NETFLEX Bonus episode – Kweli TV: cronaca di una scoperta

Questo mese non vi parlerò di Netflix.

Questo mese vi porto a fare un giro fuori dai circuiti di massa, un breve excursus alla scoperta di una realtà alternativa ed interessante, con un enorme potenziale che, se ben sfruttato, ha tutte le carte in regola per diventare un grande passo in avanti verso un processo di trasformazione importante che deve interessare la società occidentale prima ancora di tutte le altre. La nostra visione di tutto ciò che si presenta come alterità e cioè di ciò che è diverso e distante da noi, è frutto di quel complesso di narrazioni, simboli, concetti e preconcetti che costituiscono l’immaginario collettivo ma, soprattutto, è la diretta conseguenza di una non conoscenza di queste differenze. È una causa importante che nel mio piccolo cerco di appoggiare ogni giorno ed è forse il motivo che mi ha spinto a iniziare questa rubrica “black oriented” cercando di portarvi dei contenuti interessanti che vi possano regalare nuovi punti di vista su un argomento così complesso come quello dell’alterità culturale.

Nella mia ricerca di nuove fonti di ispirazione e punti di riferimento mi è capitato di leggere libri interessantissimi, guardare film coinvolgenti o documentari illuminanti, ma ancora non mi era capitato di imbattermi in un servizio in grado di ridefinire completamente il modo di raccontare le diversità.

La TV Verità di Kweli TV

Mi sono imbattuto in Kweli TV quasi per caso in una delle mie argonautiche sessioni di navigazione su internet alla ricerca di non so bene cosa (forse proprio alla ricerca della verità) e, quando ho visto di che cosa si trattasse non ci volevo credere.

Keli TV è una piattaforma streaming simile a Netflix, a fronte di un abbonamento mensile (5.99 dollari che equivalgono a poco meno di 5 euro) o annuale (49.99 dollari) consente l’accesso illimitato a oltre 200 film indipendenti di quasi 150 registi provenienti da Africa, America Latina e Caraibi, nonché da comunità nere in Europa e Nord America. Amazing.

L’obiettivo è quello di dare ad artisti indipendenti emergenti l’opportunità di mostrare il loro lavoro al mondo e, soprattutto, quello di capovolgere le narrazioni di cui vi parlavo poco sopra attraverso la divulgazione e la rappresentazione di quel complesso di tradizioni e modi alternativi di vita che formano l’universo delle “culture altre”. Ecco nascere quindi un nuovo modo di raccontare verità alternative (non a caso Kweli significa “verità” in lingua Swahili) fuori dai circuiti tradizionali pur sfruttandone le infinite possibilità attraverso quell’enorme megafono che è internet.

Ho iniziato il mio rapporto con Kweli TV nel migliore dei modi possibili: il primo documentario che ho guardato si chiama The Story of Lovers Rock il quale, attraverso una serie di interviste a personaggi illustri come Janet Kay, Maxi Priest e gli UB40 (oltre a qualche siparietto molto divertente), racconta come negli anni Settanta la fusione tra reggae e soul abbia dato inizio al nuovo filone musicale chiamato appunto Lovers Rock; un documento imperdibile per tutti gli amanti del genere che desiderano approfondirne la storia e le origini.

La musica è forse il primo e più semplice dei modi per fare ponte tra culture diverse, ma nel catalogo di Kweli TV potete trovare veramente di tutto: dalla storia del “carnevale nero” di New Orleans in All on Mardi Grass Day, passando per Ponte Towers, il complesso di appartamenti più alto ed imponente del continente africano situato a Johannesburg: un vero e proprio ghetto all’interno di un enorme grattacielo la cui storia viene raccontata dai suoi abitanti intervistati tutti all’interno di un ascensore nel documentario Africa Shafted. E allora perché non seguire il racconto della complessa relazione con i propri capelli dei così detti “naturals” — sostanzialmente persone di origini africane coi capelli molto ricci — a Trinidad nel bellissimo mini documentario intitolato Sorf Hair? Non si finisce mai di imparare, di scoprire, di capire.

Il catalogo disponibile è piuttosto ampio e variegato e, anche se ovviamente il numero di contenuti è piuttosto basso rispetto a Netflix o altre piattaforme più grandi, la qualità dei prodotti è davvero notevole: il 98% dei film in catalogo sono stati selezionati ufficiali nei festival cinematografici di tutto il mondo e ben il 65% di questi sono stati premiati con diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali; un dato senza dubbio di rilievo se si considera che la piattaforma tratta solamente contenuti prodotti all’interno della scia della diaspora africana e che provengono sì da tutto il mondo, ma che allo stesso tempo sono prodotti di comunità spesso marginali e che spesso (quasi sempre) non hanno i mezzi per spiccare a livello globale.

Dopo aver accuratamente eviscerato Kweli TV come un  moderno aruspice ho potuto vederne il potenziale e vi (pre)dico che forse è arrivato il momento di aprirci ulteriormente a nuove esperienze, nuove storie, nuovi mondi, perché è solo migliorandoci che potremo migliorare il mondo in cui viviamo.

Fatemi e fatevi un piacere, provate per un mese Kweli TV: aiutate la diffusione di contenuti che escono dalle solite logiche etnocentriche e, se non volete o non potete proprio abbonarvi, vi segnalo che si possono anche noleggiare i singoli film che vi interessano per 2,99 dollari. Provate, non ve ne pentirete!

Paolo Delly De Cecco

Prolisso nel parlare, pigro nel fare, procrastinatore ma anche pignolo e, soprattutto, caustico. Ama il cinema, i videogiochi, la musica e le persone che hanno davvero qualcosa da dire. Gli piace scrivere. Odia più o meno tutto il resto, quindi se non siete nella lista delle cose che ama, beh... Avete capito.

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