#ZT30 & Intervista con Neil Perch

Gli Zion Train rappresentano una delle crew inglesi che maggiormente ha influenzato la scena degli ultimi trent’anni dell’Uk Dub inglese grazie a liriche conscious e sonorità che nascono dal levare e si fondono con l’elettronica fino a diventare un ibrido che ha dato vita a nuovi filoni musicali che pian piano si sono espansi in tutto il globo.
Ricordo ancora, quando per la prima volta andai al Rototom Sunsplash nel 2006, quanto ero entusiasta all’idea che avrei finalmente visto dal vivo un loro live set: non scorderò mai le sensazioni che provai quella notte nel sentire un genere musicale che mi coinvolgeva così tanto da lasciarmi andare per tutta la notte ad un ballo selvaggio.


Da allora ho avuto svariate occasioni di incontrare nuovamente Neil e di assistere ad un suo show, l’ultima volta è accaduto poco più di un mese fa alla Flog di Firenze, dove gli Zion Train hanno portato lo show del loro trentesimo anno di attività per festeggiare insieme alla scena fiorentina.

In questa occasione gli ZT si sono presentati con una formazione inedita che vedeva Neil Perch al mixer affiancato dal sassofonista Gianni Denitto, Paolo Baldini al basso, e da Dubdadda, Michela Grena e Raiz ai microfoni: un gruppo dalle grandi occasioni che già si era esibito all’ultimo Rototom Sunsplash dove gli Zion Train, ormai di casa, hanno incendiato la massive con un concerto entusiasmante.
La Flog, non so se avete mai avuto l’occasione di andarci, è un Auditorium che da sempre nelle sue serate reggae “Vibranite” (organizzate da Andrea Mi) ha portato artisti internazionali come U Roy, Big Youth, i Congos, gli Abissinians e via dicendo…e come poteva mancare il tour per i 30 anni degli Zion Train?
Il concerto è iniziato coi Muiravale Freetown, io purtroppo sono arrivato che l’apertura era già conclusa e con grosso dispiacere non riuscirò a farvi un report di come è andata, posso però raccontarvi dell’esibizione di Perch e compagni: uno show che prometteva fuoco e fiamme e ha sicuramente mantenuto l’attesa vista la grande risposta calorosa data dai presenti che hanno ballato ininterrottamente per l’ora e mezzo di show proposto dal collettivo di Oxford.
Il binomio tra la maestria di Neil Perch al dub mixing, e il basso gestito sapientemente da Baldini, ha dato luogo ad uno show veramente godurioso dove ogni cosa era al suo posto e gli Zion Train hanno dimostrato che nonostante la loro carriera hanno ancora voglia di stupire e di stupirsi.
Le apparizioni sul palco prima di Raiz e poi di Michela Grena hanno scaldato la folla che ha risposto alla grande ballando per tutta la durata del concerto senza mai stancarsi e fermarsi, Dubdadda invece è stato il solito grande showman che riesce col linguaggio del corpo, con sguardi e gesti, a creare una sinergia col pubblico rendendo ogni show uno spettacolo unico ed inimitabile.
Tutti i grandi successi sono stati suonati, molti anche con una “version 2” remixata o riadattata, creando una sorta di showcase style in stile dub veramente divertente e coinvolgente.
A distanza di 12 anni dalla prima volta che ho assistito ad una loro serata, ho trovato degli Zion Train molto più tecnici sul palco e molto più puliti nel suono e nell’esecuzione, ovviamente gli anni passano ma la grinta di Dubdadda e la voglia di sperimentare di Neil Perch continuano ad essere quelle di qualche decennio fa.

Questa è stata anche l’occasione per fare qualche domanda a Neil Perch sui trent’anni della sua carriera, ecco a voi una breve intervista in esclusiva per Reggaeradio.it

Ciao Neil, ti ringrazio per la tua disponibilità a rispondere a qualche domanda in occasione del vostro trentesimo anno di attività. Dicci la verità: avresti mai pensato di arrivare dove sei oggi quando, nel 1988, iniziasti a percorrere questa strada?
Ciao Alessandro, sinceramente non avrei mai immaginato che gli Zion Train potessero diventare più di un “Hobby”, un progetto per fare un po’ di musica per i soundsystem, quindi sono veramente grato per tutto quello che siamo riusciti a fare.

