Shot#29: Africa Unite presentano In Tempo Reale

Gli Africa Unite non hanno bisogno di presentazioni. Bunna e Madaski, da quasi 40 anni, muovono le fila della band italiana più longeva del genere, con coerenza e apertura alle sperimentazioni. Da una delle tante sperimentazioni e innovazioni è nata la collaborazione con il quintetto d’archi degli Architorti, che dura ormai da molti anni e che ha portato all’inserimento di alcuni elementi di Architorti nella formazione degli Africa. La collaborazione sempre più stretta e un tour nei teatri dal titolo di Offline (che vedeva la collaborazione anche della MM Contemporaru Dance Company), hanno dato vita ad un progetto nuovo, con un suono forse lontano, anche se, come vedremo, non poi così tanto, dal quello che associamo agli Africa Unite.

Il disco sarà presentato dal vivo al Carroponte di Milano il 22 giugno ma intanto lo trovate in free download qui, sul sito degli Africa Unite, quindi scaricatevelo, mettetelo su, e leggetevi cosa ci raccontano Bunna e Madaski sul loro ultimo progetto.

Volevo iniziare questa intervista chiedendovi della produzione del disco, partendo da una citazione di Marco ‘Benz’ Gentile (alla viola negli Architorti e chitarrista degli Africa Unite), che dice: “un disco come questo si poteva realizzare in più modi, il modo che abbiamo scelto è uno dei meno comodi, ma sicuramente il più sincero”.

Allora la produzione è stata abbastanza complessa in effetti, sicuramente inusuale. Diciamo che la prima fase, la stesura delle canzoni, è avvenuta nel solito modo: Bunna si è occupato di costruirsi la parte armonica e melodica, avendo quindi una concezione di base reggae, come se fossero dei brani classici degli Africa. Una volta pronte, melodie e armonie sono state prese in mano dagli Architorti e destrutturato e portato nella dimensione sonora del disco. Quindi ad una genesi classica di un disco degli Africa ha fatto seguito un dirottamento vero e proprio degli Architorti che hanno letto secondo la loro attitudine e il loro modo di suonare quei pezzi. E il lavoro degli Architorti è stato veramente enorme, per questo forse dice poco comodo, perchè loro pur essendo solo un quintetto hanno dovuto moltiplicarsi per riprodurre il suono di un’orchestra.

Questo ci aiuta quindi a rispondere subito a chi sui social ha già scritto che nel disco non c’è reggae.

Sì perchè in effetti il reggae c’è eccome in questo disco, anche se un po’ nascosto da altre sonorità e altri suoni. Posso poi anticipare che stiamo comunque già lavorando ad un progetto nuovo degli Africa Unite che tornerà alle sonorità a cui siamo più legati. Poi questo è stato un progetto entusiasmante che ci ha emozionato e ci è piaciuto fare ma non significa che smettiamo di fare reggae.

Parlando dei testi, in L’Impero del Nord la vostra presa di posizione è molto chiara ed evidente, ma mi ha colpito molto anche una frase di NIN, cui dite “era del dilettantismo eletto a convinzione”. Ci potete dire qualcosa su questi due brani?

I testi di questo album sono stati scritti tutti da Madaski, e in generale gli Africa hanno sempre detto la loro e hanno sempre dichiarato da che parte stanno e in questo particolare periodo storico ci sembrava giusto parlare e prendere posizione. Per la frase in NIN parliamo della nostra era, l’era del dilettantantismo in cui tutti appaiono molto più che essere, che sia nel campo della musica, della politica o del sociale, molti improvvisano ruoli e causano gravi problemi che ci porteremo dietro per anni e anni. C’è una grave mancanza di professionalità e cultura che sta dilagando in maniera devastante e da lì c’è la  conseguente ascesa di uomini ed imperi che danno un’ immagine di presunta forza ma sono poco più che assassini senza scrupoli, solo attenti al loro tornaconto ed al gioco devastante di potere che hanno messo in pista. Anche nel mondo della musica si sta vivendo un momento molto particolare in cui per assurdo cose che a noi sembrano quasi dilettantistiche, povere sia dal punto di vista musicale che dei contenuti, sono diventate popolari, funzionano. Quasi come se fosse più importante apparire e riuscire a vendere piuttosto che fare della musica di qualità.

In La Morsa del Ragno, riprendete un tema già affrontato in Il Punto di Partenza, quello della rete e dell’apparenza, e attaccate chiaramente alcuni bersagli. Ci potete dire qualcosa di più su questo pezzo?

Il discorso è in qualche modo similare a quanto detto per NIN, la rete nelle sue estensioni social rischia di imbrigliarci in una marea di messaggi e notizie create apposta per il nostro controllo, è un ragno immobile, predatore amabile, che stritola e fa sparire la sua preda, la avvolge e la colpisce sino a distruggerla completamente. I testi sono abbastanza espliciti, non ripetiamo i nomi, è un sistema ormai troppo diffuso, quello del lasciarsi influenzare ed abbandonare la nostra capacità critica, che va combattuto con ogni sforzo. Ci piacerebbe che In Tempo Reale aiutasse, almeno qualcuno, a porsi qualche dubbio.

Questo è il secondo album che mettete online in free download sul vostro sito. Perchè e come sta andando?

Sì guarda, in generale ci sembra importante in questo momento storico che la musica circoli liberamente il più possibile. In più ovviamente è molto difficile (a meno che tu non sia Ghali o Sfera Ebbasta) vivere della vendita dei dischi. La nostra dimensione come band e anche la nostra risorsa economica principale alla fine sono i live e quindi avere il disco in free download è anche un modo per invogliare chi ci segue a venire a sentirci dal vivo, secondo il principio per cui se una musica piace poi si è più interessati a sentirla suonata dal vivo. Nei primi giorni tre-quattro giorni abbiamo avuto circa 4000 download, che alla fine per noi è un buon numero anche perchè se ci pensi anche lo stesso free download è una cosa ormai superata nell’epoca di Spotify e della musica accessibile online.  Con Il Punto di Partenza alla fine eravamo arrivati a circa 60.000 download, che per noi è anche un segnale di apprezzamento e fiducia alla band, e ci sembra la dimensione giusta per noi.

Federico Di Puma

Federico Di Puma è nato a Milano nel 1988. Ha una laurea in Storia Indiana e negli ultimi tre anni ha passato almeno tre mesi in India ogni anno. Compra spesso dischi di artisti che non ha mai sentito nominare, qualcuno di questi a volte è addirittura bello.

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