Yuh Shoulda Fi a Fling – Reggaeradio.it meets Kool Ravers (AUDIO)

Nel mondo del ballo giamaicano esiste qualcosa di molto simile, a livello di percezione e diffusione, all’esperienza che si può avere con le hit musicali: così come i pezzi diventano virali, conosciutissimi, iper-suonati e intra-generazionali, così avviene con le moves. Un movimento o passo di ballo nella dancehall, anche grazie a canzoni o riddim che lo supportano, può diventare una “hit” allo stesso modo di una brano musicale. La move può considerarsi effettivamente un successo vero quando va oltre al mondo dei dancer e diventa parte della società giamaicana e non. Il metro di misura per sancirne la posizione dominante su altri passi è la condivisione di questo al di fuori della scena musicale o del mondo della dancehall. Per fare un esempio che molti probabilmente ricordano, una cosa simile avvenne nel 2008 con il Gully Creepa e Nuh Linga di Usain Bolt a Pechino in diretta mondiale dopo aver fatto la storia dell’atletica.

Una cosa molto simile è successa di recente con quella che è stata probabilmente la move più hot degli ultimi anni. Fling, che nella sua esecuzione basilare è un movimento della spalla, è diventata una hit move internazionale, complice il mix di ‘semplicità’ e originalità, la provenienza (Ravers Clavers è sempre una garanzia) e la collaborazione con Chronixx.

Fling è una delle tante move di successo nate nella comunità di Nannyville a Kingston. La spalla che l’ha originata è quella di Chevoy Grant, conosciuto dai dancehall fan come Kool Ravers, uno dei membri della iconica crew Ravers Clavers di cui Ding Dong è il leader. Kool, oltre che ad essere un talentuoso ballerino, è anche un insegnante in grado di rendere le sue lezioni uno spazio in cui non si perde mai la street vibe, ovvero lo spirito originale della dancehall.


Ho incontrato Kool a Berlino durante il suo terzo tour europeo organizzato da Top Up Production. Chevoy è cool di nome e di fatto: è una persona con cui ci si può confrontare su tematiche che riguardano sia la sua carriera che il suo Paese; una persona che non smetterà mai di riconoscere il suo talento come un dono che viene dall’alto e che all’hype preferisce un approccio introspettivo e riflessivo. “C’è uno spazio vicino a dove vivo. Normalmente esco di casa e cammino subito lì perché lo vivo come un posto in cui posso stare in pace. Ci sono gli alberi, puoi sentire gli uccellini cinguettare e c’è sempre un venticello che soffia, un posto completamente tranquillo. Quel giorno ho pensato ‘voglio fare qualcosa di buono oggi, e se farò qualcosa di buono oggi, sarà per volontà di Dio.’ E dopo aver detto ciò e aver pregato, ho bevuto del roots, ho fumato uno spliff, ho ascoltato della musica e ho sentito la vibe giusta. E da quella situazione è arrivato Fling yuh shoulda. Quindi dal relax e dalla meditazione in musica seguiti alla preghiera, è arrivato Fling,” mi racconta quando gli chiedo delle origini del famoso movimento della spalla.

Grazie a talento e impegno, Kool è stato premiato con il Prime Minister’s National Youth Award alla fine del 2017. L’importante riconoscimento non era mai stato conferito ad un dancer e ciò lo rende ancora più speciale. Mentre mi congratulo e ne parliamo mi spiega: “Il ballo (street dance, ndr) non è percepito come un’arte in Giamaica. È qualcosa di intrinseco in Giamaica ma agli occhi della società non è una cosa negativa ma neanche positiva. Quando dico che sono un ballerino, so già che la percezione che hanno è ‘questa è una perdita di tempo’. E quindi non mi aspettavo di vincerlo. E non ci stavo neanche pensando perché ero già nell’ottica dell’ ‘It is what it is’ (espressione giamaicana che descrive l’accettazione delle cose così come sono, ndr).”

Che uptown e perbenisti non abbiano mai visto la dancehall e cultura correlata di buon occhio, non è una novità. Qualcosa però sta cambiando e Kool è sicuramente parte e volto di questo processo: “In Giamaica sono un role model e ho cominciato a ricevere rispetto perché sono stato il primo dancer a vincere un premio di questa portata.”

Il ballerino è stato anche invitato a prendere parte a un programma ministeriale chiamato Jamaica Moves che ora è stato esportato su piano regionale con il progamma di cooperazione internazionale “Caribbean Moves”, un’iniziativa che promuove uno stile di vita più sano e dinamico: “Dopo essere stato premiato dal primo ministro, ho ricevuto l’invito dal governo (per Jamaica moves, ndr) che dice abbiamo visto il tuo lavoro, lo apprezziamo e ti supportiamo. Non penso che ballare sia qualcosa di negativo, ci sono cose peggiori che succedono nel mio Paese, e per come la vedo io, il ballo è stato qualcosa di positivo, specialmente quando lo canalizzi per essere una cosa positiva”.

Sul potere dell’arte e in questo caso della dancehall, Kool condivide una sua riflessione a cui è giunto vedendo il frutto del suo lavoro: “Non mi preoccupo più di come la società giamaicana giudica la cosa, ma penso a quello che la mia attività fa. Quella move ha riportato un sacco di vibes positive in un Paese che è continuamente alle prese con violenza, crimine e corruzione. Ha restituito molta energia all’isola. Piano piano visto la cosa da una prospettiva diversa, ho capito cosa ha apportato e sono contento.”

Un grande supporto, come si diceva, è arrivato anche da Chronixx e dalla Zinc Fence Redemption Band che hanno esportato Fling come parte del proprio show dopo aver visto un freestyle dei Ravers sulla canzone Likes, presente nell’album ‘Chronology’. La collaborazione è diventata anche un dance video che ha messo assieme la crew di Nannyville con l’artista nominato al Grammy:

Kool mi racconta che dietro questa collaborazione non c’è stato nulla di pianificato ma piuttosto una serie di eventi che hanno portato gli artisti a lavorare assieme: “È stata una cosa che è successa per fede. Chronixx aveva fatto uscire la canzone Dweet fi di Love (Likes, ndr) mentre ero in tour. Quando sono tornato, ho detto ai miei amici: ‘Ho sentito quella canzone’ ma c’erano all’epoca altre quattro canzoni su cui stavamo ballando. E quello che facciamo di solito è scegliere a party killa song, vibe on it e poi facciamo un video che pubblichiamo. Ma in quel periodo stavamo andando attraverso un momento strano: nelle strade c’erano degli attacchi alla nostra posizione dominante nella scena dancehall. La prima idea era di prendere una canzone che dimostrasse la nostra forza ma allo stesso tempo che abbiamo uno spirito ribelle. Ma poi un amico mi ha detto: ‘Guarda, se mostriamo questo tipo di atteggiamento, siamo come loro’. Quindi abbiamo escluso le altre tre canzoni. E in quel momento abbiamo capito che se avessimo fatto il video su Likes non ci sarebbe stato nessun’altra rivendicazione se non quella di un messaggio positivo. Abbiamo cominciato ad ascoltare la canzone fino a che abbiamo deciso di registrare, senza grosse pianificazioni, senza prove, siamo andati sul tetto di casa mia, abbiamo suonato il pezzo e fatto del freestyle. Poi abbiamo caricato il video, è andato viral, Chronixx ha visto il video, l’ha ripostato ed è cosi che è nata la cosa”.

L’atteggiamento con cui Kool affronta la vita deriva anche dall’ambiente in cui è cresciuto. Se si conosce la community di Nannyville e la sua storia si capisce che quell’area gode di un’energia speciale. Per capirla va fatto un riferimento storico alla prima eroina giamaicana ovvero Nanny la regina dei Maroons, la donna che nel XVIII secolo guidò un gruppo di ex-schiavi scappati dalla piantagioni nella lotta contro il potere coloniale. Nannyville Gardens prese il nome da Queen Nanny dopo la nomina a National Hero nel 1976. Quando faccio riferimento a questo fatto, Kool non fa che confermare la mia impressione, io la chiamo una freedom fighter, lui una ribella ma siamo in pieno accordo su cosa significhi per la comunità. “La community in Giamaica è conosciuta in un certo modo. La gente sa che tutto quello che arriva da Nannyville ha una reputazione. Buona o cattiva che sia,” mi spiega, “molti abitanti della community sono persone di spessore. Perché io sono un giovane che viene da lì e nel fare quello lo faccio, mi ispiro a chi l’ha fatto prima di me. Io vedo la cosa come venissi da un regno, percepisco una regalità nel mio sangue. Io vedo quella connessione speciale.”

Così è andata anche per lui. È cresciuto nell’esempio dei membri della comunità ma anche supportato dalla comunità stessa. Il suo talento era stato notato già da bambino e la sua ascesa era già stata predestinata da chi lo vedeva ballare nelle prime competizioni. Diventare poi un Ravers non poteva che diventare un processo naturale che però ha avuto delle tappe: “Quando ero ragazzino, scappavo di casa per andare ai party con loro (Ravers Clavers, ndr), però mi rimandavano a casa perché ero troppo giovane e non avrebbero dato il buon esempio.” Quando si parla di esempio, street dance e Ravers non si può che finire a parlare di Ding Dong, l’artista di Nannyville e dancehall star internazionale: Kemar Christopher Dwaine Ottey è un ballerino, cantante e fondatore dei Ravers Claves. Portando avanti una carriera in equilibrio tra hot moves e tune di successo, Ding può essere sicuramente riconosciuto come un performer e un business man dalle idee chiare, ed è proprio questo che Kool vede come la strada da seguire: “Molti dancers non hanno raggiunto neanche il mignolo di quello che è riuscito a fare lui. Ho studiato come lui ha fatto le sue cose. Perché come dicevo prima, quanto sei un entertainer devi essere il maestro della tua arte, non è solo intrattenimento. Che prodotto stai usando, come lo usi e dove lo usi. Potrei essere dappertutto a ballare come fanno in tanti, fare e fare ma senza avere un piano. Lui è una persona che ha sempre un piano, se comincia un anno in uno modo, per la fine dell’anno deve aver raggiunto un nuovo livello. Solo ora i dancer stanno cercando di capire come capitalizzare, come professionalizzarsi, per creare un guadagno dal proprio talento. E Ding ha proprio questa mentalità, come fare diventare il ballo un business. Sono felice di essere sotto la sua ala e sto imparando tanto e se non fosse per lui, chi può dire dove sarei in questa dancing ting, non dico che non sarei nessuno perche io sono abituato a combattere e trovo il modo per farcela. Però con lui ho imparato ad evitare certe cose e secondo me è la cosa migliore. Quindi la cosa che ammiro maggiormente è come porta avanti il suo lavoro ed il suo lavorare con una strategia”. 

Non posso chiudere l’intervista senza parlare di futuro. Cosa vuole questo ragazzo dalla sua arte e dal mondo della dancehall? Dove lo porterà la sua strategia? Kool mi parla di piani ma mi sembra che il suo sia solo quello di cercare la serenità, di professionalizzarsi sempre di più e sicuramente di ballare: “Io voglio ballare. Perché so che se ballo, avrò in ritorno qualcosa di buono. Non avevo pianificato nulla di tutto ciò, l’unica cosa che volevo era ballare e tutto quello che ho oggi arriva da ciò. Quindi ho capito che se continuo ad amare il ballo per quello che è, e continuo a ballare solo per ballare, riceverò tutto perché ballare è tutto per me.” Siamo tutti sicuro al 100% che questo è il suo futuro. Quando dice the Koolest Man Alive non è solo un modo di dire.

 

Photos courtesy of: Top Up Production, Ravers Clavers Instagram Page, Jamaica Moves

Chiara Nacchia

Chiara fa parte della famiglia di Sbeberz ormai da qualche anno. Coordinatrice della redazione, autrice di Island Pop e parte dello staff organizzativo di Reggaeradio, sa tutto quello che succede sull'Isola in tempo quasi reale. Dancehall lover to di bone, pseudo germanista e con background in politologia, può essere rintracciata a spasso per Berlino o mentre legge "Tell Me Pastor" sul Jamaica Star online.

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