In questi anni avete avuto l’opportunità di sperimentare diversi tipi di suono e avete toccato diversi generi musicali, se dovessi fare un punto della situazione, dove siamo adesso? Avete raggiunto la vostra espressione musicale che vi soddisfa o volete continuare ad espandere i vostri orizzonti?
Noi non siamo mai soddisfatti, cerchiamo sempre di vivere guardando al futuro e muovendoci verso di esso con un atteggiamento positivo.

 

La formazione musicale con cui vi siete presentati alla Flog era essenzialmente la stessa con cui siete andati al Rototom Sunsplash quest’anno, ci puoi spiegare come è nata l’idea del tour e come hai scelto i tuoi collaboratori?
Nella mia carriera musicale ho avuto l’occasione e l’immenso piacere di lavorare insieme a tantissimi bravi musicisti, ma per i trent’anni degli Zion Train in Italia e anche per i 25 anni del Rototom Sunsplash (con tema italiano) per me è stato scontato scegliere grandissimi artisti e musicisti italiani che sono anche miei amici, contemporanei, seguaci e collaboratori passati.

Dopo che in questi 30 anni hai dato vita a brani che sono entrati nella storia della cultura dei Sound System, hai il desiderio di fermarti o hai ancora benzina per continuare? Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Non ho nessuna intenzione di smettere di fare ciò che amo, anzi, abbiamo appena fatto uscire un 7 pollici e un video in collaborazione con Dub Fx sulla mia etichetta Universal Egg e sto già lavorando sul prossimo album degli Zion Train che probabilmente uscirà nel 2020.

Cosa ti ha conquistato della musica Dub, come hai deciso di diventare un produttore di questo genere musicale e come credi che si sia evoluta nel corso della tua carriera?
Ti consideri un Dub Master o pensi che questa definizione non sia adatta a descriverti?
Penso che il termine Dub Master sia molto usato a buon mercato se devo essere onesto. Mi reputo un musicista che usa l’elettronica e gli effetti sul palco e tecniche di produzione Dub all’interno dello studio. Non ho mai preso una scelta vera e propria, ho solamente iniziato a suonare sui Sound System ed è tutto nato da lì….La cultura è in continua evoluzione, sia che si parli di una cultura musicale che di una personale.

Ho letto in un’intervista fatta da Andrea Mi che ti piace chiamare le cose col loro nome corretto, e che pensi che una buona parte della musica Dub prodotta oggi non dovrebbe essere chiamata così.Hai voglia di spiegarci meglio questa tua idea?
Col termine Dub ormai si intende una etichetta che vende, e probabilmente troppe persone stanno utilizzando questa etichetta proprio per questo motivo.
La mia idea è che le etichette impediscono il pieno apprezzamento dell’arte.

Questa è l’ultima domanda ma in realtà vorrei che tu consigliassi ai nostri lettori 3 canzoni che ti hanno fatto innamorare di questo genere musicale, e 3 giovani crew da tenere sott’occhio.
Grazie ancora per questa chiacchierata e ti auguro che il meglio debba ancora venire!

Queste sono le 3 canzoni: “Carry Us Beyond” by Human Cargo; “Warrior Charge” by Aswad, “Jah No Dead” by Burning Spear. E queste le tre giovani crew: NUMA, 4weed (all artistes), UBIK.


Alessandro Marazia

Ariete '88 nato a Pisa da madre sassarese e padre pugliese. Il primo incontro con la musica in levare è stato coi Sud Sound System all'età di 13 anni, due anni più tardi la prima volta al Rototom Sunsplash a Osoppo che gli ha insegnato a guardare il mondo da un altro punto di vista. Il senso di pace e di comunione tra le persone lo ha indotto a tornare in Friuli ogni estate fino al 2009. Dopo un primo periodo passato nelle dancehall, ha riscoperto la bellezza delle origini tornando a suoni più roots. Oggi frequenta serate dove è presente un sound system, il suono si può "toccare" e il messaggio è il vero protagonista.

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