Me deh pon di Borderline – Ovvero perché Gaza si chiama Gaza

Questo articolo è stato recuperato dal database di Rastaradio.it, il progetto precedente a Reggaeradio.it. Il testo, pubblicato nel 2014, non è più online. L’idea di riproporlo oggi 7 gennaio 2019, nel giorno del compleanno di Vybz Kartel, nasce dal voler riportare a galla una storia che pochi conoscono e che ha a che fare con la nascita di quello spazio fisico e metaforico che oggi viene chiamato Gaza.


Me deh pon di Borda line – SHEBADA, VYBZ KARTEL E LA COMUNITA’ DI WATERFORD

Qualcuno dice che sono fissata con Portmore. Vero. In realtà resto sempre affascinata quando scopro aneddoti così importanti che fino a quel momento mi erano  sconosciuti. Questa volta riguardano la cittadina a pochi kilometri da Kingston, Portmore appunto.

Il nuovo articolo di Island Pop riguarda infatti la zona più famosa della città, ovvero Gaza. La cosiddetta Gaza si trova a Waterford, una della community conosciute per  essere state il quartier generale del Portmore Empire.

Quello che non tutti sanno però, è che non si è sempre chiamata così. A quanto pare, per alcuni mantiene ancora il suo vecchio nome: Borderline.

I nomi dei corner in Giamaica sono spesso ispirati da condizioni di vita reale e, con ogni probabilità, Borderline e Gaza potrebbero essere legati alla stessa idea di fondo. Alle volte ci sono però delle vicende specifiche, proprio come in questo caso. È inoltre pratica abbastanza comune rinominare le zone con nomi di luoghi esistenti in altre parti del mondo come Mexico, Jungle o Red Square. E appunto Gaza.

Una volta ricevuta questa informazione, era fondamentale scoprire la ragione che aveva causato la scomparsa di Borderline dalle mappe mentali dei giamaicani.

Per risalire a questo fatto, bisogna introdurre una personalità molto conosciuta in Giamaica, ovvero Keith ‘Shebada’ Ramsay, attore e comico famoso per le sue interpretazioni teatrali. Fattosi conoscere con un talent show nel 2006, Shebada è arrivato al successo praticamente immediato grazie allo spettacolo “Bashment Granny” , giunto ormai alla sua terza stagione e a centinaia di repliche.

In questa commedia Shebada interpreta il ruolo del vicino di casa maschio che mette in atto tutta una serie di comportamenti, a partire dal vestiario e dalla movenze, che lo avvicinano allo stereotipo della ragazza del ghetto. Il personaggio recitato nella commedia, così come alcuni aspetti della sua vita privata, hanno sollevato fin dall’inizio della sua carriera, insinuazioni sul suo orientamento sessuale. Senza entrare nella questione della veridicità dei fatti, l’opinione comune sull’isola è che Shebada sia gay, fatto ampiamente comprovato dalle liriche di canzoni come “Big Matic Nuh Laugh” di Aidonia e “Gaza Christmas” di Vybz Kartel. Ora ci si chiederà come questa storia possa rientrare minimamente nella questione Borderline/Gaza.

Per capire la vicenda bisogna andare proprio nel copione e nella parte interpretata da Shebada. La commedia gioca su stereotipi e vicende riguardanti la vita sull’isola (vedi  il bleaching) e gag probabilmente poco affini all’umorismo di altre culture. Ad un certo punto, i dialoghi mettono Shebada di fronte alla domanda che riguarda la sua identità di genere. La risposta al quesito è quella che ha scatenato la reazione della comunità di Waterford. Shebada, infatti, risponde alla domanda con “Me deh pon di Borda line”, da cui è derivato il fatto che Borderline non poteva più chiamarsi così.

In un’intervista del 2009 rilasciata a Boomshots, Vybz Kartel spiegava la questione del “Gaza Movement” partendo dal fatto che l’area precedentemente si chiamava Borderline e Boston:

…at the time the name of the ends was name Borderline. And Boston. Remember them time me did ah say “Dis man from Boston, yuh head ah buss like gas pan”? So I represent for Boston and Borderline back then. But we changed the name

In seguito Kartel spiegava proprio il fatto riguardante Shabada, che aveva utilizzato il nome della community per rispondere ad una domanda che lo interrogava sulla sua identità di genere, che poi si riferiva in fondo alle sue preferenze sessuali:

… at the time you had a play in Jamaica called “Shebada On The Borderline.” So in the play a man asked if he was man or woman and he said he was on the borderline. Y’nawmean? So a lot of ends in Jamaica that were called Borderline had to change the name. Some likkle juvenile on the ends—some ah my likkle juvenile—just rename the ends Gaza and we just take that name.

Poco importa se la commedia si chiamasse “Bashment Granny” e non “Shebada On The Borderline” (almeno da quanto ne so io, e non vorrei contraddire il World Boss); il fatto è che quello specifico episodio ha rinominato la zona “Gaza”, o forse sarebbe successo comunque perché tatuarsi “Borderline” ci stava per via delle dieci lettere, ma non avrebbe avuto lo stesso risultato estetico.

In conclusione, questa vicenda piuttosto priva di valore, apre molti topic interessanti che non sono quelli delle preferenze sessuali di Shebada, per altro attore molto apprezzato dalla critica e dal pubblico, né quello sicuramente importante riguardante l’omofobia, ma piuttosto difficile da esaurire in un post.

Più brillante sarebbe un discorso approfondito sulle roots play e roots theatre giamaicano e sulla struttura della commedia e dei personaggi. Io ho condiviso parte della storia, e spero che qualcuno più ferrato di me sull’argomento, mi contatti e condivida le sue preziose conoscenze.

 

 

 

 

Chiara Nacchia

Chiara fa parte della famiglia di Sbeberz ormai da qualche anno. Coordinatrice della redazione, autrice di Island Pop e parte dello staff organizzativo di Reggaeradio, sa tutto quello che succede sull'Isola in tempo quasi reale. Dancehall lover to di bone, pseudo germanista e con background in politologia, può essere rintracciata a spasso per Berlino o mentre legge "Tell Me Pastor" sul Jamaica Star online.

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