembra un po’ essere dimenticato, come è stato dimenticato il suo messaggio. Qualcuno dice che c’erano altri prima di lui, e che la musica esisteva anche prima di lui, ma quello che ha fatto Mr. Marley non l’ha fatto nessuno, nessuno è stato come lui.  E noi dobbiamo rendergli onore e rispetto per questo.

Questo disco voleva anche essere un modo per svegliare tutti quelli che si professano Rasta, che parlano di Selassie, di Repatriation ma poi non vengono a vivere in Etiopia ma rimangono a Babylon, e non solo rimangono lì ma rinnegano tutto il messaggio di Selassie e Garvey. Si dicono rasta ma poi comprano cinque o sei casa a Babylon e continuano ad arricchirsi sempre di più.

La musica è sempre stata un megafono per i problemi ignorati dai media. La musica stessa è un media, solo non filtrato, totalmente reale. E in particolare il reggae deve necessariamente avere questa funzione, è nato per questo! Pensa ad esempio a tutte le informazioni e le notizie che le nostre canzoni hanno portato in giro per Kingston quando i media ufficiali sceglievano di non parlarne. Questa musica è una forza, una forza che rompe le falsità e le bugie dei politici e di Babilonia. E poi, soprattutto, questa musica ha un aspetto spirituale: la nostra musica ti entra dentro e ti tocca nello spirito, va a combattere le negatività che tutti noi abbiamo dentro. Il reggae è consapevolezza, consciousness & awareness.

Non capita tutti i giorni di poter intervistare un veteran del tuo calibro. Ti chiedo se possibile di dare un consiglio, un messaggio, un augurio a tutti i lettori e gli ascoltatori di Reggaeradio.it, perché il tuo disco è una bomba e noi ce lo suoniamo subito!

Big Up Reggaeradio! Guidance and protection to everyone, love to everyone ina Italy.

 

Trigger torna prestissimo, get ready perchè per il numero #11 si torna in Italia…

Federico Di Puma

Federico Di Puma è nato a Milano nel 1988. Ha una laurea in Storia Indiana e negli ultimi tre anni ha passato almeno tre mesi in India ogni anno. Compra spesso dischi di artisti che non ha mai sentito nominare, qualcuno di questi a volte è addirittura bello.

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