Videos thru di ages: gli anni 80

Come spesso abbiamo detto in queste righe, i videoclip che accompagnano la musica giamaicana sono da sempre più di un semplice supporto visivo per i brani. La forte componente di story-telling presente sin dai primi esperimenti ha fatto in modo che i video musicali fossero soprattutto una finestra sulla cultura giamaicana e sulla quotidianità dell’isola. Purtroppo le produzioni video durante gli anni 80 furono veramente poche.

Siamo nel periodo post Marley, quando l’esposizione mediatica del reggae e della Giamaica calò drasticamente e, a livello musicale, i sopravvissuti sulla piazza internazionale si contavano sulle dita di una mano, mentre le sonorità perdevano la pulizia che aveva contraddistinto il reggae degli anni 70 per lasciare spazio a suoni e ritmiche più orientati al pubblico dell’isola, dove gli apparecchi televisivi erano ancora pochissimi, limitando quindi la necessità di supporti video.

Fu solo dopo la nascita dell’emittente statunitense MTV nel 1981 e del suo conseguente successo mondiale che le acque cominciarono a smuoversi anche se, date le difficoltà oggettive e i costi abnormi che aveva girare un videoclip nei primi anni 80, gli unici singoli su cui si investiva erano quelli che per un motivo o per un altro salivano sulle classifiche americane e inglesi e che potevano vantare un respiro più internazionale.

Oggi la vera difficoltà è cercare e ritrovare queste produzioni. Per fortuna nel corso degli anni molte anime pie si sono prodigate nel caricare online questi video da qualche antico VHS. In molti casi la qualità è molto scarsa, ma basta a farsi un’idea di quello che era la Giamaica durante gli anni 80: un epoca molto difficile per l’isola ma con una scena musicale scoppiettante ed in piena evoluzione, che avrebbe nuovamente lanciato la musica giamaicana sui palchi internazionali degli anni 90.

Peter Tosh “Johnny be good” 1983

Tra i pochi artisti rimasti sulla scena internazionale spiccava Peter Tosh. Il suo primo video ufficiale per il successo internazionale “Johnny be good”, per quanto ci sembri scarso oggi, era ai tempi una super produzione, con immagini girate direttamente in Giamaica e inedite scene live.

 

Bunny Wailer “Jump Jump” 1985

Non poteva mancare un altro pilastro della musica giamaicana come Bunny Wailer, che troviamo qui con la sua “Jump Jump”, sicuramente non uno dei suoi migliori successi, ma che ci regala un gran bel video: si iniziano a vedere i primi dancers impegnati in piccole coreografie e i primi steps. Ancora non capisco quale sia lo scopo dei personaggi che fanno kung-fu, meglio non indagare.

 

Sophia George “Girlie Girlie” 1986

Parlando di story-telling impossibile non citare questo fantastico video per la hit internazionale “Girlie Girlie”, unico vero successo di Sophia George. Ovviamente si parla di uno degli argomenti da sempre preferiti dal pubblico : il cheating, che anche 30 anni fa era tra le attività predilette dagli uomini giamaicani.

 

Admiral Bailey and Chaka Demus “One Scotch” 1986

Se pensate che i pezzi che parlano di bere fino a star male siano cosa recente, ecco qui a smentirvi due party crashers ante litteram: Admiral Bailey e Chaka Demus con la loro frass song insieme ad un giovane King Jammy. Non che fossero i primi a trattare questi argomenti ma sicuramente si tratta del primo video del genere.

 

Tiger “No Wanga Gut” 1987

Il primo video di Tiger, forse l’artista con lo stile più “duro” dell’epoca. Il racconto di una storia (per quanto sconclusionata) continua ad essere uno degli elementi chiave dei videoclip girati sull’isola, per fortuna l’attenzione viene catturata dal completo tigrato di Tiger.

 

Maxi Priest “Wild World” 1988

Impossibile da non elencare il bellissimo video che accompagna “Wild World”, primo vero successo di Maxi Priest e anche forse il primo video reggae di cui io ho personalmente ricordo. Produzione video tutta inglese e dagli standard altissimi per i tempi. Buona visione!

Giovanni Shootist De Gaetano

Videomaker e regista, a volte dj, a volte soundboy, non ha ancora deciso cosa fare da grande. Eternamente combattuto tra l'essere un giramondo o rimanere chiuso in casa da vero professionista del divano. Da antropologo della domenica è affascinato dalla cultura giamaicana, a cui si aggiunge un passato da nipponista e una quotidianità a stelle e strisce. Ama inoltre il rhum overproof, la musica ad alto volume e combinare le due cose insieme alla buona cucina. Detesta l'ipocrisia, la vanità e qualsiasi varietà di cetrioli.

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