Sly & Robbie vs. Roots Radics – The Final Battle

“Immaginate, se volete, una sorta di “concerto dei sogni”, un Reggae Woodstock che unisce due delle migliori band giamaicane di sempre, che suonano con un collettivo “unico nella vita” dei creatori fondamentali della musica (Reggae ndr.) che eseguono tutti dei nuovi classici composti per l’evento.

Beh, questo è esattamente quello che uno dei percussionisti più audaci e rispettati del Sud America, Hernan Sforzini, è riuscito a creare.”

Hernan Sforzini

Queste parole sono scritte sulle note di copertina dell’album che uscirà il 15 Aprile su vinile, cd e su tutte le piattaforme digitali e che vede due band storiche come Sly & Robbie e i Roots Radics confrontarsi in una sorta di “clash” dove, brano dopo brano, si rende omaggio alla musica Roots Reggae con alcuni dei suoi più grandi interpreti.

Circa un mese fa ho contattato Hernan, il produttore e l’ideatore di questo progetto, per avere la possibilità di ascoltare in anteprima il suo lavoro finito e dopo decine di ascolti sono pronto per darvi il mio personalissimo parere!

Tuff Gong – Jamaica

Il disco è composto da dodici brani dove le due band si alternano in continuazione, e ognuno dei nuovi riddim si fonde coi testi creati dagli interpreti per esaltare al meglio le melodie e per farle spiccare.

Si inizia subito con una bombetta dove Sly & Robbie vengono accompagnati da Mykal Rose ricreando una formazione già vista e già amata ai vecchi tempi dei Black Uhuru: in “This Morning” si porta l’attenzione su come Babylon sia sempre presente in mezzo a noi e di come, nonostante il tempo passato, la situazione rispetto agli anni ’70 sia sostanzialmente la stessa. “Knowledge is Power” è senza alcun dubbio la frase più rappresentativa di questo brano e forse dell’album intero.

Nel secondo pezzo “Ulterior Motives” tocca invece ai Roots Radics fare l’esordio in questo album e lo fanno con una dolcissima melodia one-drop che viene interpretata magistralmente alla voce da Brinsley Forde della storica formazione degli Aswad.

La terza traccia si apre con un giro di sax da paura (eseguito da Dean Fraser) che fa da protagonista ad una sezione ritmica impressionante gestita da Sly & Robbie: alla voce stavolta c’è Donald “Tabby” Shaw del gruppo legendario dei Mighty Diamonds che con “Change My Mind” da vita ad una ballata d’amore (sarebbe meglio dire una ballata di fine amore).

I Roots Radics ritornano nuovamente protagonisti insieme a Freddie McGregor col brano “Glory”, una canzone ricca di spiritualità e di messaggi d’amore per Haile Selassie I affiancati da un ritmo che ti culla per tutta la sua durata e che non può non piacere.

Sly Dunbar

Nella quinta traccia, “Mind Your Own” , di questo lavoro, tocca alla voce soffice di Horace Andy confrontarsi col duo Sly & Robbie ed esprimere il concetto secondo il quale è bene che ognuno pensi ai propri affari senza intromettersi nei discorsi che non ci competono.

Un concetto simile viene espresso anche nella brano successivo di Pablo Moses coi Roots Radics: in “Gwan Run Up Yuh Mouth” infatti si affronta il delicato tema del gossip e di come le chiacchiere fatte tanto per fare spesso servano soltanto a danneggiare piuttosto che ad aiutare.

Arriviamo quindi alla settima traccia dell’album, quella che a mio parere risulta la più riuscita (forse per delle sonorità a me più affini), sto parlando di “Full Moon Plant a Tree” dove troviamo Sly & Robbie in compagnia di Lee “Scratch” Perry che naviga letteralmente sulle note del magnifico arrangiamento come solo lui sa fare. Da segnalare il magnifico uso del piano e dei synth in questa canzone, veramente superbo.

Nell’ottavo brano tocca nuovamente ai Roots Radics i quali dipingono un piccolo capolavoro intorno alla magica voce di Max Romeo e della sua “The Gates of Hell”: una canzone di protesta verso questo mondo malato dove sembra quasi che siano state aperte le porte dell’inferno.

Flabba Holt

Arriviamo alla nona traccia, la canzone più soul dell’album, e da chi poteva essere interpretata se non da una delle voci più belle di sempre, ovvero dal grandissimo Ken Boothe, che con “Argentina” ci racconta del suo amore per questa terra immaginandosela come una meravigliosa donna da vivere e amare.

Ci stiamo avvicinando verso la fine di questo meraviglioso disco: al numero dieci troviamo gli storici Congos cantare sulle note dei Roots Radics il brano “Things Must Get Better” che descrive come possiamo ottenere un mondo migliore iniziando a vedere le cose in maniera diversa e ad agire bene oggi per avere un futuro migliore domani.

Andando avanti è il turno di Luciano con la sua “Make a Change”, una canzone che ci esorta a cambiare il punto di prospettiva per poter contribuire alla creazione di un mondo migliore, il tutto accompagnato da Sly & Robbie alle melodie che chiudono così il loro contributo a questo ambizioso progetto.

L’ultima canzone è infatti interpretata dai Roots Radics e dal mai-stanco Toots Hibbert: “To You” è la canzone perfetta per concludere l’album, una canzone d’amore in stile ska (ovviamente riprende il giro di “A message to you, Rudie”) e che ci fa ballare dall’inizio alla fine facendoci venire la voglia di tornare alla prima canzone per risentirci tutto l’album dall’inizio.

Penso abbiate capito che stravedo per questo album: sicuramente è stato scelto di utilizzare uno stile che piacerà alla maggior parte degli ascoltatori di questa musica in tutto il mondo e che magari farà un po’ storcere il naso ai fissati delle delle canzoni più “Dark” e “Deep”, ma nonostante i ritmi felici le tematiche che vengono affrontate nei testi sono tante e complesse.
Ancora una volta mi ritrovo a sorprendermi e ad entusiasmarmi di come, nella musica Reggae, sia possibile parlare di argomenti così spinosi e delicati nonostante le melodie risultino molto orecchiabili e gioiose. Amo questa musica.

Robbie Shakespeare

Ma poi, come può non piacere un album che ha degli interpreti artistici come Dean Fraser al sax, Addis Pablo alla melodica, Bongo Hermann alle percussioni, Earl “Chinna” Smith alla chitarra, e ancora, musicisti provenienti dalle formazioni degli Steel Pulse, degli ex-Groundation e dei SOJA??? Per non parlare, ancora una volta, di Sly Dunbar, Robbie Shakespeare e Flabba Holt!

Di seguito trovate l’intera tracklist; all’inizio dell’articolo potete invece vedere il videoclip della prima canzone uscita il 15 marzo, “This Morning”: buon ascolto!!!

TRACKLIST
01. Sly & Robbie feat. Mykal Rose – This Morning
02. Roots Radics feat. Brinsley Forde (Aswad) – Ulterior Motives
03. Sly & Robbie feat. The Mighty Diamonds – Change My Mind
04. Roots Radics feat. Freddie McGregor – Glory
05. Sly & Robbie feat. Horace Andy – Mind Your Own
06. Roots Radics feat. Pablo Moses – Gwan Run Up Your Mouth
07. Sly & Robbie feat. Lee “Scratch” Perry – Full Moon Plant A Tree
08. Roots Radics feat. Max Romeo – Open Up The Gates Of Hell
09. Sly & Robbie feat. Ken Boothe – Argentina
10. Roots Radics feat. The Congos – Things Must Get Better
11. Sly & Robbie feat. Luciano – Make A Change
12. Roots Radics feat. Frederick “Toots” Hibbert – To You

 

Alessandro Marazia

Ariete '88 nato a Pisa da madre sassarese e padre pugliese. Il primo incontro con la musica in levare è stato coi Sud Sound System all'età di 13 anni, due anni più tardi la prima volta al Rototom Sunsplash a Osoppo che gli ha insegnato a guardare il mondo da un altro punto di vista. Il senso di pace e di comunione tra le persone lo ha indotto a tornare in Friuli ogni estate fino al 2009. Dopo un primo periodo passato nelle dancehall, ha riscoperto la bellezza delle origini tornando a suoni più roots. Oggi frequenta serate dove è presente un sound system, il suono si può "toccare" e il messaggio è il vero protagonista.

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