NET FLEX S02E06 – SEASON FINALE

Ebbene siamo già arrivati alla conclusione di questa seconda stagione di Netflex. Il tempo corre veloce e ci sarebbero ancora tante cose che vorrei dirvi, a cominciare da una serie di nuove idee che vorrei portarvi per ampliare un po’ questa rubrica, ma questo sarà un discorso che faremo un’altra volta. Per questa ultima puntata invece ho pensato di darvi dei consigli per la vostra estate, una sorta di lista dei “must watch” che potrete godervi in una delle tante serate afose davanti al ventilatore o nel fresco abbraccio dell’aria condizionata.

Ho deciso di impostare questa lista seguendo una traccia, imponendomi dei temi importanti che possano essere rappresentativi del momento storico, sociale e politico che stiamo vivendo in questo momento nella nostra società (non pensavate mica di cavarvela con la solita lista dei contenuti più visti su Netflix che potete trovare in un qualsiasi sito, vero?).

In un momento in cui intolleranza, paura, odio, razzismo dominano la scena mediatica e in cui vince chi urla di più, forse è il caso di fermarci un attimo e cercare di analizzare un po’ il percorso che ci ha portato dove siamo ora, ed è proprio quello che vorrei fare assieme a voi in questa ultima puntata di Netflex grazie a quattro titoli che ho scelto per voi.

ZEITGEIST: THE MOVIE – L’alba di una nuova era di complottismo e bufale.

Vi siete mai chiesti quand’è stato il momento in cui il complottismo e tutte le sue conseguenze devastanti siano diventati una moda? Sarebbe forse meglio dire che sono ritornati di moda visto che la così detta “teoria del complotto” è un meccanismo sociale che ci portiamo dietro ormai da secoli, ma sono sicuro che senz’altro avrete notato un fortissimo ritorno di fiamma per le più disparate e bizzarre teorie che vedono come protagonisti i classici poteri forti che orchestrano ogni tipo di schifoseria alle nostre spalle: le scie chimiche, le industrie farmaceutiche, gli ebrei (grande classico questo, almeno dal XI secolo), la Chiesa, gli UFO e chi più ne ha più ne metta. Non posso di certo dirvi che conosco esattamente le dirette cause e i meccanismi che regolano questa nuova ondata di battaglie contro i mulini a vento di Don Chisciottiana memoria, ma sono pronto a scommettere che se chiedete ad uno qualsiasi di questi urlatori da social network “hai mai visto Zeitgeist?” la risposta sarà quasi sicuramente “C’erto!1!”. Nessuna fonte concreta, semplificazioni estreme, stravolgimento di fatti realmente avvenuti, notizie false o falsate, sono gli ingredienti principali di questo documentario del 2007 che ha avuto un seguito enorme in rete, tanto che ne sono stati prodotti altri due (Addendum e Moving Forward, potete trovarli tutti su Netflix) generando una massa di creduloni disposti a bersi ogni fandonia purché andasse contro corrente – contro quale corrente poi non l’ho mai capito. Ne nacque addirittura un movimento (di cui anch’io ho fatto parte brevissimamente forse più per curiosità e gusto dell’orrido che altro) il quale, ad essere sinceri ha anche cercato più volte di svincolarsi dal legame con la serie di documentari e di cui hanno fatto parte anche persone assolutamente sensate le quali però sono state sommerse dal mare di nulla che ormai era troppo grande per essere gestito.

Vi consiglio di guardarlo perché secondo me nel bene, ma soprattutto nel male, ha avuto grande rilievo nel formare il non-pensiero di buona parte della minoranza rumorosa da social network che tanti di noi detestano con tutte le proprie forze e, forse, ci può aiutare a capire da dove arrivano certi modi di (non)pensare.

MY WAY: BERLUSCONI IN HIS OWN WORDS – Il vecchio e il male

Berlusconi è senza dubbio uno dei personaggi cardine della storia politica e sociale italiana degli ultimi 25 anni, il suo impero mediatico ha sicuramente contribuito a definire un certo tipo di pensiero e di “cultura” italiana. My way è un documentario tratto dall’omonimo libro di Alan Friedman, prima biografia autorizzata dell’imprenditore di Arcore. Il documentario, come il libro, è una sorta di elogio alla figura di Berlusconi che viene dipinto come un inguaribile romantico, un carismatico dalle capacità comunicative leggendarie, un uomo che si è fatto da solo e che, poverino, è vessato dai suoi nemici che lo dipingono come un mostro. Gli scandali che hanno attraversato la sua carriera politica vengono quasi esorcizzati quando non completamente dimenticati, insomma il quadro che ne esce è a dir poco grottesco e i tentativi di svincolarsi dalla cronaca per presentare il Berlusconi uomo risultano artificiosi e spesso imbarazzanti forse più per colpa del protagonista che per mancanza di chi lo intervista. Ciò che ne esce è forse il contrario di quello che avrebbe voluto Silvio: un vecchio megalomane decadente che tenta disperatamente di proporre un’immagine di se a cui ormai nessuno crede più e che anzi risulta quasi tragicomica e a tratti triste. Nel bene e nel male è sicuramente un film che va visto se non altro perché ci mostra un Berlusconi inedito che tenta di arrampicarsi in modo maldestro e penoso sulle rovine della sua carriera politica.

TRUMP: UN SOGNO AMERICANO – Ma anche no

Anche l’America ha il suo Silvio Berlusconi, solo che come tutte le cose made in USA il personaggio e i fenomeni sociali e politici a lui legati sono di magnitudo XXXL. In questo documentario a puntate ci viene raccontata la storia di Donald Trump che incarnerebbe il sogno americano proprio per essere diventato presidente contro ogni aspettativa e pronostico. Come Silvio, Trump ha alle spalle una lunga carriera da uomo d’affari e da super star dei media, è il personaggio simbolo degli Yuppies americani (avete presente il film di Carlo Vanzina nel 1986 con Boldi, Calà, De Sica e Greggio? Ecco, non proprio ma ci siamo quasi.) e nessuno avrebbe mai pensato che potesse diventare presidente degli Stati Uniti, eppure… Il documentario racconta in 4 puntate la storia e l’ascesa al potere di uno dei personaggi più controversi e sgradevoli della storia politica americana e, forse, ci può aiutare a capire come una persona che nel suo programma politico tra le altre cose proponeva il divieto di immigrazione per i musulmani negli Stati Uniti, il sostegno al possesso di armi per i tutti i cittadini americani, di fermare l’arrivo dei rifugiati e addirittura la costruzione di un muro che avrebbe dovuto dividere gli Stati Uniti dal Messico, sia potuta davvero arrivare al posto di comando di una delle maggiori super potenze planetarie.

BEASTS OF NO NATION – La guerra e le false notizie

L’immigrazione è il topic ormai più discusso e che genera un fiume di violenza verbale (e fisica, purtroppo) a dir poco preoccupante. Forse quello che ci manca è la brutalità della guerra, la voglia di fuggire dagli orrori, dalla miseria, dalle malattie, fatto sta che la quantità di persone pronte a sputare veleno e odio contro chi cerca una vita migliore è talmente alta che ormai sta diventando la normalità. Le narrazioni di matrice xenofoba e la paura di ciò che non conosciamo sta avendo la meglio a tal punto che mi sono spesse volte ritrovato ad ascoltare discorsi molto preoccupanti anche da parte di persone che ho sempre ritenuto aperte e ragionevoli: frasi come “vengono qua a rubarci il lavoro/le donne”, “se vieni qua ti devi integrare sennò puoi startene a casa tua”, “prova tu ad andare a casa loro a fare quello che vuoi” sono ormai le più gettonate anche da persone fino a qualche tempo fa insospettabili. Ormai il giro di notizie false, dati falsati o addirittura completamente inventati, hanno guastato quasi completamente la possibilità di fare dei discorsi sensati in merito al tema immigrazione. Forse abbiamo bisogno di ricordarci quale sia la situazione nei paesi meno fortunati del nostro e questo film riesce a sbatterci in faccia con una crudezza ed allo stesso tempo un’eleganza incredibili che cosa significa vivere il terrore e l’insensatezza della guerra tratteggiandone i contorni con maestria e precisione quasi crudele. Beats of no nation ci racconta che cosa vuol dire essere un bambino soldato in un non ben precisato stato dell’Africa occidentale mostrandoci l’intera vicenda dalla prospettiva di Agu, un ragazzino che viene rapito da dei miliziani per essere addestrato e diventare un guerrigliero. Gli orrori e le brutalità a cui assistiamo sembrano bucare lo schermo e colpirci dritto al petto ricordandoci anche che forse tutto sommato siamo delle persone piuttosto fortunate.

Si conclude qui questa seconda stagione di Netflex; noi ci rivedremo prestissimo con tante novità, vi auguro una bellissima estate!
Peace out, Delly.

Paolo Delly De Cecco

Prolisso nel parlare, pigro nel fare, procrastinatore ma anche pignolo e, soprattutto, caustico. Ama il cinema, i videogiochi, la musica e le persone che hanno davvero qualcosa da dire. Gli piace scrivere. Odia più o meno tutto il resto, quindi se non siete nella lista delle cose che ama, beh... Avete capito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *