Feminine Hi-Fi – Il collettivo di São Paulo è in Europa (AUDIO&VIDEO)

Il fatto che questa storia sia capitata a me, ha un carattere del tutto fortuito. Se questo articolo fosse stato assegnato in modo democratico e pragmatico, sarebbe stato battuto dalla tastiera di Fede Di Puma per “Jamaica Goes Global” o sarebbe finito come uscita mensile di “Gyal Powder”, con un’intervista che posso dire con certezza, Rudebwoy avrebbe amato.

Conoscere un collettivo di donne che suona in vinile, sposta casse, produce musica e eventi, lavora con cantanti che spaccano, sarebbe stato proprio materiale da Gyal Powder con il rischio di perdere il buon Rudebwoy nelle strade di Sao Paulo in qualche street dance targata Feminine Hi-Fi.

Ma la fortuna è capitata a me. Io di base sono fierissima quando la redazione scrive di donne: a dire il vero i ragazzi lo fanno con una certa regolarità, quasi come se il mondo della musica giamaicana fosse equo. In realtà non lo è. Non lo è in Giamaica e non lo è qui, basti guardare le line up dei nostri festival in Europa. Non lo è ma noi, facciamo sempre finta che lo sia e le ragazze, donne, quelle alle prime armi, come le veterane, le spingiamo tutte.

 

Paradossalmente io non mi occupo molto di donne. Lo lascio fare ai brothers perché mi sembra di dare un messaggio positivo quando sono loro a dire che un’artista spacca. Io, da dietro le quinte, osservo fiera tutta l’omega vibration che si sprigiona nel mondo di Reggaeradio.it.

In realtà io il legame non lo spezzo e non lo spezzerò mai. Lavoro anche in crew composte completamente da donne. Con questo esempio davanti agli occhi, spero un giorno, di vedere nel nostro team radio qualche collega in più. Capita spesso che mi riconnetta e mi confronti con le sisters, per capire a che punto siamo e per escogitare o riadattare la strategia che porterà un giorno all’equilibrio.

Le Feminine Hi-Fi erano nel mio radar dalla creazione del progetto. La copertura media le aveva presentate come un sound system di donne che ama i vinili ma in realtà sono molto di più. Le ho conosciute qualche giorno fa in occasione della loro tappa a Berlino per il loro primo tour europeo.

FHF è un collettivo di quattro ragazze che vuole offrire uno spazio alle donne nelle musica reggae in Brasile. Lys Ventura, Laylah Arruda, Dani I-Pisces e Andrea Lovesteady vengono da Sao Paulo e vogliono portare la loro forza e talento e quello delle sorelle da dietro le quinte al palco, creando un ambiente protetto e consapevole.

Quello che FHF fa, va oltre organizzare eventi. I loro party sono strutturati in modo che solo le donne possano esprimersi, come cantanti, DJ e selectress o soundwoman. FHF promuove workshops per le ragazze dei ghetti, perché anche nella povertà e nella mancanze di strumenti e possibilità ci si possa sentire motivate a sviluppare skills e avvicinarsi alla cultura. FHF produce musica, ha un’etichetta e stampa vinili. FHF non scenderà a compromessi con il Brasile che vuole Bolsonaro.

Nel modo più gentile e disponibile possibile, FHF risponde ad una mia mail qualche settimana prima del loro arrivo a Berlino. C’è un progetto mezzo abbozzato con lo YAAM e il Riddim Mag e io voglio loro in scaletta. Mi è stato proposto di organizzare degli eventi culturali che indaghino più a fondo la musica e la cultura che esce dagli impianti del club. Io volevo cominciare con loro che mi dicono subito di si.

Durante “Culture Talks: An Exploration of Female Sound System Collectives and the role of women in the reggae and dub scene”, le ragazze non smettono di spiegarmi da dove hanno cominciato e quale sia il loro obiettivo: “A livello individuale eravamo attive nella scena da più di 10 anni. Venivamo invitate agli eventi solo durante il mese di marzo ma non il resto dell’anno”, spiega Laylah cantante e mc dalla voce incredibile e dal messaggio impattante. “Tre anni fa abbiamo organizzato un evento noi stesse, dopo che Dani aveva suggerito la cosa, ed è stato un grande successo. Avevamo invitato tante ragazze del ghetto a suonare con noi e da quel momento c’è stato un cambiamento”.

L’analogia tra Brasile e Giamaica la dipingono subito usando dei concetti chiave e tristemente famosi: il reggae è ghetto music e il Brasile è pieno di ghetti; la società è l’espressione di una realtà post coloniale in cui i problemi socio-economici sono molto presenti soprattutto nelle comunità a maggioranza nera; le ragazze dei ghetti vivono in condizioni che non permettono loro di prendersi il lusso di pensare alla musica. Aiutano le mamme in casa quando sono bambine e poi diventano loro stesse mamme, spesso in assenza di un partner.

“Le ragazze che vivono nel ghetto devono crescere molti figli da sole e non ricevendo aiuto, sono le uniche a provvedere per le loro famiglie. Queste ragazze non hanno soldi per comprare vinili o approcciare la musica. Questo è un concetto semplice ma fondamentale. Inoltre c’è un gap educativo enorme. I giovani uomini entrano a contatto con la meccanica e l’elettronica da bambini. Ma ciò non avviene con le ragazze. Il loro compito è quello di lavare i piatti e aiutare la madre. Quindi non crescono con conoscenze utili per avere un sound system. Hanno molti bambini, non hanno cultura, non hanno soldi e non hanno amore per loro stesse.  Non hanno alcuna motivazione e il razzismo nella nostra società è molto radicato. La maggior parte delle persone nella nostra società sono nere ma non vorrebbero esserlo perché la vita in Brasile per i neri è molto dura”.

Grazie a questo approccio, in tre anni FHF ha ospitato più di 100 donne in line up. Il concetto è molto semplice e loro lo spiegano così: “Nei nostri party, i ragazzi non cantano. Prima avevi forse una ragazza ogni dieci ragazzi che cantava, ora abbiamo moltissime cantanti femmine. Abbiamo creato questo spazio perché le ragazze potessero imparare e i ragazzi hanno capito questa cosa”.

Le FHF mi hanno raccontato che se all’inizio le ragazze erano timidissime e cantavano rivolte verso le selectress, dopo due, tre volte si sono girate verso il pubblico e da lì non si sono più fermate. Ridiamo assieme quando parliamo del confronto con i ragazzi: le selectress presenti mi dicono di come, quando suonano certi pezzi, i maschi tra il pubblico strabuzzino gli occhi e chiedano se il vinile venga dalla collezione del compagno. Laylah con la sua incredibile energia, che va oltre alla potenza vocale, racconta la sua storia: “Guarda, quando ho cominciato a cantare mi guardavano come per dire ‘wow’. Alcuni pensavo ‘beh vediamo cosa sai fare’, altri commentavano ‘non male per essere una donna’.”

La strada è lunga e non è facile ma ha portato le FHF a presentare il loro progetto in Europa e a ispirare altre che vogliono intraprendere la stessa strada. Hanno già collaborato con Jah9 e Chronixx per il remix di “Hardcore” e partecipano alla produzione dei grandi festival e eventi sound system brasiliani. Sognano i festival europei e ci arriveranno.

“Dobbiamo cambiare noi stesse per cambiare  il mondo. Dico a me stessa ogni giorno, ce la farò, devo farlo. Mi sveglio e compio la mia missione ogni giorno. Qualche volta torno a casa e dico a me stessa che quel giorno non sono stata brava. Ma poi mi sveglio il giorno dopo per rifarlo meglio”. – Andrea Lovesteady, FHF

Ndr: “Culture Talks: An Exploration of Female Sound System Collectives and the role of women in the reggae and dub scene” è stato un evento prodotto da Reggaeradio.it in collaborazione con il Riddim Magazine e il club e associazione YAAM. La conferenza ha ospitato Feminine Hi-Fi, Saraléne e Julie di Roots Daughters.

Chiara Nacchia

Chiara fa parte della famiglia di Sbeberz ormai da qualche anno. Coordinatrice della redazione, autrice di Island Pop e parte dello staff organizzativo di Reggaeradio, sa tutto quello che succede sull'Isola in tempo quasi reale. Dancehall lover to di bone, pseudo germanista e con background in politologia, può essere rintracciata a spasso per Berlino o mentre legge "Tell Me Pastor" sul Jamaica Star online.

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