Shot #13: ‘Til Insanity

Torna Trigger e questa volta ci troviamo a chiacchierare con una big band proveniente direttamente dal Sudtirolo e che avevamo avuto il piacere di conoscere un anno fa quando Chiara li aveva intervistati in occasione del loro show allo Yaam di Berlino. Loro si chiamano Shanti Powa, cantano in tante lingue diverse, hanno un chitarrista che è anche un artista e che si occupa, tra le altre cose, delle grafiche delle loro copertine, dal vivo hanno un’energia pazzesca e, soprattutto, si presentano in 12, una vera e propria Orchestra.

Un anno dopo si presentano con un nuovo album, ‘Til Insanity, perfetto nuovo capitolo di una crescita veramente costante ed impressionante. Ovviamente non potevano sfuggirci qui su Trigger!

Benvenuti su Trigger e grazie per il vostro tempo! Ci raccontate qualcosa del vostro ultimo album?

Grazie a voi! È il nostro terzo disco. Siamo riusciti a pubblicarne uno ogni due anni  e questa cosa ci rende molto fieri. È il nostro album più maturo e nel quale ci abbiamo messo più lavoro… e anche più soldi! Siamo sempre alla ricerca di sviluppare il nostro Shanti style e ci sembra che con questo lavoro lo stiamo concretizzando. Ogni canzone ha il suo carattere e genere, un suo messaggio, una storia, sono canzoni che riflettono il mondo di oggi, ma riflettono anche noi stessi in quanto musicisti. Abbiamo scritto quasi tutte le canzoni mentre eravamo in tour, e abbiamo poi deciso di registrare l’album in alta qualità tutti insieme in Liechtenstein in un studio straordinario, il Little Big Beat Studio. L’album è stato suonato quasi tutto live con solo un 10%  di overdubbing, un’esperienza nuova per noi, che ci ha dimostrato tutto un nuovo modo di fare musica. Per il mix abbiamo scelto (come nell’album precedente “Peaceful Warriors”) di farlo fare al produttore tedesco Umberto Echo. Non è facile mixare così tanti strumenti e lui lo fa benissimo dal nostro punto di vista. Inoltre, visto che siamo un gruppo reggae che si fa contaminare da tanti altri generi musicali, Umberto Echo è l’elemento che dà una forte influenza dub al nostro sound. Come negli ultimi album, abbiamo di nuovo fatto un lavoro indipendente. Siamo riusciti in parte a finanziarlo con il supporto dei nostri fan tramite crowdfunding, il resto dai nostri concerti e dalle tasche nostre!  E’ stato un grande investimento e sforzo, che definitivamente valeva la pena di fare! Il titolo dell’album è ispirato al mondo che diventa sempre più pazzo, squilibrato, ma allo stesso tempo e in altro contesto, è ispirato anche a noi stessi, visto che siamo 12 individui che fanno musica insieme dal 2010… una roba veramente da pazzi.

Il primo singolo estratto e di cui avete anche pubblicato il video è stato Hit You With That, lo si può definire una sorta di vostro manifesto musicale?

Tutte le nostre canzoni sono nostri manifesti musicali. E visto che sono tutte diverse, è sempre molto difficile per noi individuare singoli. Abbiamo scelto Hit You With That, perché nel maggio 2017 quando l’abbiamo registrata, era l’unica completata e avevamo voglia di farla sentire a tutti, mentre altre canzoni dovevamo ancora finire di lavorarle. Rappresentava un po’ un test prima di lanciare l’album, una prova del sound e di come ci sentivamo a registrare in studio tutti insieme. Infatti, per questo abbiamo anche fatto il video nello studio. Poi anche perché il titolo è molto forte: veniamo e ti colpiamo col nostro sound!

Quanto influisce la scelta di cantare in lingue diverse sul processo compositivo? E come funziona il processo stesso, scrivete tutti insieme o alcuni hanno ruoli più specifici?

La lingua viene sempre molto spontanea e naturale. Non è che decidiamo al momento quale canzone cantare in quale lingua. Anche per questo motivo, in questo album c’è tanta lingua inglese e poco tedesco e italiano. I testi vengono sempre dai cantanti. Di solito sono i cantanti a venire con l’idea di una canzone, insieme a uno dei due chitarristi che magari ha già una melodia in mente. Ma anche altri membri del gruppo arrivano con spunti che diventano canzoni, da una bassline a un loop del Dj. In un secondo momento l’idea viene presentata in sala prove e si scrive la canzone tutti insieme, dove poi ognuno ha un diverso ruolo. Ogni musicista per primo pensa al proprio strumento. Poi però ci sono alcuni membri, come il nostro trombettista e batterista, che si occupano di dare struttura e fare armonizzazione, specialmente dei fiati. È un vero lavoro di squadra.

Il vostro sound unisce moltissime sonorità differenti, con tocchi musicali molto originali (non conosco molti gruppi che abbiano al loro interno un didgeridoo). Si passa dal soul al reggae più classico, a sonorità più vicine al rap e a riferimenti anche alla sound system culture. Quali sono le vostre influenze musicali? Cosa ascoltate?

Domanda difficilissima (ridono ndr)! Perchè ognuno di noi ascolta musica diversa! Alcuni arrivano dal punk, altri dal reggae, altri dalla musica da banda di paese. Diciamo che quando il progetto è nato, fondato dai cantanti, ci siamo ispirati molto ad Alborosie e altri singers. Poi quando la band è cresciuta con gli strumenti, abbiamo iniziato ad ispirarci ad artisti dell’intero panorama musicale. Si possono definitivamente citare gruppi come Seed, Manu Chao, 99 Posse, Balkan Beat Box, Asian Dub Foundation, gruppi un po’ numerosi che mischiano tanti strumenti, sound e generi. Comunque, teniamo d’occhio sempre la scena reggae, che è la nostra influenza principale.

Ci sembra di capire che la vita in tour vi piaccia parecchio, com’è stare in giro con una band così grande? C’è qualcuna delle prossime date che aspettate di più?

Da quando esiste il gruppo, suoniamo non-stop e ci piace tantissimo. È quel momento nella vita di un musicista dove si riceve di più indietro e si capisce perchè si fanno tutti gli sforzi. Ogni dubbio passa, quando si vede il pubblico preso bene per il sound che suoni e per una band grande come la nostra è essenziale. Ci unisce proprio come gruppo la voglia di essere in tour, e quando non suoniamo abbastanza sentiamo la mancanza del vibe. Chiaramente non è facile, spesso si hanno discussioni e tutti dobbiamo scendere a compromessi per una vita in tour pacifica. Ma visto che l’obiettivo di fare bella musica e suonare sui palchi d’Europa ci unisce, troviamo sempre una soluzione! Poi siamo diventati col tempo proprio come una famiglia. In questo tour non vediamo l’ora di tornare anche quest’anno al Mandrea Festival vicino al Lago di Garda, dove ormai da 6 anni suoniamo ogni anno, ed è sempre un highlight per l’energia e vibe dell’evento. Altri grandi eventi quest’anno saranno festival internazionali come l’Overjam in Slovenia o l’Afrika Karibik Festival in Germania, e faremo concerti in città grandi come al Musik & Frieden a Berlino. Ma ogni data l’aspettiamo con tanta voglia di far ballare le diverse folle dall’Italia in su. Ci piace suonare dovunque, palchi grandi e piccoli, davanti a tanta e poca gente! Tutte esperienze uniche delle quale ci sentiamo grati di poterle vivere.

Trovate tutte le date del tour di Shanti Powa sul loro sito ufficiale.

Trigger torna presto, chi sarò il prossimo ospite?

 

Federico Di Puma

Federico Di Puma è nato a Milano nel 1988. Ha una laurea in Storia Indiana e negli ultimi tre anni ha passato almeno tre mesi in India ogni anno. Compra spesso dischi di artisti che non ha mai sentito nominare, qualcuno di questi a volte è addirittura bello.

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