NETFLEX S03E01 – BOB MARLEY | Rivisitazione del mito

Bob Marley.

Sì, ancora lui. Credo che non riusciremo mai a smettere di parlarne – né tantomeno penso che dovremmo farlo – e non mi riferisco solo alla redazione di Reggaeradio.it:
di lui si è parlato e scritto in ogni forma possibile ed immaginabile, a volte anche banalizzandone la figura e, forse, anche per questo il confine tra mito e storia si è andato ad assottigliare fino a restituirci ciò che oggi ci rimane del suo personaggio. Se ne è parlato così tanto che spesso mi è capitato di percepire una sorta di insofferenza nei confronti della sua figura a tal punto che, di tanto in tanto, mi è quasi parso si sia tentato di screditare la sua persona attribuendogli frasi, idee o addirittura uno stile di vita non proprio in linea con ciò che invece le persone comunemente pensavano di lui.

Con tutto questo speculare sulla sua figura non è sempre semplice trovare del materiale interessante che racconti qualcosa di nuovo o che almeno provi a dare nuovi spunti su ciò che ormai già conosciamo sul Marley-personaggio storico. Ogni tanto, che ci crediate o meno, capita ancora di imbattersi in qualcosa che sia interessante e che valga la pena di essere visto se si vuole aggiungere ulteriori tasselli al puzzle sulla storia del cantante reggae più amato di tutti i tempi.

Who Shot The Sheriff è il primo episodio di una serie di documentari a puntate intitolata ReMastered il cui filo conduttore saranno crimini, intrighi e misteri legati a diverse figure importanti del mondo della musica (nelle prossime puntate verranno trattati anche l’assassinio di Jam Master Jay, e il caso della morte di Sam Cooke).

Il documentario racconta i fatti avvenuti la notte del 3 dicembre 1976 quando nel cuore della notte degli individui mai identificati ufficialmente hanno fatto irruzione a Hope Road nella residenza di Bob Marley aprendo il fuoco e ferendo il cantante, la moglie Rita ed il manager Don Taylor. Il fatto di cronaca è ormai noto ai più, ma ciò che il film riesce a trasmettere in modo davvero convincente e che lo rende un documento molto interessante per tutti gli appassionati non solo della musica ma anche e soprattutto della storia giamaicana, è tutto il tessuto socio-politico dell’epoca e gli avvenimenti che si sono susseguiti in quel preciso momento storico in Giamaica ed in cui anche la musica, specialmente quella di Bob Marley, ha giocato un ruolo fondamentale.

Nell’arco di un’ora viene dipinto un quadro particolarmente vivido della Giamaica di quegli anni: si parla dei “political garrison”, degli intrecci tra politica e gang armate, di violenza politica, del crescente clima di tensione, dei presunti interessi e legami fra la CIA e JLP e della rilevanza politica della figura di Bob Marley in quel preciso momento storico.

Insomma potrebbe quasi sembrare che Marley sia solo un pretesto per far conoscere una parte della realtà storica del Paese che non è immediatamente accessibile al pubblico generalista o ai semplici appassionati di musica (e non ci vedrei nulla di strano o brutto, onestamente) ma è invece proprio la sua rilevanza all’interno di quel preciso contesto a renderlo di fatto un personaggio storico di importanza fondamentale e quindi una fonte automaticamente autorevole. È quindi logico e doveroso trattarlo come tale e, in questo documentario, è proprio questo suo peculiare aspetto a risaltare maggiormente invece del solito ritratto artistico.

Vi consiglio quindi di aprire Netflix è concedervi un’oretta di tempo per guardare “Who Shot The Sheriff”, chissà che magari vi possa aiutare a guardare Bob Marley da nuovi punti di vista, magari non solo come un grande musicista, una leggenda, un’icona pop, o una semplice immagine stampata su una bandiera red gold & green, ma come un importante personaggio storico che ha segnato un periodo con la sua musica e con le sue azioni, uno di quei personaggi che forse mancano in tempi bui come quello in cui stiamo vivendo. In fondo se non riusciamo a smettere di parlarne… un motivo ci sarà.

Peace out!

Paolo Delly De Cecco

Prolisso nel parlare, pigro nel fare, procrastinatore ma anche pignolo e, soprattutto, caustico. Ama il cinema, i videogiochi, la musica e le persone che hanno davvero qualcosa da dire. Gli piace scrivere. Odia più o meno tutto il resto, quindi se non siete nella lista delle cose che ama, beh... Avete capito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *