NETFLEX S03E05 – Il sogno esotico di Childish Gambino

Un film prodotto da Childish Gambino con protagonisti se stesso e Rihanna.

“VENDUTO!”

Questo è quello che ho pensato appena ho saputo dell’esistenza di Guava Island. Poi l’ho guardato…

Parliamoci chiaro: stilisticamente è una bomba. La scelta di girarlo in 4:3 con quel particolare filtro stile diapositiva (mi perdoneranno gli esperti se uso termini a caso ma ci siamo capiti) anche se non è la cosa più originale che abbia mai visto, rimane molto piacevole e contribuisce a calarci nel sogno esotico di Glover. Mi ha davvero ricordato quando, da bambino, mio padre mi mostrava le diapositive di quando viveva in Africa e mi raccontava di quando andava a pesca o di quanto belle fossero le spiagge della Somalia. Da questo punto di vista Guava Island è davvero una bella esperienza: un’esplosione di ritmo e colore che ricorda uno di quei sogni meravigliosi dai quali non vorresti mai svegliarti. Bello eh, ma non c’è nient’altro.

Il film mi è sembrato una sessione di autoerotismo di 55 minuti in cui Childish Gambino non fa altro che dirci quanto sia bello e bravo: grazie, ma no grazie.

Rihanna sembra Monica Bellucci su “Matrix: Reloaded”: una bellissima donna che non dice nulla e non porta nulla sullo schermo oltre alla sua bellezza (Riri ti amo, lo sai); la cosa che mi ha lasciato un po’ basito è che l’incipit è più che promettente: una sequenza animata lunga qualche minuto narrata da Kofi (Rihanna), ci racconta la storia di un paradiso terrestre corrotto dalle malvagie forze del capitalismo e dell’avarizia e di come i due protagonisti si incontrano sulle note della chitarra di Deni (Gambino) il cui sogno è quello di scrivere una canzone che un giorno unirà tutte le persone di Guava ricordando loro la magia del meraviglioso posto in cui vivono.

Con un inizio simile mi aspettavo che il film si concentrasse maggiormente su tematiche tanto interessanti quanto importanti e invece dopo l’intro mi sono dovuto sorbire il nulla cosmico per 50 minuti. La storia è estremamente basilare (e va bene): l’isola di Guava è tenuta in ostaggio da Red, un ricco imprenditore che impone a tutti gli abitanti di lavorare ogni giorno senza mai potersi prendere una pausa. Red è l’incarnazione del sistema capitalistico e Guava è la metafora della società occidentale (o forse del mondo intero, ma in fondo cosa cambia?) schiava del capitale e dalle dinamiche che ne conseguono; in tutto ciò Childish Gambino è praticamente il messia venuto per aprirci gli occhi con la sua musica e spezzare le nostre catene. Un po’ pretenzioso.

Il film, se così si può chiamare, è diretto da Hiro Murai, lo stesso regista del video di “This is America”, pezzo che viene riutilizzato anche in Guava Island in maniera tutto sommato convincente ma che comunque non ha lo stesso impatto dell’originale. Oltre al singolo vincitore del Grammy come miglior canzone dell’anno, la musica di Gambino trova diversi spazi in cui presumibilmente dovrebbe raccontarci qualcosa, il problema è che non lo fa mai. Sembra sempre un’inutile forzatura che stona parecchio con quello che vediamo a schermo. Uno dei problemi maggiori a mio avviso è che Guava Island non è un musical perché non c’è abbastanza musica e non è concepito come tale, non è un lungo video promozionale dei nuovi lavori di Gambino perché non ne ha la struttura né è quello il suo scopo, non è un film, non è un lunghissimo video musicale; in poche parole non si capisce cosa sia.

Certo fa piacere  ascoltare qualche inedito come “Time” o “Die With You” ma purtroppo sembrano un po’ buttati al vento all’interno di una pellicola che in fin dei conti non racconta molto e non vuole nemmeno essere il mezzo con cui presentare questi nuovi singoli.

Forse sono un po’ troppo duro, alla fine non è proprio tutto da buttare e come esperimento potrebbe essere una buona base di partenza per rivitalizzare un settore, quello dei video musicali, forse un po’ saturo rimescolando un po’ le carte in tavola e uscendo dal classico rapporto tra musica e video.

Potete trovare Guava Island su Amazon Prime Video.

Paolo Delly De Cecco

Prolisso nel parlare, pigro nel fare, procrastinatore ma anche pignolo e, soprattutto, caustico. Ama il cinema, i videogiochi, la musica e le persone che hanno davvero qualcosa da dire. Gli piace scrivere. Odia più o meno tutto il resto, quindi se non siete nella lista delle cose che ama, beh... Avete capito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *