Rasta take over: Inna De Yard – The Soul of Jamaica

The title the soul of Jamaica is such a powerful name and the artists who are involved have been there for so long representing the culture and the music. I do believe we captured that feeling, we captured the soul of Jamaica in it – Kiddus I

Forse non è il modo migliore per recensire questo bellissimo documentario che sta per essere presentato a un festival internazionale ma va detto: se vi manca la Giamaica, non guardatelo. Se conoscete l’isola lo sapete bene che storie come queste riscaldano il cuore ma fanno sentire allo stesso tempo una mancanza.

Ci sono le colline, i colori, le voci e gli sguardi, i movimenti ripetuti di chi sa pulire il pesce da quando è nato, i sorrisi, l’onestà lacerante e il battito del cuore ricreato dalle percussioni Nyabinghi. Prima si piange per la bellezza di un’armonia che si sa di non poter trovare altrove, poi per la brutalità che non riconosce alla vita nessun valore.

“Inna de Yard – The Soul of Jamaica” non è solo l’anima di un’isola raccontata dalle voci di alcune delle personalità storiche della musica giamaicana ma è anche un viaggio intimo nelle loro esperienze, nei loro ricordi e nella vita di ogni giorno.

Dietro a questo racconto magistrale c’è il talento e la passione del regista Peter Webber, che questa volta si è dedicato a qualcosa che ama fin dagli anni della sua gioventù londinese. Come ha spiegato nel parlare di questo lavoro: “Se sei stato un fan dei Clash come lo sono stato io, era impossibile ignorare il reggae.”  Ed è proprio da questo connubio tra il punk dei ragazzi bianchi inglesi e il suono potente della diaspora giamaicana che arrivava di prima mano dall’isola, che è nato l’amore di Webber per questa cultura a cui sente di aver dato spazio in questo film in una “importante testimonianza di questi artisti leggendari ora che sono ancora in vita”.

Questo docu-film, che in molti hanno già paragonato a “Buena Vista Social Club” per gusto e capacità di raccontare un’epoca che in qualche modo continua ad esistere ma di cui si sente solo un sapore lontano,  è un cesto di ricordi e desideri intatti, che viene passato di mano in mano da uno story teller all’altro.

Tra i suoi protagonisti salutiamo Ken Boothe, Judy Mowatt, Cedric Myton, Kiddus I, Winston McAnuff e i ViceRoys, e poi le voci della nuova generazione Jah9, Var e Derajah. Gli artisti si incontrano all’interno di questo progetto che è qualcosa di più che una jam session che ha l’obiettivo di essere registrata. Molti si chiedono “ma allora cos’è Inna de Yard?”. Se la risposta spettasse a me, non lo definirei esattamente come un collettivo, che è forse il concetto più vicino nella nostra cultura a questa realtà. Inna de Yard è un modo di vivere, di trasmettere la storia di generazione in generazione, è un modo di stare insieme e anche di fare musica. In questo caso Inna de Yard è sulle colline di Stony Hill, sopra a Kingston dove questa acoustic session è diventata tour mondiale, un album (in uscita il 12 aprile), e la colonna sonora di questo film, che porterà i rasta a Cannes il 6 giugno per la premiere al Midem Festival (4-7 giugno 2019).

La narrazione riesce ad intersecare per 100 minuti la storia del paese con quella della sua musica, inserendovi i racconti dei protagonisti che condividono la loro vita, le speranze, le tragedie e le incredibili difficoltà. Si parla di amore, di ribellione, di comunità e di fede, ripassando sempre da quella terrazza che osserva Kingston dall’alto, quasi ad essere lassù per respirare solo le cose buone di quella città.

In un susseguirsi di momenti speciali amerete Jah9 e Judy Mowatt unire le proprie voci per cantare il rivoluzionario “Black Woman”, brano del 1979 della I-Tree che fu la prima donna (e una della pochissime) ad essere candidata a un Grammy per la categoria reggae.

On auction blocks we were chained and sold
Handled merchandise
Highly abused and warmth we were refused
And thrown in garbage bins
But no need for that now
Free us, stand on back now
And help me to sing my song – Black Woman, Judy Mowatt

In una storia che racconta decenni di vita non si può che apprezzare la profonda giovinezza di Winston McAnuff, Cedric Myton e Kiddus I venuti a Berlino a presentare il film alla stampa, momento supportato da un bellissimo set acustico, in cui i primi due si sono confrontati con le loro canzoni immortali mentre un eclettico Kiddus I ha interpretato “If You Love Me”, cover della cantautrice francese Édith Piaf. Il loro entusiasmo, la loro freschezza mentale e fisica è solo uno degli aspetti che fa capire quanto l’amore per la musica ti mantenga giovane.

For us now fusing the acoustic style with the bynghi style…the binghi carry the vibrancy and resonance of heart touches – Kiddus I

Nell’incontrarli dopo l’anteprima parliamo un po’ di tutto, Winston mi racconta che ha pianto, d’altronde il film racconta anche della scomparsa di suo figlio Matthew, ma assieme ridiamo dell’outfit che sceglieranno per la premiere di Cannes (“I need a new Tuxedo”), a cui tutti parteciperanno e dove, secondo gli amici, Kiddus si nasconderà per evitare il red carpet. E continuiamo a parlare dell’economia sommersa creata dalla musica in Giamaica (“We have our responsibility, you can’t escape”), della dieta Ital che su di loro dimostra la sua forza salutare (“Rasta food advice has been the health. The Rasta man thing has always been the right thing”), del ruolo degli artisti Bynghi e della data a Berlino a giugno. Io dico che sono già emozionata per il concerto al Festsaal e loro ribadiscono l’invito.

È stata una bellissima mattinata quella con questi “ragazzi” che a 40 anni da Rockers rappresentano ancora la stessa anima e la stessa originalità di quel modo di concepire la musica ed il suo ruolo, e di quel mondo ancora presente ma lontano.

Forse mentivo. Questo film va visto. C’è anche dell’amara tristezza ma c’è la bellezza di quello che veramente conta.

Non sono ancora state confermate date italiane né per lo screening, né per il live ma possiamo condividere il calendario internazionale pubblicato finora:

„Inna de Yard” Live 2019:
06.06.2019 – Cannes, Midem (FR)
07.06.2019 – La Rochelle, Notes en Vert Festival (FR)
08.06.2019 – Ploudalmezeau, Wouadada Festival (FR)
11.06.2019 – Köln, Gloria (DE)
12.06.2019 – Berlin, Festsaal Kreuzberg (DE)
13.06.2019 – Amsterdam, Melkweg (NL)
15.06.2019 – Paris, Olympia (FR)
16.06.2019 – Neuchatel, Festineuch (CH)
28.06.2019 – Audicourt, Festival Rencontres et Racines (FR)
29.06.2019 – Brüssel, Festival Couleur Café (BE)

More TBA

Città tedesche che ospiteranno il film in anteprima:

09.04.2019 – München, Kino City: 13:30h
11.04.2019 – Berlin, Kino Delphi LUX: 12:30h
24.04.2019 – Köln, KinoOFFBroadway: 12:00h
25.04.2019 – Düsseldorf, Kino Atelier: 10:00h
26.04.2019 – Stuttgart, Kino Bollwerk: 10:00h
30.04.2019 – Frankfurt, Kino Cinema: 12:30h
07.05.2019 – Leipzig, Kino Passage: 12:00h
23.05.2019 – Hamburg, Kino Abaton: 10:00h
27.05.2019 – München, Kino City: 13:30h
04.06.2019 – Berlin, Kino Delphi LUX: 10:00h

Chiara Nacchia

Chiara fa parte della famiglia di Sbeberz ormai da qualche anno. Coordinatrice della redazione, autrice di Island Pop e parte dello staff organizzativo di Reggaeradio, sa tutto quello che succede sull'Isola in tempo quasi reale. Dancehall lover to di bone, pseudo germanista e con background in politologia, può essere rintracciata a spasso per Berlino o mentre legge "Tell Me Pastor" sul Jamaica Star online.

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